Omelia 2-7-17

Gesù rendici fedeli alla tua parola e alla tua grazia

XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
Anno A

Chi accoglie voi accoglie me

Due sono i temi presentati alla riflessione dalla parola di Dio questa domenica: le condizioni del seguire Gesù: distacco, croce, disponibilità totale (prima parte del vangelo); il tema dell’accoglienza e dell’ospitalità (seconda parte del vangelo).

Seguire Cristo è accettare la croce
Nella lettera ai Romani Paolo non descrive soltanto un rito sacramentale: il gesto del rito è segno e iniziazione ad uno stato di esistenza battesimale. Il cristiano prolunga, in ogni momento della sua vita, il significato e la realtà del battesimo, nel dinamismo pasquale di morte-risurrezione. Egli muore, ogni momento, al peccato, all’egoismo, alla carne, all’uomo vecchio, per risorgere alla vita nuova di amore e di grazia, allo Spirito, all’uomo nuovo. Alla base dell’esistenza cristiana c’è, quindi, una tensione dialettica, un conflitto tra un alle esigenze della grazia, agli appelli incessanti dello Spirito, e un no alle seduzioni della carne, al peso dell’egoismo e della pigrizia. E tutto questo è croce. Prendere la croce, operare dolorosi distacchi, perdere la propria vita (vangelo), sono sinonimi di morte al peccato e di apertura agli appelli della grazia. Il cristianesimo « pasquale» non è sinonimo di facilità e di fuga dalla sofferenza. Lo splendore del mattino di Pasqua è sempre preceduto dalle tenebre del Venerdì santo… Per seguire Gesù bisogna passare inevitabilmente per la via stretta. Ma è solo percorrendo questa via che si giunge alla vita, come soltanto chi avrà gettato la sua vita per Cristo la ritroverà.
Come l’accettazione della croce è condizione essenziale per seguire il Signore, così accogliere gli altri (siano gli apostoli, come i poveri e i piccoli) con generosa ospitalità, è segno di fedeltà al comandamento nuovo dell’amore fraterno senza frontiere. Non solo l’accoglienza del compagno, del familiare o dell’amico — i pagani non fanno forse altrettanto? — ma l’accoglienza del forestiero, del lontano, del povero, di colui che non può ricambiare. Un’accoglienza che invita alla rinuncia, alla disponibilità, alla gratuità, perché vede nell’ospite, nel forestiero, nel povero specialmente, il divino Forestiero che non ha una pietra dove posare il capo (Mt 8,20). Nell’affamato, nell’assetato, nel pellegrino, nell’ignudo, nell’ammalato, nel prigioniero.., è sempre Gesù che bussa alla porta del cristiano e chiede ospitalità e aiuto (Mt 25,35-36).

Accoglienza fatta di dialogo e di simpatia
Ma l’accoglienza e l’ascolto si manifestano e ci interpellano anche in altre situazioni: nell’attenzione all’altro, nella capacità di dialogo, nello sforzo di « comprendere » le ragioni dell’altro.
E’ un atteggiamento, una disposizione di fondo che sa accogliere senza spirito ipercritico, senza animo diffidente e sospettoso, ma con attenzione ed amore i gesti e gli interventi del Magistero, anche se ne vediamo i limiti o gli aspetti manchevoli; sa ascoltare e « non spegnere » lo Spirito che si manifesta in certi movimenti ecclesiali, che anima gruppi e istituzioni dei quali non condividiamo le scelte o i metodi; fa più assegnamento sulle persone che sull’organizzazione e sull’istituzione.

Ospitalità: misura dei nostro cristianesimo
Presso gli antichi l’ospitalità era sacra. Ancora oggi, presso i popoli poveri, l’ospite è accolto e rispettato con spontaneità ed umanità. I poveri si aiutano e spartiscono volentieri il poco che hanno. Oggi, specialmente nei paesi ricchi ed opulenti dell’Occidente, lo straniero è considerato come un intruso; l’ospitalità si pratica ancora, ma condizionata dall’interesse; è diventata un’industria, una sorgente di guadagno. Il turista è ricevuto perché porta valuta pregiata e quindi ricchezza.
Anche i lavoratori stranieri, gli immigrati da altre regioni della stessa nazione trovano posto nella nostra società in quanto forniscono la mano d’opera di cui si ha bisogno. Ma più che « accolti » sono spesso « sopportati » come un male necessario, come uno scotto da pagare. In molti casi vivono in ghetti, in situazioni infraumane, con condizioni di lavoro spesso ingiuste. E quando la loro presenza comincia a mettere in pericolo la sicurezza delle regioni ospitanti, o compromette i privilegi acquisiti, allora lo straniero viene riaccompagnato alla frontiera…
Comunque resta vero (e per i cristiani dev’essere un motivo di un serio esame di coscienza!) che l’ospitalità, il senso dell’accoglienza, è uno dei segni per misurare la reale fedeltà al vangelo delle nostre comunità cristiane. Le manifestazioni xenofobe, i gesti di intolleranza nei confronti degli stranieri rivelano il volto anticristiano e antievangelico di comunità apparentemente cristiane e praticanti.

Noi predichiamo Cristo a tutta la terra

Dai «Discorsi» di Paolo VI, papa  (Manila, 29 novembre 1970)
«Guai a me se non predicassi il Vangelo!» (1 Cor 9, 16). Io sono mandato da lui, da Cristo stesso per questo. Io sono apostolo, io sono testimone. Quanto più è lontana la meta, quanto più difficile è la mia missione, tanto più urgente è l’amore che a ciò mi spinge. Io devo confessare il suo nome: Gesù è il Cristo, Figlio di Dio vivo (cfr. Mt 16, 16). Egli è il rivelatore di Dio invisibile, è il primogenito d’ogni creatura (cfr. Col 1, 15). E’ il fondamento d’ogni cosa (cfr. Col 1, 12). Egli è il Maestro dell’umanità, e il Redentore. Egli è nato, è morto, è risorto per noi. Egli è il centro della storia e del mondo. Egli è colui che ci conosce e che ci ama. Egli è il compagno e l’amico della nostra vita. Egli è l’uomo del dolore e della speranza. E’ colui che deve venire e che deve un giorno essere il nostro giudice e, come noi speriamo, la pienezza eterna della nostra esistenza, la nostra felicità. Io non finirei più di parlare di lui. Egli è la luce, è la verità, anzi egli è «la via, la verità, la vita» (Gv 14, 6). Egli è il pane, la fonte d’acqua viva per la nostra fame e per la nostra sete, egli è il pastore, la nostra guida, il nostro esempio, il nostro conforto, il nostro fratello. Come noi, e più di noi, egli è stato piccolo, povero, umiliato, lavoratore e paziente nella sofferenza. Per noi egli ha parlato, ha compiuto miracoli, ha fondato un regno nuovo, dove i poveri sono beati, dove la pace è principio di convivenza, dove i puri di cuore e i piangenti sono esaltati e consolati, dove quelli che aspirano alla giustizia sono rivendicati, dove i peccatori possono essere perdonati, dove tutti sono fratelli.
Gesù Cristo: voi ne avete sentito parlare, anzi voi, la maggior parte certamente, siete già suoi, siete cristiani. Ebbene, a voi cristiani io ripeto il suo nome, a tutti io lo annunzio: Gesù Cristo è il principio e la fine; l’alfa e l’omega. Egli è il re del nuovo mondo. Egli è il segreto della storia. Egli è la chiave dei nostri destini. Egli è il mediatore, il ponte fra la terra e il cielo; egli è per antonomasia il Figlio dell’uomo, perché egli è il Figlio di Dio, eterno, infinito; è il Figlio di Maria, la benedetta fra tutte le donne, sua madre nella carne, madre nostra nella partecipazione allo Spirito del Corpo mistico.
Gesù Cristo! Ricordate: questo è il nostro perenne annunzio, è la voce che noi facciamo risuonare per tutta la terra, e per tutti i secoli dei secoli.

LITURGIA DELLA PAROLA

Prima Lettura  2 Re 4,8-11.14-16a
Costui è un uomo di Dio, un santo; rimanga qui.

Dal secondo libro del Re.
Un giorno Eliseo passava per Sunem, ove c’era una donna facoltosa, che l’invitò con insistenza a tavola. In seguito, tutte le volte che passava, si fermava a mangiare da lei. Essa disse al marito: «Io so che è un uomo di Dio, un santo, colui che passa sempre da noi. Prepariamogli una piccola camera al piano di sopra, in muratura, mettiamoci un letto, un tavolo, una sedia e una lampada, sì che, venendo da noi, vi si possa ritirare».
Recatosi egli un giorno là, si ritirò nella camera e vi si coricò.
Eliseo chiese a Giezi suo servo: «Che cosa si può fare per questa donna?». Il servo disse: «Purtroppo essa non ha figli e suo marito è vecchio». Eliseo disse: «Chiamala!». La chiamò; essa si fermò sulla porta. Allora disse: «L’anno prossimo, in questa stessa stagione, tu terrai in braccio un figlio».
 
Salmo Responsoriale
  Dal Salmo 88
Canterò per sempre la tua misericordia.

Canterò senza fine le grazie del Signore,
con la mia bocca annunzierò la tua fedeltà nei secoli,
perché hai detto: «La mia grazia rimane per sempre» ;
la tua fedeltà è fondata nei cieli.

Beato il popolo che ti sa acclamare
e cammina, o Signore, alla luce del tuo volto:
esulta tutto il giorno nel tuo nome,
nella tua giustizia trova la sua gloria.

Perché tu sei il vanto della sua forza
e con il tuo favore innalzi la nostra potenza.
Perché del Signore è il nostro scudo,
il nostro re, del Santo d’Israele.

Seconda Lettura   Rm 6, 3-4. 8-11
Per mezzo del battesimo siamo stati sepolti insieme a Cristo nella morte,
perché possiamo camminare in una vita nuova.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Fratelli, quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte. Per mezzo del battesimo siamo dunque stati sepolti insieme a lui nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova.
Ma se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui, sapendo che Cristo risuscitato dai morti non muore più; la morte non ha più potere su di lui. 
Per quanto riguarda la sua morte, egli morì al peccato una volta per tutte; ora invece per il fatto che egli vive, vive per Dio.
Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù. 

Canto al Vangelo
  1 Pt 2,9
Alleluia, alleluia.

Voi siete stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa;
proclamate le grandezze di Dio, che vi ha chiamato
dalle tenebre all’ammirabile sua luce.
Alleluia.

   
Vangelo
   Mt 10, 37-42
Chi non prende la sua croce e non mi segue non è degno di me.
Chi accoglie voi, accoglie me.

Dal vangelo secondo Matteo.
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me.
Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà.
Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
Chi accoglie un profeta come profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto come giusto, avrà la ricompensa del giusto.
E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».