Beato Transito di S. Francesco

Dalla Leggenda Maggiore di S. Bonaventura, cap. XIV

5. Finalmente, avvicinandosi il momento del suo transito, fece chiamare intorno a sé tutti i frati del luogo e, consolandoli della sua morte con espressioni carezzevoli li esortò con paterno affetto all’amore di Dio.
Si diffuse a parlare sulla necessita di conservare la pazienza, la povertà, la fedeltà alla santa Chiesa romana, ma ponendo sopra tutte le altre norme il santo Vangelo.

Mentre tutti i frati stavano intorno a lui, stese sopra di loro le mani, intrecciando le braccia in forma di croce (giacché aveva sempre amato questo segno) e benedisse tutti i frati, presenti e assenti, nella potenza e nel nome del Crocifisso.
Inoltre aggiunse ancora: “ State saldi, o figli tutti, nel timore del Signore e perseverate sempre in esso! E, poiché sta per venire la tentazione e la tribolazione, beati coloro che persevereranno nel cammino iniziato! Quanto a me, mi affretto verso Dio e vi affido tutti alla Sua grazia! ”. Terminata questa dolce ammonizione, I’uomo a Dio carissimo comandò che gli portassero il libro dei Vangeli e chiese che gli leggessero il passo di Giovanni, che incomincia: “ Prima della festa di Pasqua… ”.

transitofrEgli, poi. come poté, proruppe nell’esclamazione del salmo: “ Con la mia voce al Signore io grido, con la mia voce il Signore io supplico ” e lo recitò fin al versetto finale: “ Mi attendono i giusti, per il momento in cui mi darai la ricompensa ”.

6. Quando, infine, si furono compiuti in lui tutti i misteri, quell’anima santissima, sciolta dal corpo, fu sommersa nell’abisso della chiarità divina e l’uomo beato s’addormentò nel Signore. Uno dei suoi frati e discepoli vide quell’anima beata, in forma di stella fulgentissima, sollevarsi su una candida nuvoletta al di sopra di molte acque e penetrare diritta in cielo: nitidissima, per il candore della santità eccelsa e ricolma di celeste sapienza e di grazia, per le quali il Santo meritò di entrare nel luogo della luce e della pace, dove con Cristo riposa senza fine.

Era, allora, ministro dei frati della Terra di Lavoro frate Agostino, uomo davvero di grande santità. Costui, che si trovava ormai in fin di vita e aveva perso ormai da tempo la parola, improvvisamente fu sentito dagli astanti esclamare: “ Aspettami, Padre, aspettami. Ecco sto già venendo con te! ”.

I frati gli chiesero, stupiti, con chi stesse parlando con tanta vivacità. Egli rispose: “ Non vedete il nostro padre Francesco, che sta andando in cielo? ”; e immediatamente la sua anima santa, migrando dal corpo, seguì il padre santissimo.