Omelia 28-9-14

XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
Anno A

Vi precederanno nel Regno di Dio

Le tre parabole che vengono lette nei vangeli di questa e delle due domeniche successive, riguardano un unico tema: il rifiuto del popolo ebraico che non ha voluto ascoltare Gesù, e la sua sostituzione con i pagani.

Nessuno è emarginato per Dio
La parabola dei due figli giustifica l’orientamento che prende Cristo verso i «disprezzati », questa nuova categoria di poveri.
Gesù rivolge la parabola ai grandi sacerdoti e agli anziani del popolo, così come ne rivolge altre dello stesso tono ai farisei (Lc 18,9). Con queste parabole egli ribadisce la sua predilezione per i peccatori, per i disprezzati da coloro che si ritengono giusti. Egli giunge perfino a dire che questi «poveri» sono più vicini alla salvezza dei benpensanti che si ritengono giusti e amati da Dio perché compiono scrupolosamente tutti i dettami della Legge. E non si ferma soltanto alle parole: entra in casa di Zaccheo, si lascia lavare i piedi da una prostituta, sottrae l’adultera al linciaggio dei «puri». Questi «poveri» sono vicini alla salvezza perché la loro vita permette a Dio di manifestare la sua misericordia. La parabola si rivolge, dunque, a coloro che si chiudono alla Buona Novella, a coloro che non vogliono riconoscere l’identità di Dio in nome della propria giustizia e si sentono paghi della propria sufficienza.

La legge dello sporcarsi le mani
La fedeltà a Dio e la giustizia non si giudicano dal dire «sì», o dalla vigna che si possiede (immagine della appartenenza razziale al popolo eletto!), ma dai fatti.
Bisogna avere il coraggio di sporcarsi le mani e rischiare la faccia nella ricerca di nuovi valori più vicini alla libertà, all’amore, alla felicità dell’uomo. E sulle scelte operative che si giudica l’appartenenza. «Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli» (Mt 7,21). Le parole, le ideologie possono ingannare, possono essere un’illusione o un paravento. La verità dell’uomo si scopre nelle sue opere. Esse sono inequivocabili. Solo qui l’uomo mostra ciò che è.
Comprendiamo allora quel detto di Gesù che provoca scandalo alle orecchie dei benpensanti: «In verità vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio». Ufficialmente, secondo le categorie religiose e i criteri morali esteriori dell’epoca, essi hanno detto «no», ma di fatto ciò che conta è la loro profonda disponibilità: la volontà di compiere, non a parole ma a fatti, le opere di penitenza.
Dio non ha deciso, in un dato momento della storia, di rigettare Israele e di adottare le nazioni pagane. E stato il comportamento nei riguardi del Messia che ha fatto loro perdere il ruolo che esercitavano nell’ordine della mediazione. Il modo con cui vivevano il loro «sì» alla Legge li ha portati a dire di «no» al Vangelo.

Al di là delle pratiche
E ancora diffusa una concezione esteriore e quantitativa della religiosità dei gruppi e delle persone (quasi che essa si possa misurare soltanto in base all’appartenenza sociologica o alla presenza di certe pratiche religiose facilmente verificabili: messa, sacramenti, preghiere, devozioni, elemosine…).
A provocare questo equivoco contribuiscono anche certe ricerche socioreligiose che codificano convenzionalmente una scala di religiosità e di appartenenza ecclesiale che, se da un certo punto di vista obbliga ad aprire gli occhi su penose situazioni, dall’altra è ben lontana dall’esaurire il complesso fenomeno della religiosità sia di gruppo che individuale.
Al di là della pratica e della appartenenza esteriore e giuridica, esiste una presenza e un chiaro influsso cristiano ed evangelico in strati di popolazione apparentemente marginali ed estranei.
La religione come è vissuta da molti cristiani presenta diversi livelli e diverse modalità di esperienza. Può essere vissuta come una somma di pratiche, di devozioni, di riti quasi fine a se stessi; come una visione del mondo e delle cose; come un criterio di giudizio su persone, valori, avvenimenti.
Può manifestarsi come codice morale e norma dell’agire o come integrazione fede-vita, cioè come sintesi sul piano del giudizio e dell’azione, fra il messaggio del Vangelo e le esigenze e gli impegni della propria vita personale e comunitaria.
Il vero cristiano opera l’integrazione fede-vita. Il «sì» della sua fede diventa cioè il «sì» della sua vita; la parola e la confessione delle labbra diventano azione e gesto delle sue mani e del suo fare. Così la discriminante tra il «sì» e il «no» non passa attraverso le pratiche e l’osservanza delle leggi, ma attraverso la vita.

Foste salvati gratuitamente

Dalla «Lettera ai Filippesi» di san Policarpo, vescovo e martire
(Capp. 1, 1 – 2, 3; Funk 1, 267-269)

Policarpo e i presbiteri, che sono con lui, alla chiesa di Dio che risiede come pellegrina in Filippi: la misericordia e la pace di Dio onnipotente e di Gesù Cristo nostro salvatore siano in abbondanza su di voi.
Prendo parte vivamente alla vostra gioia nel Signore nostro Gesù Cristo perché avete praticato la parola della carità più autentica. Infatti avete aiutato nel loro cammino i santi avvinti da catene, catene che sono veri monili e gioielli per coloro che furono scelti da Dio e dal Signore nostro. Gioisco perché la salda radice della vostra fede, che vi fu annunziata fin dal principio, sussiste fino al presente e porta frutti in Gesù Cristo nostro Signore. Egli per i nostri peccati accettò di giungere fino alla morte, ma «Dio lo ha risuscitato sciogliendolo dalle angosce della morte» (At 2, 24), e in lui, senza vederlo, credete con una gioia indicibile e gloriosa( cfr. 1 Pt 1, 8), alla quale molti vorrebbero partecipare; e sapete bene che siete stati salvati per grazia, non per le vostre opere, ma per la volontà di Dio mediante Gesù Cristo (cfr. Ef 2, 8-9).
«Perciò dopo aver preparato la vostra mente all’azione» (1 Pt 1, 13), «servite Dio con timore» (Sal 2, 11) e nella verità, lasciando da parte le chiacchiere inutili e gli errori grossolani e «credendo in colui che ha risuscitato nostro Signore Gesù Cristo dai morti e gli ha dato gloria» (1 Pt 1, 21), facendolo sedere alla propria destra. A lui sono sottomesse tutte le cose nei cieli e sulla terra, a lui obbedisce ogni vivente. Egli verrà a giudicare i vivi e i morti e Dio chiederà conto del suo sangue a quanti rifiutano di credergli.
Colui che lo ha risuscitato dai morti, risusciterà anche noi, se compiremo la sua volontà, se cammineremo secondo i suoi comandi e ameremo ciò che egli amò, astenendoci da ogni specie di ingiustizia, inganno, avarizia, calunnia, falsa testimonianza, «non rendendo mala per male, né ingiuria per ingiuria» (1 Pt 3, 9), colpo per colpo, maledizione per maledizione, memori dell’insegnamento del Signore che disse: Non giudicate per non esser giudicati; perdonate e vi sarà perdonato; siate misericordiosi per ricevere misericordia; con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi (cfr. Mt 7, 1); Lc 6, 36-38) e: Beati i poveri e i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli (cfr. Mt 5, 3. 10).

LITURGIA DELLA PAROLA

Prima Lettura  Ez 18, 25-28
Se il malvagio si converte dalla sua malvagità, egli fa vivere se stesso.

Dal libro del profeta Ezechiele
Così dice il Signore:
«Voi dite: “Non è retto il modo di agire del Signore”. Ascolta dunque, casa d’Israele: Non è retta la mia condotta o piuttosto non è retta la vostra?
Se il giusto si allontana dalla giustizia e commette il male e a causa di questo muore, egli muore appunto per il male che ha commesso.
E se il malvagio si converte dalla sua malvagità che ha commesso e compie ciò che è retto e giusto, egli fa vivere se stesso. Ha riflettuto, si è allontanato da tutte le colpe commesse: egli certo vivrà e non morirà».

Salmo Responsoriale
  Dal Salmo 23
Ricòrdati, Signore, della tua misericordia.

Fammi conoscere, Signore, le tue vie,
insegnami i tuoi sentieri.
Guidami nella tua fedeltà e istruiscimi,
perché sei tu il Dio della mia salvezza;
io spero in te tutto il giorno.

Ricòrdati, Signore, della tua misericordia
e del tuo amore, che è da sempre.
I peccati della mia giovinezza
e le mie ribellioni, non li ricordare:
ricòrdati di me nella tua misericordia,
per la tua bontà, Signore.

Buono e retto è il Signore,
indica ai peccatori la via giusta;
guida i poveri secondo giustizia,
insegna ai poveri la sua via. 

Seconda Lettura
  Fil 2, 1-11 (Forma breve Fil 2, 1-5)
Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù. 

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi
[ Fratelli, se c’è qualche consolazione in Cristo, se c’è qualche conforto, frutto della carità, se c’è qualche comunione di spirito, se ci sono sentimenti di amore e di compassione, rendete piena la mia gioia con un medesimo sentire e con la stessa carità, rimanendo unanimi e concordi.
Non fate nulla per rivalità o vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso. Ciascuno non cerchi l’interesse proprio, ma anche quello degli altri.
Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù ]:
egli, pur essendo nella condizione di Dio,
non ritenne un privilegio
l’essere come Dio,
ma svuotò se stesso
assumendo una condizione di servo,
diventando simile agli uomini.
Dall’aspetto riconosciuto come uomo,
umiliò se stesso
facendosi obbediente fino alla morte
e a una morte di croce.
Per questo Dio lo esaltò
e gli donò il nome
che è al di sopra di ogni nome,
perché nel nome di Gesù
ogni ginocchio si pieghi
nei cieli, sulla terra e sotto terra,
e ogni lingua proclami:
«Gesù Cristo è Signore!»,
a gloria di Dio Padre.

Canto al Vangelo
   Gv 10,27
Alleluia, alleluia.

Le mie pecore ascoltano la mia voce, dice il Signore,
io le conosco ed esse mi seguono.
Alleluia.

   

Vangelo  Mt 21, 28-32
Pentitosi, andò. I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio.

Dal vangelo secondo Matteo
In quel tempo, disse Gesù ai principi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli; rivoltosi al primo disse: Figlio, và oggi a lavorare nella vigna. Ed egli rispose: Sì, signore; ma non andò. Rivoltosi al secondo, gli disse lo stesso. Ed egli rispose: Non ne ho voglia; ma poi, pentitosi, ci andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Dicono: «L’ultimo».
E Gesù disse loro: «In verità vi dico: I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio.
E` venuto a voi Giovanni nella via della giustizia e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, pur avendo visto queste cose, non vi siete nemmeno pentiti per credergli».