Messa quotidiana

Omelia 21-8-16

Spirito Santo guida i nostri passi

XXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Una porta stretta per entrare nel regno

Quando qualcuno ci ama veramente e ci parla chiamandoci per nome, scopriamo noi stessi e non siamo più soli. La vittoria sulla solitudine genera la gioia: allora vivere è una festa.
Il regno di Dio è comunione, per questo il suo avvento inaugura un tempo di gioia. E una festa senza tramonto perché è definitiva. E una festa a cui tutti gli uomini sono invitati.

Il  regno di Dio, una festa a cui tutti sono invitati
La verità della comunione ci vuole assieme attorno ad una mensa, nell’allegria di una cena, nell’abbondanza di un banchetto. La gioia di essere insieme ci conduce a un pasto comune, a una condivisione che significhi quello che siamo. Il regno è simboleggiato da un banchetto, un luogo d’incontro e di comunione. Ci è offerto, siamo invitati, ma ci dobbiamo andare. E un dono gratuito: ma deve essere accolto.
Il  popolo d’Israele credeva, per la sua storia e per il suo passato, di essere privilegiato e di poter godere incondizionatamente di questo invito. Il profeta che legge in profondità gli avvenimenti, riconosce che il privilegio non è né incondizionato né esclusivo. Gli uomini stanno di fronte a Dio come un’unica e sola umanità. Dall’incontro con lui non è escluso nessun popolo, nessun uomo. Tutti sono fratelli perché un rapporto radicale li lega al medesimo Padre.
Il  privilegio di Israele aveva questo significato: proclamare a tutti gli uomini che non è l’unità di origine che fonda l’uguaglianza tra gli uomini, non l’appartenenza a una razza o a una classe che giustifica una ricchezza o una libertà. Tutti gli uomini devono avere le stesse possibilità perché tutti hanno un’identica mèta: incontrarsi col Padre, contemplare la stessa gloria, e quindi operare una convergenza e una uguaglianza universali (prima lettura).

L’appartenenza al popolo di Dio non è un privilegio per noi, ma un servizio per gli altri
Un identico invito rivolto da Dio a tutti gli uomini e alle stesse condizioni per rispondervi è il principio di una nuova uguaglianza e di nuovi rapporti fra gli uomini. Tutti dobbiamo arrivare nel regno, entrare nella casa del Padre, sedere alla stessa mensa. Tutti ci muoviamo nella storia verso un medesimo futuro, una medesima terra promessa. Se c’è una sola mèta, c’è anche una sola porta d’ingresso.
L’universalismo intravisto dai profeti viene portato a pienezza da Gesù. Per i suoi connazionali, chiusi nel privilegio, egli presenta la parabola della porta stretta. Sta per nascere un mondo nuovo, in cui Giudei e pagani si troveranno insieme alla stessa tavola, perché l’impurità dei pagani, che vietava ai Giudei di mettersi a tavola con loro, è definitivamente cancellata. La selezione alla porta del banchetto non consisterà nella separazione di Israele dai pagani, ma nella scelta di chi avrà risposto all’invito con sollecitudine e di chi avrà praticato la giustizia, chiunque esso sia.

La porta stretta della donazione della vita
Gesù con la sua risurrezione è il primo invitato, è entrato e si è già assiso al banchetto; è il primo che ha conquistato il regno. Questa è la verifica che l’invito del Padre è reale e veramente ci aspetta tutti. Cristo con la sua morte ha dimostrato che l’entrata nel regno non è un privilegio per nessuno. L’invito è per tutti. Ora siamo veramente tutti uguali.
Ma la morte è anche il modo con cui egli è entrato: è la porta stretta. Solo chi avrà donato la vita come Gesù potrà entrare nella sala e sedere al banchetto.
La tradizione, la parentela non gioveranno per sé alla salvezza e neppure le parole, la cultura o l’appartenenza alla Chiesa. Sarà solo l’impegno per la costruzione di un mondo che sia visibilmente la concreta realtà del regno.
L’impegno per realizzare una comunione fa scoprire il volto di chi mi siede vicino o davanti alla mensa del regno. Una cultura cristiana forse lo rendeva meno chiaro e sovente gratificava automaticamente di salvezza facendo dei battezzati gli appartenenti al regno, com’era per gli Ebrei l’appartenenza alla stirpe di Abramo. L’invito al banchetto ha per tutti una sola risposta: donare la vita sull’esempio di Cristo.

Speranza in un nuovo mondo migliore

Dalla Costituzione pastorale «Gaudium et spes» del Concilio ecumenico Vaticano II sulla Chiesa e il mondo contemporaneo  (Nn. 39)
Ignoriamo il tempo in cui avranno fine la terra e l’umanità, e non sappiamo il modo con cui sarà trasformato l’universo. Passa certamente l’aspetto di questo mondo, deformato dal peccato. Sappiamo, però, dalla rivelazione che Dio prepara una nuova abitazione e una terra nuova, in cui abita la giustizia, e la cui felicità sazierà sovrabbondantemente tutti i desideri di pace che salgono nel cuore degli uomini. Allora, vinta la morte, i figli di Dio saranno risuscitati in Cristo, e ciò che fu seminato nella debolezza e nella corruzione rivestirà l’incorruzione: e restando la carità con i suoi frutti, saranno liberate dalla schiavitù del male tutte quelle creature, che Dio ha fatto appunto per l’uomo.
Certo, siamo avvertiti che non giova nulla all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde se stesso. Tuttavia l’attesa di una terra nuova non deve indebolire, bensì piuttosto stimolare la sollecitudine nel lavoro relativo alla terra presente, dove cresce quel corpo dell’umanità nuova che già riesce a offrire una certa prefigurazione di quello che sarà il mondo nuovo. Pertanto, benché si debba accuratamente distinguere il progresso terreno dallo sviluppo del regno di Cristo, tuttavia, nella misura in cui può contribuire a meglio ordinare l’umana società, tale progresso è di grande importanza per il regno di Dio.
E infatti, i beni, quali la dignità dell’uomo, la fraternità e la libertà, e cioè tutti i buoni frutti della natura e della nostra operosità, dopo che li avremo diffusi sulla terra nello Spirito del Signore e secondo il suo precetto, li ritroveremo poi di nuovo, ma purificati da ogni macchia, illuminati e trasfigurati, allorquando il Cristo rimetterà al Padre il regno eterno e universale: «che è regno di verità e di vita, regno di santità e di grazia, regno di giustizia, di amore e di pace». Qui sulla terra il regno è già presente, in mistero; ma, con la venuta del Signore, giungerà a perfezione.

 

LITURGIA DELLA PAROLA

Prima Lettura  Is 66, 18-21
Ricondurranno tutti i vostri fratelli da tutte le genti.

Dal libro del profeta Isaia
Così dice il Signore:
«Io verrò a radunare tutte le genti e tutte le lingue; essi verranno e vedranno la mia gloria.
Io porrò in essi un segno e manderò i loro superstiti alle popolazioni di Tarsis, Put, Lud, Mesec, Ros, Tubal e Iavan, alle isole lontane che non hanno udito parlare di me e non hanno visto la mia gloria; essi annunceranno la mia gloria alle genti.
Ricondurranno tutti i vostri fratelli da tutte le genti come offerta al Signore, su cavalli, su carri, su portantine, su muli, su dromedari, al mio santo monte di Gerusalemme – dice il Signore –, come i figli d’Israele portano l’offerta in vasi puri nel tempio del Signore.
Anche tra loro mi prenderò sacerdoti levìti, dice il Signore».

Salmo Responsoriale
  Dal Salmo 116
Tutti i popoli vedranno la gloria del Signore.

Genti tutte, lodate il Signore,
popoli tutti, cantate la sua lode.

Perché forte è il suo amore per noi
e la fedeltà del Signore dura per sempre.

Seconda Lettura  Eb 12, 5-7.11-13
Il Signore corregge colui che egli ama.

Dalla lettera degli Ebrei
Fratelli, avete già dimenticato l’esortazione a voi rivolta come a figli:
«Figlio mio, non disprezzare la correzione del Signore
e non ti perdere d’animo quando sei ripreso da lui;
perché il Signore corregge colui che egli ama
e percuote chiunque riconosce come figlio».
È per la vostra correzione che voi soffrite! Dio vi tratta come figli; e qual è il figlio che non viene corretto dal padre? Certo, sul momento, ogni correzione non sembra causa di gioia, ma di tristezza; dopo, però, arreca un frutto di pace e di giustizia a quelli che per suo mezzo sono stati addestrati.
Perciò, rinfrancate le mani inerti e le ginocchia fiacche e camminate diritti con i vostri piedi, perché il piede che zoppica non abbia a storpiarsi, ma piuttosto a guarire.

Canto al Vangelo  Gv 14,6
Alleluia, alleluia.

Io sono la via, la verità e la vita, dice il Signore;
nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.
Alleluia.

Vangelo  Lc 13, 22-30
Verranno da oriente a occidente e siederanno a mensa nel regno di Dio.

Dal vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme.
Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?».
Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno.
Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”.
Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori.
Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».