Chi cerchi? (Gv. 20,15)

– Cerco il mio Signore! –
Non ha detto: “cerco Gesù!”.
Non si tratta d’un mio parente terreno.
Non si tratta solo di un amico,
o di qualche persona di questo mondo
che mi ha amato
o mi ha fatto del bene.
Cerco “il mio Signore”.
Colui che è morto per me, per te
e per tutti gli uomini del mondo.
Colui che ha amato i suoi nemici,
e anche quelli che l’hanno ucciso.
È il mio e tuo Creatore.
È il mio e tuo Redentore.
È il mio e tuo Signore.
Stretta dalla morsa dell’angoscia
che la va consumando,
la donna risponde alla domanda;
ma l’interlocutore a lei non importa più di tanto.
Non chiede: chi sei? Che ci fai qui?
Un’ipotesi, anzi peggio, un sospetto
le balena per la mente:
forse è l’ortolano di qui!
Che non l’abbia trafugato lui?
A quale scopo? Non importa!
– Se l’hai portato via tu, dimmelo;
io andrò a prenderlo! – (cfr Gv 20, 15).
Fragile donna, gigantesca volontà!
Basta! La prova oltre questo punto,
potrebbe ucciderla.
– Maria!… –
– Rabbunì! – (Gv 20, 16).
Maria, è la donna rinata dall’amore
e quasi uccisa dal dolore…
Riconosce il timbro della voce!
Ora è certa! È lui! È vivo!
È uscito dalla tomba
perché è l’Uomo – Dio.
Non è un morto!
È vivo … la mia vita!

P. G. Alimonti, I colori del vespro, vol. 2, pp. 152-3