La Basilica

Piace immaginare che Francesco dica ai popoli di tutto il mondo che hanno concorso ad edificare
questo capolavoro d’arte sacra in suo onore: con questa Basilica avete innalzato un grandioso
monumento alla mia santità. Ve ne ringrazio, ma non dimenticate che io stimo, ancor più grande
monumento alla mia santità, la vostra santità. Questo desiderio è il mio testamento, scritto col
sangue delle mie ferite per i miei figli e per tutti gli uomini.
Questo Papa, che aveva sommamente amato Francesco mentre ancora viveva, non soltanto l’onorò
mirabilmente iscrivendolo nei coro dei Santi, ma fece erigere a gloria di lui una chiesa, ponendone
in persona la prima pietra, e poi arricchendola con sacri donativi e ornati preziosissimi. A due anni
dalla canonizzazione, il corpo di san Francesco, tolto dal luogo dov’era stato tumulato prima, fu
solennemente trasferito a questa nuova chiesa (Tre Comp. XVIII, 72 FF. 1486).

La Basilica

Splendida tu sorgesti a cantar gloria
e narri nei color la vita mia.
Dopo San Giorgio, le mie spoglie avesti. (l)
Della città mia simbolo tu sei.

T’edificò il concorso universale,
significando “grazie” per 1’amore,
che mi bruciò nei cuor per tutti i cuori,
messaggio senza tempo, né confine.

E come a dar più gloria al mio Signore,
permisi di celare i resti miei.
E piacque al Ciel, che là dov’io quattr’anni
attesi, Chiara dopo riposasse.

Son circondato ancora dai più cari
figli miei e Frate Jacopa con noi.
Una solerte lampada risplende:
1’Italia mia m’onora, qual suo faro!

Di te, già bella, fecero sublime
sacrario d’arte Giotto e Cimabue
ed altri geni ancora, in un, tessendo,
Cristo, Maria, me e tutto il Regno santo.

Tanto splendor non e il trionfo mio
più grande, ma 1’amore e povertà,
che a tutti voi lasciai per testamento
scritto col sangue delle mie ferite.

II Padre sempre supplico e il suo Figlio
che “Pace e Bene” agli uomini concedano.
Nell’unità lo Spirito v’abbracci
e alla celeste gloria vi conduca.

P. G. Alimonti OFM cap, Ritratto Francescano, vol. 2, p 58