San Crispino da Viterbo

(Pietro Fioretti) Rel. francescano cappuccino
– Viterbo 13 novembre 1668 + Roma 19 maggio 1750

Da autentico figlio di San Francesco si è santificato nel servizio
umile di cuoco, infermiere, questuante, ortolano per la sua
fraternità; nell’assistenza agli ammalati,
nel conforto ai carcerati, nel soccorso a persone indigenti,
nella pacificazione delle famiglie in discordia.
Nessuno è sfuggito alle sue attenzioni.
Tutti lo amavano: i bambini,  la gente comune, i nobili.
I prelati, e perfino il papa Clemente XI, ricorrevano al suo consiglio illuminato.
Vive fino all’ultimo con una singolarissima devozione
alla Vergine, con la preghiera, l’obbedienza e la penitenza.
Le sue spoglie mortali riposano in un’artistica cappella
della Chiesa dei Cappuccini a Viterbo.

Fanciullo buono, orfano di padre,
ti dedichi al mestier del calzolaio.
Sei pieno di rispetto verso tutti.
Sei sempre ricercato dagli amici.

Poi nel tuo cuore sboccia un desiderio:
lasciare il mondo e le sue vanità.
È l’ora di seguire San Francesco.
– Io busso ai Cappuccini di Viterbo -.

Accolto con la gioia di fratelli,
ben presto indossi l’abito marrone
ed incominci il santo noviziato.
Ti chiamerai per sempre fra Crispino.

Sei destinato dove più occorre
la tua presenza e il valido aiuto.
Per quarant’anni Orvieto ti vedrà
con la bisaccia appesa sulle spalle.

A chi domanda dici: – Sono l’asino
mandato dai fratelli a questuare
perché io possa dare il buon esempio
e guadagnarmi il premio del Signore -.

Sei silenzioso o parli di Gesù.
Con umiltà sai sempre consigliare.
Sai dare la speranza ai disperati.
Dov’è discordia porti sempre pace.

Con la pesante vanga t’affaccendi
per coltivar nell’orto le verdure
da distribuire ai benefattori
o da donare ai poveri indigenti.

Insieme al “Pace e bene” un aforisma
per regalare un pizzico di gioia
e il sempre salutare buon umore.
Occorre la letizia francescana!

– Il cetriolo vale più di me:
da quello spremi sugo, da me nulla! –
– Oh, vuoi saper perché non copro il capo?
Perché il somaro non porta il cappello! –

E se vien giù la pioggia a diluviare
bado a passar tra una goccia e l’altra.
Il Cardinale dice al fraticello:
– O fra Crispino, l’abito è bucato! –

– Eminenza, così è più lucente!
E se lo metto all’acqua per lavarlo
farà più presto poi ad asciugarsi! –
– Crispino, canti sempre? – – Lodo Dio! –

– Tagliate a me il mantello per reliquia?
È meglio che tagliate coda al cane! –
O fra Crispino, celi la bontà,
ma noi vediamo Dio nel tuo cuore.

P. G. Alimonti OFM cap, Vento Impetuoso, vol. IV, pp 74-75-76