Santa Messa 19-10-19

Maria Regina del Rosario prega per noi

SAN PAOLO DELLA CROCE
Sacerdote (1694-1775)

Nato a Ovada, da una famiglia duramente provata, Paolo Francesco Danei fu dapprima soldato; a 26 anni ricevette dal vescovo di Alessandria l’abito nero della penitenza e scrisse la Regola di quella che sarebbe stata la sua famiglia religiosa. Col fratello Giovanni Battista si ritirò sul monte Argentario (Orbetello) per condurre vita eremitica. Scendevano nei giorni di festa nei villaggi a predicare specialmente la passione di Gesù Cristo. Nel 1737 istituì i «Passionisti» e poi un corrispondente ramo femminile, dedicati a testimoniare nella vita e nella predicazione il mistero della Croce, in un secolo dominato dallo scetticismo. Né oltraggi, né malferma salute, né prove spirituali smorzarono mai la sua carità. Grande mistico, serbò fino alla vecchiaia un candore che forma l’incanto dei suoi scritti. Come direttore spirituale infondeva confidenza e coraggio; non esami minuziosi di coscienza, mai scoraggiarsi per le proprie colpe: accostarsi a Dio fuoco di amore annienta ogni peccato. NeI 1845, Padre Domenico, «il Passionista», come è chiamato nelle lettere del Card. Newman, accolse a Littlemore i primi grandi convertiti di Oxford, iniziando quel gran movimento spirituale.

Predichiamo Cristo crocifisso

Dalle « Lettere » di san Paolo della Croce, sacerdote
(Lett. vol. I, p. 43; vol. II, pp. 440. 442. 825)
E cosa nobile e santa meditare sulla passione di Cristo; questo è il modo di arrivare alla santa unione con Dio. In questa santissima scuola s’impara la vera sapienza: qui l’hanno imparata i santi.
Quando poi la croce del nostro dolce Gesù avrà poste più profonde radici nel vostro cuore, canterete: Soffrire, non morire; oppure: Soffrire o morire; oppure ancora meglio: Non soffrire e non morire, ma solamente trasformarsi totalmente secondo la volontà divina.
L’amore è virtù unitiva e fa proprie le pene dell’amato Bene. Un tal fuoco, che penetra fin nelle midolla delle ossa, trasforma l’amante nell’amato e unisce in modo così sublime l’amore col dolore, il dolore coll’amore, da formare un insieme di amore e di dolore tanto unito che non si distingue né l’amore dal dolore, né il dolore dall’amore. L’anima amante gioisce nel suo dolore e fa festa nel suo doloroso amore.
Siate dunque fedeli nell’esercizio delle virtù e massime nell’imitare il dolce Gesù paziente, perché questo è il gran culmine del puro amore.
Fate che non solamente nell’interno ma anche nell’esterno si veda da tutti che portate l’immagine di Gesù Crocifisso, tutto dolce, mansueto, paziente. Chi infatti si mantiene interiormente unito con il Figliuolo del Dio vivo, ne porta l’immagine anche al di fuori, con un continuo esercizio d’eroica virtù e massime d’un patire virtuoso, che non si lamenta né di dentro né di fuori.
Statevene così tutti nascosti in Gesù Crocifisso, senza desiderare altro che d’essere tutti trasformati per amore in ciò che egli vuole in tutto, in tutto.
Così, divenuti veri innamorati dei Crocifisso, celebrerete ogni momento la festa della croce nel tempio interiore, in un silenzioso penare senza appoggio a creatura alcuna. E poiché le feste si celebrano con allegrezza, così la festa della croce dei devoti del Crocifisso si fa penando e tacendo con volto ilare e sereno, perché tal festa sia più segreta alle creature e scoperta solamente al sommo Bene. In questa festa si fa sempre solenne banchetto, perché ci si nutre della divina volontà, ad esempio del nostro Amore Crocifisso.

LITURGIA DELLA PAROLA
  
Prima Lettura  Rm 4, 13. 16-18
Egli credette, saldo nella speranza contro ogni speranza.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Fratelli, non in virtù della Legge fu data ad Abramo, o alla sua discendenza, la promessa di diventare erede del mondo, ma in virtù della giustizia che viene dalla fede.
Eredi dunque si diventa in virtù della fede, perché sia secondo la grazia, e in tal modo la promessa sia sicura per tutta la discendenza: non soltanto per quella che deriva dalla Legge, ma anche per quella che deriva dalla fede di Abramo, il quale è padre di tutti noi – come sta scritto: «Ti ho costituito padre di molti popoli» – davanti al Dio nel quale credette, che dà vita ai morti e chiama all’esistenza le cose che non esistono.
Egli credette, saldo nella speranza contro ogni speranza, e così divenne padre di molti popoli, come gli era stato detto: «Così sarà la tua discendenza». 

Salmo Responsoriale   Dal Salmo 104
Il Signore si è sempre ricordato della sua alleanza.

Voi, stirpe di Abramo, suo servo,
figli di Giacobbe, suo eletto.
È lui il Signore, nostro Dio:
su tutta la terra i suoi giudizi.

Si è sempre ricordato della sua alleanza,
parola data per mille generazioni,
dell’alleanza stabilita con Abramo
e del suo giuramento a Isacco.

Così si è ricordato della sua parola santa,
data ad Abramo suo servo.
Ha fatto uscire il suo popolo con esultanza,
i suoi eletti con canti di gioia. 

Canto al Vangelo
Gv 15,26
Alleluia, alleluia.

Lo Spirito della verità darà testimonianza di me,
dice il Signore,
e anche voi date testimonianza.
Alleluia.

VangeloLc 12, 8-12
Lo Spirito Santo vi insegnerà in quel momento ciò che bisogna dire.

Dal vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Io vi dico: chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anche il Figlio dell’uomo lo riconoscerà davanti agli angeli di Dio; ma chi mi rinnegherà davanti agli uomini, sarà rinnegato davanti agli angeli di Dio.
Chiunque parlerà contro il Figlio dell’uomo, gli sarà perdonato; ma a chi bestemmierà lo Spirito Santo, non sarà perdonato.
Quando vi porteranno davanti alle sinagoghe, ai magistrati e alle autorità, non preoccupatevi di come o di che cosa discolparvi, o di che cosa dire, perché lo Spirito Santo vi insegnerà in quel momento ciò che bisogna dire».