12 maggio – Il miracolo della pioggia

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L’apparizione della Madonna dei Sette Dolori risale alla fine del XVI secolo o agli inizi del XVII secolo. Nel luogo ove sorge l’attuale Santuario, oggi Largo Madonna, vi era una folta foresta di querce dove spesso i contadini conducevano al pascolo il loro gregge. in un giorno imprecisato, in mezzo ai cespugli, “apparve”, dipinta su una pietra, la scena della Deposizione dalla Croce: la Madonna, con sette spade conficcate nel cuore e sulle ginocchia il corpo esanime del Figlio Gesù. Ad un primo smarrimento, seguì la certezza che si trattava di un evento straordinario per cui fu deciso di portare l’immagine in una modesta cappella (luogo abituale di culto) sita in Colle Ruscitelli (odierna contrada De Jacobis), ove, dietro consultazioni, era stato stabilito di erigere una chiesa. Ma il mattino successivo si verificò un nuovo e strabiliante evento. Infatti, ai molti curiosi recatisi sul luogo dell’apparizione per rendersi conto dell’accaduto, l’immagine appariva nel suo posto primitivo, nnela identica posizione del giorno avanti. Si credette ad uno scherzo e pertanto, a sera, il dipinto fu ricollocato al suo posto nella cappella. L’indomani, però, ci si trovò di fronte allo stesso fatto prodigioso.

L’immagine fu ricondotta di nuovo nella cappella e furono prese più sicure e severe precauzioni, ispezionando ogni angolo, assicurando per bene porte e finestre e ponendovi una guardia notturna. Mafu tutto vano: gli attenti guardiani, al mattino. insieme a tutto il popolo, dovettero constatare il misterioso ritorno dell’immagine nel luogo primitivo. Ed era evidente il segno della predilezione della Madonna verso quel luogo. In breve tempo fu eretta una cappella con un altare su cui posero l’immagine. Vi eressero una cupola dove sistemarono una campana, che fu successivamente (1888) collocata sull’odierna torre campanaria e precisamente nel finestrone rivolto verso il mare. Il 26 novembre 1665 (giorno in cui si tenne il primo battesimo) fu istutita dal Vescovo Raffaele Esuberanzio la Parrocchia con il titolo “Santa Maria dei Sette Dolori”. In seguito fu progettato e realizzato un nuovo e più grande Santuario che, probabilmente, ha iglobato la primitiva e piccola cappella. L’attuale Santuario venne consacrato ufficialmente il 30 maggio 1757 dal Vescovo di Penne e Atri, Mons. Gennaro Fezzelli.

Il miracolo della pioggia

Un nuovo e singolare fatto contribuì a sviluppare la devozione, già tanto viva, verso la Madonna dei Sette Dolori: per la siccità che impersava sulle campagne della zona, i fedeli invocarono l’intercessione di Maria, la cui immagine prodigiosa fu portata i processione per alcuni giorni. Il 12 maggio, mentre si dirigeva verso il mare, piovve abbondantemente ed i raccolti furono salvi. Ogni anno, a ricordo della benefica acqua ottenuta per intercessione della Madonna, il 12 maggio si celebra la giornata del ringraziamento.

Affidamento ai frati cappuccini

Il 20 giugno 1948 l’Arciprete Jacone rinuncia al suo incarico di Parroco e Mons. Vincenzo Gremini, allora Vescovo di Teramo ed amministratore Apostolico di Penne ed Atri, consegnava la nomina di Vicario-Economo a Padre Alberto Mileno da Vasto. L’8 dicembre 1948 il Santuario veniva affidato dalla Santa Sede all’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, ed il 6 marzo 1949 Padre Alberto da Vasto fu nominato Parroco della “Parrocchia della Madonna dei Sette Dolori”, anno in cui Mons. Benedetto Falcucci divenne primo vescovo della nuova Diocesi di Penne-Pescara.

Elevazione del santuario a basilica

Il 3 dicembre 1952 il Santo Padre Pio XII proclamava in perpetuo la Madonna dei Sette Dolori celeste Patrona della Diocesi di Penne-Pescara.

Desiderando che questo Santuario mariano accrescesse la sua importanza, per poterne propagare di più il culto, dietro istanza del Vescovo Benedetto Falcucci prima, e per interessamento dell’Arcivescovo Antonio Jannucci poi, con decreto del 16 gennaio 1959 del Santo Padre Giovanni XXIII, si eleva la chiesa, consacrata a Dio in onore della Beata Vergine Maria dei Sette Dolori, alla dignità di Basilica Minore.