SAN ROMUALDO

Abate
-Ravenna c. 952 + Val di Castro (An) 19 giugno 1027

Di nobile casato, disdegnava
ricchezze e vita mondana.
A vent’anni, per espiare un luttuoso evento causato
dalla sua famiglia, entrò insieme al padre nel convento
benedettino di Sant’Apollinare in Classe a Ravenna.
Non vi rimase a lungo.
Era attratto dalla solitudine della
vita eremitica. In Spagna
visse accanto all’abate Guerrino
e abbandonò il ritiro solo
per tornare in Italia e convincere suo padre a non abbandonare la vita religiosa. Ancora un breve periodo a Sant’Apollinare,
in una cella isolata dove il maligno spesso lo
percuoteva. Peregrinò per l’Italia.
Fondò cenobi e monasteri in Romagna, Umbria, Marche
e Toscana. Ovunque passava, convertiva peccatori e
operava miracoli. Un giorno, mentre si aggirava nel Casentino,
si addormentò presso una fontana e vide in sogno la
scala di Giacobbe con una lunga fila di monaci vestiti di
bianco, che salivano a Dio. Ricevuto in dono quel luogo
dal conte Maldolo, vi fece costruire il monastero di Camaldoli,
luogo in cui si coniugano la dimensione comunitaria
e quella solitaria del monaco.

Non ti diletta effimera ricchezza,
la vanità del mondo non ti sfiora.
Tra le montagne trovi il tuo rifugio
e nel silenzio nutri la tua pace.

Lasciasti agli altri gli agi e gli onori
e le gloriose insegne del casato.
Tu sei figlio del Duca di Ravenna,
fai da compagno al Doge, che rinuncia.

Non resti a lungo in Sant’Apollinare.
Fra gli isolotti insalubri del Po
o tra gli aspri monti istriani
o nelle grotte alpine fai dimora.

Contempla spesso l’anima quel mistero,
che all’intelletto resta luce oscura,
e scrive nel tuo cuore il Santo Spirito
col fuoco le sue lettere d’amore.

E dove arrivi accendi di fervore
i confratelli e il popolo di Dio.
Promuovi ovunque utili riforme
e innamori della santità.

L’autorità ti manda ambasciatore
di umiltà e docile obbedienza.
La forza del Signore ti sostiene
e i risultati sono consolanti.

Tentato dal demonio un abate,
che per abuso aveva quell’ufficio,
si preparava a toglierti la vita.
Da te ammonito, volle confessarsi.

Agli eremiti sparsi e senza guida
consigli di formare un cenobio.
Al centro sempre il culto e la preghiera
e l’obbedienza ferma al superiore.

Ad oltre mille metri d’altitudine
ti imbatti in un eremo antico,
abbandonato; in mezzo all’Appennino,
precisamente in zona Casentino.

Erigi più a valle un monastero;
è quello di Camaldoli, tuttora
modello d’alta spiritualità;
scuola di fede e oasi di pace.

Scandisci qui le lunghe tue giornate.
Ma poi riprendi ancora il tuo cammino.
Come Mosè guidato dallo Spirito,
fai sosta nelle Marche in Val di Castro.

Il tuo terreno viaggio qui si ferma.
Sereno, rendi l’anima al Signore.
Le tue reliquie vanno prima a Jesi.
Ora riposan in San Fabriano.

P, G. Alimonti OFM cap, Vento impetuoso, vol. V, pp. 287-288-289