Santa Messa 19-10-18

SAN PAOLO DELLA CROCE
Sacerdote (1694-1775)
Memoria facoltativa

Nato a Ovada, da una famiglia duramente provata, Paolo Francesco Danei fu dapprima soldato; a 26 anni ricevette dal vescovo di Alessandria l’abito nero della penitenza e scrisse la Regola di quella che sarebbe stata la sua famiglia religiosa. Col fratello Giovanni Battista si ritirò sul monte Argentario (Orbetello) per condurre vita eremitica. Scendevano nei giorni di festa nei villaggi a predicare specialmente la passione di Gesù Cristo. Nel 1737 istituì i «Passionisti» e poi un corrispondente ramo femminile, dedicati a testimoniare nella vita e nella predicazione il mistero della Croce, in un secolo dominato dallo scetticismo. Né oltraggi, né malferma salute, né prove spirituali smorzarono mai la sua carità. Grande mistico, serbò fino alla vecchiaia un candore che forma l’incanto dei suoi scritti. Come direttore spirituale infondeva confidenza e coraggio; non esami minuziosi di coscienza, mai scoraggiarsi per le proprie colpe: accostarsi a Dio fuoco di amore annienta ogni peccato. NeI 1845, Padre Domenico, «il Passionista», come è chiamato nelle lettere del Card. Newman, accolse a Littlemore i primi grandi convertiti di Oxford, iniziando quel gran movimento spirituale.

Predichiamo Cristo crocifisso

Dalle « Lettere » di san Paolo della Croce, sacerdote
(Lett. vol. I, p. 43; vol. II, pp. 440. 442. 825)
E cosa nobile e santa meditare sulla passione di Cristo; questo è il modo di arrivare alla santa unione con Dio. In questa santissima scuola s’impara la vera sapienza: qui l’hanno imparata i santi.
Quando poi la croce del nostro dolce Gesù avrà poste più profonde radici nel vostro cuore, canterete: Soffrire, non morire; oppure: Soffrire o morire; oppure ancora meglio: Non soffrire e non morire, ma solamente trasformarsi totalmente secondo la volontà divina.
L’amore è virtù unitiva e fa proprie le pene dell’amato Bene. Un tal fuoco, che penetra fin nelle midolla delle ossa, trasforma l’amante nell’amato e unisce in modo così sublime l’amore col dolore, il dolore coll’amore, da formare un insieme di amore e di dolore tanto unito che non si distingue né l’amore dal dolore, né il dolore dall’amore. L’anima amante gioisce nel suo dolore e fa festa nel suo doloroso amore.
Siate dunque fedeli nell’esercizio delle virtù e massime nell’imitare il dolce Gesù paziente, perché questo è il gran culmine del puro amore.
Fate che non solamente nell’interno ma anche nell’esterno si veda da tutti che portate l’immagine di Gesù Crocifisso, tutto dolce, mansueto, paziente. Chi infatti si mantiene interiormente unito con il Figliuolo del Dio vivo, ne porta l’immagine anche al di fuori, con un continuo esercizio d’eroica virtù e massime d’un patire virtuoso, che non si lamenta né di dentro né di fuori.
Statevene così tutti nascosti in Gesù Crocifisso, senza desiderare altro che d’essere tutti trasformati per amore in ciò che egli vuole in tutto, in tutto.
Così, divenuti veri innamorati dei Crocifisso, celebrerete ogni momento la festa della croce nel tempio interiore, in un silenzioso penare senza appoggio a creatura alcuna. E poiché le feste si celebrano con allegrezza, così la festa della croce dei devoti del Crocifisso si fa penando e tacendo con volto ilare e sereno, perché tal festa sia più segreta alle creature e scoperta solamente al sommo Bene. In questa festa si fa sempre solenne banchetto, perché ci si nutre della divina volontà, ad esempio del nostro Amore Crocifisso.

LITURGIA DELLA PAROLA

Prima Lettura   Ef 1, 11-14
Noi, che già prima abbiamo sperato nel Cristo, siamo stati fatti eredi; e anche voi avete ricevuto il sigillo dello Spirito Santo.

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni
Fratelli,
in Cristo siamo stati fatti anche eredi,
predestinati – secondo il progetto di colui
che tutto opera secondo la sua volontà –
a essere lode della sua gloria,
noi, che già prima abbiamo sperato nel Cristo.
In lui anche voi,
dopo avere ascoltato la parola della verità,
il Vangelo della vostra salvezza,
e avere in esso creduto,
avete ricevuto il sigillo dello Spirito Santo che era stato promesso,
il quale è caparra della nostra eredità,
in attesa della completa redenzione
di coloro che Dio si è acquistato a lode della sua gloria.

Salmo Responsoriale
    Dal Salmo 32 
Beato il popolo scelto dal Signore.

Esultate, o giusti, nel Signore;
per gli uomini retti è bella la lode.
Lodate il Signore con la cetra,
con l’arpa a dieci corde a lui cantate.

Retta è la parola del Signore
e fedele ogni sua opera.
Egli ama la giustizia e il diritto;
dell’amore del Signore è piena la terra.

Beata la nazione che ha il Signore come Dio,
il popolo che egli ha scelto come sua eredità.
Il Signore guarda dal cielo:
egli vede tutti gli uomini.

Canto al Vangelo   Sal 32,22
Alleluia, alleluia.

Su di noi sia il tuo amore, Signore,
come da te noi speriamo.
Alleluia.

Vangelo Lc 12, 1-7

Anche i capelli del vostro capo sono tutti contati.

Dal vangelo secondo Luca
In quel tempo, si erano radunate migliaia di persone, al punto che si calpestavano a vicenda, e Gesù cominciò a dire anzitutto ai suoi discepoli:
«Guardatevi bene dal lievito dei farisei, che è l’ipocrisia. Non c’è nulla di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto. Quindi ciò che avrete detto nelle tenebre sarà udito in piena luce, e ciò che avrete detto all’orecchio nelle stanze più interne sarà annunciato dalle terrazze.
Dico a voi, amici miei: non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo e dopo questo non possono fare più nulla. Vi mostrerò invece di chi dovete aver paura: temete colui che, dopo aver ucciso, ha il potere di gettare nella Geènna. Sì, ve lo dico, temete costui.
Cinque passeri non si vendono forse per due soldi? Eppure nemmeno uno di essi è dimenticato davanti a Dio. Anche i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate paura: valete più di molti passeri!».