San Pietro Claver

Sac. gesuita
– Verdu (Spagna) 25 giugno 1580
+ Cartagena (Colombia) 8 settembre 1654
 
Sacerdote gesuita, missionario
in Colombia, visse per 44 anni con gli schiavi
deportati dall’Africa.
Li difende dai maltrattamenti, li soccorre materialmente
e spiritualmente.
Ai voti della Compagnia aggiunge quello di
“sempre schiavo degli Etiopi”, termine con cui venivano
indicati tutti i neri.
Istruì e battezzò più di trecentomila schiavi. Per essere
più vicino ai loro problemi, imparò anche la lingua
dell’Angola.
Fu canonizzato da Leone XIII nel 1888.
È patrono delle missioni cattoliche afroamericane.
 
“Il negro è sempre servo”.
Amaro preconcetto;
terribile condanna
a causa del colore.
 
Un po’ è l’ignoranza;
un po’ è l’apatia,
più ancora è l’interesse.
È questa la cultura.
 
Ma siamo in Occidente;
è il mondo dei cristiani!
Come negare all’uomo
la sacra libertà?
 
Venduti come bestie;
pigiati nelle stive;
sfiniti per la fame.
Assenza d’ogni igiene.
 
Percossi se protestano.
Non conta la famiglia.
Viene schedato ognuno
secondo quanto vale.
 
I pezzi più costosi
venivan rivenduti
persino molte volte
per guadagnar di più.
 
Caro San Pietro Claver,
tu sei liberatore.
Ti fai il servitore,
ti fai il loro schiavo.
 
Tu lasci Barcellona
e vai a Cartagena.
Li nutri se affamati.
Li curi se malati.
 
I dotti e benestanti
t’insultano persino.
Ti dicono che perdi
la tua dignità.
 
Tu vedi in loro Cristo
e questo insegni ad essi.
Sono trecentomila,
che chiedono il Battesimo.
 
Colpito dalla peste,
sembri un antico schiavo;
persino maltrattato
dall’infermiere negro.
 
Per carità di Cristo
hai dato la tua vita.
Adesso per giustizia
ti dà la vita eterna.
 
P. G. Alimonti OFM cap, Vento Impetuoso, Vol. VI, pp 122-123-124