Santa Messa 23-8-19

Spirito Santo donaci la pienezza del tuo Amore

SANTA ROSA DA LIMA

Il mese di Maggio è tradizionalmente consacrato all’impegno di rendere particolari omaggi alla Madre divina. Gli omaggi possono essere di infinite qualità e ogni santo, a suo modo, ne insegna di personali e unici. Il proposito di incrementare la preghiera mariana del Rosario, il rinnovato impegno a vincere un difetto predominante del proprio carattere, la rinuncia a qualche diletto lecito, le opere di carità e qualsiasi altra cosa purché fatta in onore della Santa Vergine.
Una santa che sembra compendiare tutte le pratiche di devozione alla Madonna è proprio santa Rosa da Lima, la quale, unendo la preghiera e la penitenza, diviene un valido modello per chi, a misura della propria generosità, vuol fare del mese di Maggio un attestato d’amore a Maria Santissima.
La Santa peruviana, in questo, era “smisurata”. Un giorno ad esempio ebbe l’idea di confezionare un abito alla Madonna: «Le farò – diceva – un gonna con 600 Ave Maria, altrettante Salve Regina e quindici giorni di digiuno, a ricordo della pura gioia cagionatale dall’Annunciazione. Comporrò il manto con identico numero di Ave Maria e di Salve Regina, aggiungendovi quindici Rosari e quindici giorni di digiuno in memoria della sua visita a santa Elisabetta…», e con altre preghiere e sacrifici confezionò le frange e gli ornamenti del manto, il velo e una collana. Tutto ciò era massimamente gradito alla Madonna che ricambiò il suo zelo in modo singolare.

Rosa di Santa Maria

Il nome di battesimo della Santa non è quello con cui è universalmente venerata. Nata il 20 aprile 1586 a Lima, i genitori Gaspare Flores e Maria Oliva al fonte battesimale le imposero il nome di Isabel Flores. Non così il Cielo. Successe infatti che un giorno mentre la bimba di appena tre mesi dormiva nella sua culla, i passanti videro il suo volto divenire simile a una rosa sbocciata. Da allora la madre non volle chiamarla con altro nome che quello di Rosa. Alcuni anni dopo, però, mentre la fanciulla protestava davanti alla statua della Madonna del Rosario: «Perché mai io sola fra tutti non porto il nome impostomi nel Battesimo? E quello che porto, non mi viene forse dato per impulso di vanità?», la Madonna le apparve rassicurandola: «Il mio divin Figlio approva il nome di Rosa, ma vuole che vi aggiunga il mio. Perciò d’ora innanzi ti chiamerai Rosa di Santa Maria». Dunque non Isabel, né Rosa, ma Rosa di Santa Maria si doveva chiamare colei che avrebbe fatto della sua esistenza un dono alla Vergine.

Sempre vergine

Una volta che la giovane Rosa aveva portato un mazzo di fiori a Gesù, il Signore le apparve e tra tutti ne prese uno dicendole: «Rosa, tu sei questo fiore. Io lo prendo per me». Ecco l’aspirazione di tutta la sua vita: lasciare il mondo di cui aveva compreso la vanità ed essere solo di Cristo. All’età di 5 anni aveva già emesso il voto di perpetua verginità – ciò la rende ancor più simile alla Semprevergine, anch’Ella entrata nel tempio alla verdissima età di 3 anni –, tuttavia il desiderio di consacrazione divenne via via più esigente spingendola a chiedere di entrare tra le Clarisse di Lima.
Venne il giorno tanto atteso in cui lasciò la casa paterna, accompagnata dal fratello Ferdinando, ma successe un fatto imprevisto. Durante il tragitto, passando dinanzi alla chiesa di San Domenico, pregò il fratello di poter entrare a visitare per l’ultima volta la Madonna del Rosario. Entrata che fu, s’inginocchiò e si mise in preghiera. Il fratello, che aveva fretta, cominciò a richiamarla, dicendole che in monastero il tempo per pregare non le sarebbe certo mancato, ma la Santa, nonostante i ripetuti tentativi, non poteva alzarsi da lì, come trattenuta da una forza sovraumana. Comprese allora che la destinazione scelta non era quella designata da Dio e promise alla Vergine che se le avesse ridato la libertà di alzarsi, avrebbe senz’altro aspettato di conoscere i Sacri Voleri. La Madonna acconsentì sorridendo e non tardò a manifestare a Rosa la divina Volontà. Il giorno 10 agosto 1606, in quella stessa cappella della Madonna del Rosario, la giovane ventenne vestiva l’abito del Terz’Ordine Domenicano.

“Sicut lilium inter spinas”

Non può esservi espressione più adatta a evocare l’identità spirituale di questa Santa, del famoso versetto del Cantico dei cantici: come giglio fra le spine. La vergine peruviana infatti è passata alla storia dell’agiografia come una Santa penitente del calibro di Santa Maria Maddalena.
Crescendo, non solo aveva allontanato da sé ogni vanità nella cura del corpo e delle vesti ma, convinta che “Amore con amor si paga”, volle dare al Signore un ricambio d’amore quanto più simile al Suo. Da qui la proporzione gigantesca e quasi spaventosa della sua penitenza.
Il suo programma giornaliero di vita ha cifre sorprendenti: 12 ore di preghiera, 10 ore di lavoro manuale e 2 sole di riposo. Di notte, per poter pregare senza essere vinta dal sonno, si teneva sospesa ai chiodi di una croce un po’ più alta di lei e appoggiata al muro. Tra le altre preghiere, durante questo tempo recitava, con particolare devozione, le Litanie lauretane in onore della Madonna. Fu il suo direttore spirituale a moderare il fervore della Santa, imponendole maggior tempo per il riposo. La mattina dopo un sonno così scarso e scomodo, la natura faticava a svegliarsi. La Santa ricorse come di consueto all’aiuto della Madre divina pregandola a svegliarla all’ora stabilita. La Madonna si assunse l’incarico, svegliandola ogni giorno delicatamente. Una mattina al richiamo della Madonna che come al solito le diceva: «Levati, figlia, ecco l’ora della preghiera», la Santa rispose: «Cara Madre, io mi levo, mi levo», ma il sonno la colse nuovamente. La Santissima Vergine allora le si avvicinò di nuovo, la toccò e le disse: «Levati, o figlia, è la seconda volta che ti chiamo». La Santa questa volta aprì immediatamente gli occhi, ed ebbe appena il tempo di vedere il volto soave della Madonna.
Basterebbe questo episodio per comprendere quale intimità univa Madre e figlia, e la sua vita è tutta intessuta di tali preziosi episodi. Un altro giorno, per esempio, mentre la Santa pregava nella chiesa di San Domenico, improvvisamente si ricordò di aver lasciato su qualche mobile della camera uno strumento di penitenza. Turbata perché qualcuno l’avrebbe potuto vedere, pregò la Madonna che lo nascondesse. Detto fatto: quando tornò a casa lo trovò rinchiuso in un ripostiglio, messovi dall’Angelo Custode per ordine di Maria Santissima.

L’ultimo sorriso

Consumata dalla penitenza, offerta per la salvezza dei peccatori e la conversione delle popolazioni indigene, si avvicinò per lei piuttosto presto il tempo di passare da questa all’altra vita. Quel che temeva non era una vita breve, ma unicamente una vita vuota d’amore, fu per questo che al sentore della fine imminente, pur avendo solo 31 anni, non poté che rallegrarsi, realizzando di aver dato veramente tutto al Suo Signore. Ma prima avrebbe dovuto soffrire ancora molto. Durante la sua agonia ebbe a esclamare: «So bene di meritare ciò che soffro; ma non avrei mai creduto che tanti mali potessero riversarsi su un corpo umano e diramarsi così in tutte le membra… Nondimeno si compia in ciò, come in tutto il resto, la divina Volontà».
Qualche giorno prima di morire le fu dato il Santo Viatico e l’Estrema Unzione, e fu rapita in un’estasi d’amore. Morì solo dopo aver rinnovato i suoi voti religiosi, ripetendo più volte: «Gesù, sii con me!». Era la notte del 23 agosto 1617.
Dopo la morte, quando il suo corpo, accerchiato da ogni parte da gente esultante di devozione, fu trasportato nella Cappella del Rosario, la Madonna da quella statua dinanzi alla quale la Santa tante volte aveva pregato le sorrise ancora, per l’ultima volta. La folla presente gridò al miracolo.
Quel sorriso è il segno del più bel compiacimento che la Madre divina volle mostrare per una vita spesa interamente in una eroicità d’amore con pochi eguali.

Autore: Rito Cascioli

LITURGIA DELLA PAROLA

Prima Lettura  Rt 1,1.3-6.14-16.22
Venne Noemi, con Rut la moabita, e arrivò a Betlemme.

Dal libro di Rut
Al tempo dei giudici, ci fu nel paese una carestia e un uomo, [chiamato Elimèlec,] con la moglie Noemi e i suoi due figli emigrò da Betlemme di Giuda nei campi di Moab.
Poi Elimèlec, marito di Noemi, morì ed essa rimase con i suoi due figli. Questi sposarono donne moabite: una si chiamava Orpa e l’altra Rut. Abitarono in quel luogo per dieci anni. Poi morirono anche Maclon e Chilion, [figli di Noemi,] e la donna rimase senza i suoi due figli e senza il marito.
Allora intraprese il cammino di ritorno dai campi di Moab con le sue nuore, perché nei campi di Moab aveva sentito dire che il Signore aveva visitato il suo popolo, dandogli pane.
Orpa si accomiatò con un bacio da sua suocera, Rut invece non si staccò da lei. Noemi le disse: «Ecco, tua cognata è tornata dalla sua gente e dal suo dio; torna indietro anche tu, come tua cognata». Ma Rut replicò: «Non insistere con me che ti abbandoni e torni indietro senza di te, perché dove andrai tu, andrò anch’io, e dove ti fermerai, mi fermerò; il tuo popolo sarà il mio popolo e il tuo Dio sarà il mio Dio».
Così dunque tornò Noemi con Rut, la moabita, sua nuora, venuta dai campi di Moab. Esse arrivarono a Betlemme quando si cominciava a mietere l’orzo.

Salmo Responsoriale   Dal Salmo 145
Loda il Signore, anima mia.


Beato chi ha per aiuto il Dio di Giacobbe:
la sua speranza è nel Signore suo Dio,
che ha fatto il cielo e la terra,
il mare e quanto contiene.

Egli rimane fedele per sempre,
rende giustizia agli oppressi,
dà il pane agli affamati.
Il Signore libera i prigionieri.

Il Signore ridona la vista ai ciechi,
il Signore rialza chi è caduto,
il Signore ama i giusti,
il Signore protegge i forestieri.

Egli sostiene l’orfano e la vedova,
ma sconvolge le vie dei malvagi.
Il Signore regna per sempre,
il tuo Dio, o Sion, di generazione in generazione.

Canto al Vangelo
   Sal 24,4
Alleluia, alleluia.

Insegnami, Signore, i tuoi sentieri,
guidami nella tua fedeltà e istruiscimi.
Alleluia.

Vangelo   Mt 22, 34-40
Amerai il Signore tuo Dio, e il tuo prossimo come te stesso.

Dal vangelo secondo Matteo
In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?».
Gli rispose: «“Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».