Di angelici costumi

Il 13 settembre 1911 il M. Rev. Padre Benedetto da San Marco in Lamis Ministro Provinciale, scrive una lettera
al Ministro Generale dei Cappuccini, dove definisce Padre Pio: “Un giovane sacerdote di angelici costumi”.
Le ragioni della lettera sono due: una gioia da comunicare e la richiesta di un consiglio. La lettera rivela ad ogni passo il profondo imbarazzo del Padre Provinciale.
Le notizie del “giovane sacerdote” sono straordinarie ed egli ha difficoltà a spiegare, perciò si limita all’essenziale.
Il consiglio: lasciarlo ancora nel suo paese, dove si trova per motivi di salute, o dargli ordine di rientrare in convento?
Infatti la permanenza a Pietrelcina si va trasformando per San Pio in un calvario.
La lettera è scritta in San Marco la Catola.
“Rev.mo Padre Generale … le dò una gioia e le chiedo un consiglio.
Un giovane sacerdote di angelici costumi e che posso affermare, per intima scienza, aver conservata l’innocenza
battesimale, dacché vestì l’abito andò crescendo nelle vie del Signore.
Fu in questo convento nove mesi a studiare filosofia e secondo l’uso di allora dipendeva da me nella direzione spirituale; da quel tempo volle che io o nelle occasioni di incontro, o per lettera non gli negassi l’accennata direzione.
Per dirle qualche cosa del suo fervore, le manifesto che in un certo periodo delle sue mistiche ascensioni fu
tale il pianto sulla Passione di Nostro Signore e sì a lungo che si temè perdesse la vista.
Chiese anche di partecipare ai dolori del Salvatore e fu esaudito in modo ineffabile. Emicrania ribelle a qualunque
rimedio ed un malessere inesplicabile per ogni dottore anche celebre nell’arte salutare, furono a tormentarlo insieme a pene profonde di spirito.
Si sospettò che fosse colpito da tisi e i medici gli ordinarono di respirare l’aria nativa, specialmente quando un vomito irrefrenabile non gli permetteva di reggere neppure un cucchiaio di brodo per giorni e giorni.
Spinto sempre da me a rivelarmi bene ogni cosa dell’anima sua (già conservo una buona collezione di lettere) ultimamente mi manifestava “con sua incredibile vergogna” che il Signore gli ha donato il suggello della
sua predilezione, facendogli sentire sulle mani e sui piedi dolori acuti sul centro di certe piaghe rosse e visibili comparse in quelle estremità.
Questa la gioia; adesso il consiglio.
Mandato a respirare l’aria nativa come dissi sopra, per tre volte fu richiamato in qualcuno dei nostri Conventi e per altrettante volte dové uscirne suo malgrado e per ordine stretto dei medici.
Trovasi ancora fuori e mi duole l’animo che il fatto debba andare così.
Compreso bene essere stato questo fin’ora il volere espresso di Dio, vorrei chiamarlo nel chiostro in tutti i modi e insorge lo scrupolo che ciò sia colpevole. Lei che ne dice?
Preghi adesso più che mai per me e mi benedica in modo speciale perché sento che la croce si va così aggravando sulle mie spalle da prevedere di non poterne più”.

Padre Benedetto intuisce l’avvicinarsi di bufere su Padre Pio e sulla Provincia monastica.
Egli conosce le virtù di Padre Pio ed anche i segni straordinari che Dio va compiendo in lui.
Dice di conservare già una buona collezione di lettere che riceve da Padre Pio in qualità di Direttore spirituale.
La notizia di Padre Pio scuoterà non solo la Provincia ma la Chiesa e il mondo intero.
L’inferno si scatenerà con violenza inaudita.
La battaglia sarà lunga e terribile, ma alla fine la vittoria sarà del bene e della verità.
Padre Pio sarà un crocifisso vivente per cinquant’anni e la suprema autorità della Chiesa dichiarerà alla fine la sua eroica santità.
I confratelli come Padre Benedetto, Padre Agostino e tanti altri, che lo sostennero con l’affetto e con la preghiera, potranno assistere solo dal cielo al trionfo della verità e lì con gli Angeli e i Santi, con Gesù e la Mammina l’accoglieranno nella gloria.

P. G. Alimonti OFM cap, Raggi di sole, Vol. 1, pp 15-16-17-18