Padre Pio e i seminaristi

Durante la guerra i ragazzi del seminario, come l’altra
gente, hanno provato la fame. I due fratelli questuanti,
Fra Nicola e Fra Costantino, erano stati richiamati alle
armi.
Padre Pio ci soffriva. Quando poi qualche ragazzo
per castigo veniva privato del cibo, Padre Pio lasciava il
suo piatto intatto nel tiretto. Appena finito il pranzo, i frati
uscivano dal refettorio e lui faceva cenno al ragazzo rimasto
digiuno: “Vai a mangiare”.
La carne? Neppure a pensarci! D’inverno alcuni ragazzi
riuscirono a prendere una quarantina di passerotti
incappati nella neve. Andarono in fondo all’orto e li arrostirono
in una vecchia padella.
Scoperti dal Rettore, stavano per essere puniti.
Padre Pio arrivò in tempo per discolparli: “Padre
Rettore, per qualche uccello mezzo crudo! Non mangiano
mai la carne!”.
Un giorno vide tutti gli alunni in ginocchio nel corridoio,
perché non avevano imparato bene la lezione di
gregoriano. Padre Pio andò dal maestro: “Falli alzare quei
ragazzi; fa freddo e non si reggono per la debolezza. E poi,
così credi che canteranno meglio?”. E furono dispensati.
Uno di essi afferma: “Era di una comprensione sovrumana
e di un affetto più che materno”.
Un altro dice: “Di nascosto ci dava tutto quello che
gli regalavano da mangiare: pane, salsicce, formaggio,
frutta”.
Tuttavia nove di quei ragazzi diedero un grande dispiacere
a Padre Pio. Era il marzo 1919. Egli li mandò a
passeggio. Questi presero la via della montagna e decisero
di raggiungere Vico Garganico. Non si resero conto della
distanza. Furono sorpresi dalla notte e arrivarono a Vico
alle dieci del giorno successivo. In convento a San Giovanni
Rotondo Padre Pio era preoccupatissimo e addolorato.
Arrivò a confortarlo l’amico Don Giuseppe Massa.
Il Superiore di Vico mandò subito un telegramma a San
Giovanni Rotondo per tranquillizzare i frati.
Padre Pio commentava: “Se non mi scoppiò il cuore
fu proprio una grazia di Dio. Meno male che c’era Don
Peppino a confortarmi”.
Padre Pio comunque sapeva scusare e perdonare:
“Sono ragazzi!”.
Un altro ragazzo di fronte a tale bontà e pazienza
concludeva: “Così ci insegnava ad essere buoni”.
Padre Giacinto, che era stato uno di questi alunni,
ormai anziano era felice di essere passato per quella scuola.
Diceva che Padre Pio con l’esempio li faceva innamorare
della preghiera. «I miei compagni ridevano quando
Padre Pio, scherzando, mi chiamava: “Cape tuost” cioè:
“testa dura”. E aggiungeva: “A me faceva piacere perché
lo diceva con tanto amore”».

P. G. Alimonti OFM cap, Raggi di sole, Vol. 1, pp 89-90