20 settembre 1918: Stimmatizzazione di Padre Pio

crocifissoDalla lettera di Padre Pio a Padre Benedetto il 22.10.1918

“Era la mattina del 20 dello scorso mese in coro, dopo la celebrazione della santa messa, allorchè venni sorpreso dal riposo, simile ad un dolce sonno.

Tutti i sensi interni ed esterni, non che le stesse facoltà dell’anima si trovarono in una quiete indescrivibile. In tutto questo vi fu un totale silenzio intorno  a me e dentro di me; vi subentrò subito una gran pace ed abbandono alla completa privazione del tutto e una posa nella stessa rovina.

Tutto questo avvenne in un baleno. E mentre tutto questo si andava operando, mi vidi dinanzi un misterioso personaggio, simile a quello visto la sera del 5 agosto, che differenziava in questo solamente che aveva le mani ed i piedi ed il costato che grondava sangue. 

La sua vista mi atterrisce; ciò che sentivo in quell’istante in me non saprei dirvelo. Mi sentivo morire e sarei morto se il Signore non fosse intervenuto a sostenere il cuore, il quale me lo sentivo sbalzare dal petto. La vista del personaggio si ritira ed io mi avvidi che mani, piedi e costato erano traforati e grondavano sangue. Immaginate lo strazio che esperimentai allora e che vado esperimentando continuamente quasi tutti i giorni. La ferita del cuore gitta assiduamente del sangue, specie dal giovedì a sera sino al sabato.

Padre mio, io muoio di dolore per lo strazio e per la confusione susseguente che io provo nell’intimo dell’anima. Temo di morire dissanguato, se il Signore non ascolta i gemiti el mio povero cuore e col ritirare da me questa operazione. Mi farà questa grazia Gesù che è tanto buono?Toglierà almeno da me questa confusione che io esperimento per questi segni esterni?

Innalzerò forte la mia voce a lui e non desisterò dal scongiurarlo, affinchè per sua misericordia  ritiri da me non lo strazio, non il dolore perché lo veggo impossibile ed io sento di volermi inebriare di dolore, ma questi segni esterni che mi sono di una confusione e di una umiliazione indescrivibile ed insostenibile.”

(Epist. I, p.1093 – 1094)