Santa Messa 20-9-18

CENTENARIO DELLE STIMMATE DI PADRE PIO

L’Osservatore Romano,ha riportatto la prima deposizione di Padre Pio da Pietrelcina davanti al Sant’Uffizio. Datato 15 giugno 1921 – ore 17 – il testo è emerso nel 2008, dopo l’apertura agli studiosi degli archivi della Congregazione della Dottrina della Fede relativamente alle carte del periodo di Pio XI (1922-1939). Si è venuti così a conoscenza che padre Pio era stato sottoposto, nel 1921, a una serie di deposizioni giurate da un inviato del Sant’Uffizio, il vescovo di Volterra Carlo Raffaello Rossi, che gli aveva domandato di raccontargli cosa era avvenuto alle sue mani, ai piedi e al costato il 20 settembre 1918. Pubblichiamo il testo integrale riportato sul quotidiano della Santa Sede:

Davanti al Sant’Uffizio

15 giugno 1921

Archivio della Congregazione per la Dottrina della Fede, S.O., Dev. Var. 1919 n. 1, Cappuccini, padre Pio da Pietrelcina, fasc. i, doc. 18, f. 130.

Prima deposizione del P. Pio da Pietrelcina, Cappuccino [ora in Francesco Castelli, Padre Pio sotto inchiesta. L’autobiografia segreta, Milano 2008, pp. 218-221].

15 Giugno 1921 – Ore 17

Davanti a me infrascritto Visitatore Apostolico, nel Convento dei Minori Cappuccini, si è presentato, chiamato, il R. P. Pio da Pietrelcina, il quale, al tocco dei SS. Evangeli prestato il giuramento di dire la verità, depose e rispose come segue:

Interr. Del suo nome e delle sue generalità.

Risp. Mi chiamo P. Pio da Pietrelcina, al secolo Francesco Forgione, di Orazio, di 34 anni compiti. Mi trovo in questo Convento dal Settembre 1916.

Interr. Di narrare la sua vita.

Risp. Entrai nel Noviziato di Morcone, Provincia di Benevento, nel 1902 o 1903 in Gennaio.

L’anno appresso feci la mia professione semplice e a suo tempo regolarmente la professione solenne. Dal Noviziato passai a S. Elia a Pianisi, Provincia di Campobasso, per farvi gli studi di Letteratura; eccettuati pochi mesi a S. Marco alla Catola, poi tutti gli studi filosofici per circa tre anni li feci nello stesso Convento di S. Elia. Gli studi teologici a Serra Capriola, Provincia di Foggia e a Montefusco, per 4 anni. – Fui ordinato Sacerdote nel 1910, durante il corso teologico, 2º anno compito o 3º compito, come più mi pare. In questi frattempi stetti più volte a casa per motivo di salute, febbri malariche e più tardi bronco-alveolite. Fui pochi mesi a Foggia nel 1916, poi venni a S. Giovanni, dove mi trovo tuttora. Quanto al servizio militare, fui sotto le armi pochi giorni, sempre per ragione di salute, perché spesso mandato in convalescenza, finché, dal 1915 in cui ero stato chiamato, fui definitivamente licenziato nel Marzo antece / [96] dente all’armistizio. I pochi giorni di servizio militare li passai a Napoli, in cura, nell’Ospedale, le convalescenze in questo Convento di S. Giovanni Rotondo.

Interr. Quando fu abilitato al ministero delle confessioni e predicazione.

Risp. Predicare non ho mai predicato; alle confessioni per qualche caso occorrente in patria fui abilitato fin dall’ordinazione sacerdotale circa (1911); qui ebbi dall’Ordinario la facoltà circa tre anni fa: a Foggia non confessavo perché per motivi di salute nemmeno avevo domandato la facoltà.

Interr. Che cosa egli dica di circostanze apparentemente ordinarie occorse intorno e a riguardo della sua persona, p. e. a Foggia.

Risp. Fino circa dal 1912, sentivo rumori che a Foggia cominciarono ad essere avvertiti anche da altri che venivano da me, ammalato, a sentire di che si trattasse: e mi si presentavano suggestioni cattive in figura esterna, ora figure umane, ora di bestie, ecc. Da anni né rumori, né suggestioni si ripetono.

Interr. Se altri fatti oltre i surriferiti gli sono occorsi di apparente natura mistica.

Risp. Sì, apparizioni in veglia di N. S., della Madonna, di S. Francesco.

Interr. Da quando cominciarono fatti di questa indole.

Risp. Dal 1911-12 circa.

Interr. Cessate le suggestioni di apparente indole diabolica, se le cosidette apparizioni continuarono e continuano.

Risp. Sì, sebbene più rare.

Interr. Le dette apparizioni erano mute o da esse provenivano avvisi, esortazioni ecc.

Risp. Sì, ricevevo esortazioni a riguardo di me stesso e anche rimproveri, tutti circa la vita spirituale: così a riguardo di altri.

Interr. Che narri partitamente circa le cosidette «stimmate».

Risp. Il 20 Settembre 1918 dopo la celebrazione della Messa trattenendomi a fare il dovuto ringraziamento nel Coro tutt’ad un tratto fui preso da un forte tremore, poi subentrò la calma e vidi N. S. in atteggiamento di chi sta in / [97] croce, ma non mi ha colpito se avesse la Croce, lamentandosi della mala corrispondenza degli uomini, specie di coloro consacrati a Lui e più da lui favoriti. Di qui si manifestava che lui soffriva e che desiderava di associare delle anime alla sua passione. M’invitava a compenetrarmi dei suoi dolori e a meditarli: nello stesso tempo occuparmi per la salute dei fratelli. In seguito a questo mi sentii pieno di compassione per i dolori del Signore e chiedevo a lui che cosa potevo fare. Udii questa voce: «Ti associo alla mia Passione». E in seguito a questo, scomparsa la visione, sono entrato in me, mi son dato ragione e ho visto questi segni qui, dai quali gocciolava il sangue. Prima nulla avevo.

Interr. Se e come altri se ne accorsero, e quando.

Risp. Nessuno mi fece domanda diretta, fuorché il Direttore, P. Benedetto da S. Marco in Lamis. Non era qui, forse lo seppe, mi scrisse e in seguito fu qui.

Interr. Che cosa abbia fatto a queste «piaghe», da quando sono apparse.

Risp. Ho cercato di mettere i guanti. – Da principio per fermare il sangue usai di tanto in tanto della tintura d’iodio, ma un medico mi disse che non lo usassi più perché poteva irritare maggiormente. Mi fecero usare un poco di vasellina quando le piaghe si scrostavano; la usai diverse volte, ma da tempo non la uso più. Saranno quasi due anni che non uso più nulla.

Si sospende brevemente la sessione.

Le quali cose debitamente approvate e accettate, il Padre Pio fu dimesso col giuramento de silentio servando, che prestò al tocco dei SS. Evangeli, e in conferma di tutto ciò che precede si sottoscrisse.

P. Pio da Pietrelcina, Cappuccino.

Acta sunt haec per me, Visitatorem Apostolicum.

L.L S Fr. Raphael C., Episc. Volaterr. Visit. Apost.

LITURGIA DELLA PAROLA

Prima Lettura   1 Cor 15, 1-11
Così predichiamo e così avete creduto.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
Vi proclamo, fratelli, il Vangelo che vi ho annunciato e che voi avete ricevuto, nel quale restate saldi e dal quale siete salvati, se lo mantenete come ve l’ho annunciato. A meno che non abbiate creduto invano!
A voi infatti ho trasmesso, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto, cioè
che Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture
e che fu sepolto
e che è risorto il terzo giorno secondo le Scritture
e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici.
In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta: la maggior parte di essi vive ancora, mentre alcuni sono morti. Inoltre apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli. Ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto.
Io infatti sono il più piccolo tra gli apostoli e non sono degno di essere chiamato apostolo perché ho perseguitato la Chiesa di Dio. Per grazia di Dio, però, sono quello che sono, e la sua grazia in me non è stata vana. Anzi, ho faticato più di tutti loro, non io però, ma la grazia di Dio che è con me.
Dunque, sia io che loro, così predichiamo e così avete creduto.

Salmo Responsoriale   Dal Salmo 117
Rendete grazie al Signore perché è buono.

Rendete grazie al Signore perché è buono,
perché il suo amore è per sempre.
Dica Israele:
«Il suo amore è per sempre».

La destra del Signore si è innalzata,
la destra del Signore ha fatto prodezze.
Non morirò, ma resterò in vita
e annuncerò le opere del Signore.

Sei tu il mio Dio e ti rendo grazie,
sei il mio Dio e ti esalto.

Canto al Vangelo    Mt 11,28
Alleluia, alleluia.

Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi,
e io vi darò ristoro, dice il Signore.
Alleluia.

Vangelo   Lc 7, 36-50
Sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato.

Dal vangelo secondo Luca
In quel tempo, uno dei farisei invitò Gesù a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. Ed ecco, una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, portò un vaso di profumo; stando dietro, presso i piedi di lui, piangendo, cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di profumo.
Vedendo questo, il fariseo che l’aveva invitato disse tra sé: «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi è, e di quale genere è la donna che lo tocca: è una peccatrice!».
Gesù allora gli disse: «Simone, ho da dirti qualcosa». Ed egli rispose: «Di’ pure, maestro». «Un creditore aveva due debitori: uno gli doveva cinquecento denari, l’altro cinquanta. Non avendo essi di che restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi di loro dunque lo amerà di più?». Simone rispose: «Suppongo sia colui al quale ha condonato di più». Gli disse Gesù: «Hai giudicato bene».
E, volgendosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi questa donna? Sono entrato in casa tua e tu non mi hai dato l’acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi hai dato un bacio; lei invece, da quando sono entrato, non ha cessato di baciarmi i piedi. Tu non hai unto con olio il mio capo; lei invece mi ha cosparso i piedi di profumo. Per questo io ti dico: sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Invece colui al quale si perdona poco, ama poco».
Poi disse a lei: «I tuoi peccati sono perdonati». Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: «Chi è costui che perdona anche i peccati?». Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; va’ in pace!».