Santa Messa 29-01-21

BEATO MANUEL DOMINGO

“Chiunque avesse a che fare con lui aveva l’impressione di essere il suo preferito”. Non è un complimento da poco: per tutti e, in particolare, per i sacerdoti, chiamati ad incarnare la bontà e la tenerezza di Gesù verso ogni creatura. E questo dicevano quanti avevano la fortuna di incrociare sulla loro strada don Manuel Domingo y Sol, un prete “buono, esemplare e pio, dotato di un buonumore impagabile, con un carattere semplice, sano, da contadino”. Nato aTortosa il 1° aprile 1836 e prete a 24 anni, don Manuel è prima viceparroco e successivamente parroco in alcune parrocchie della diocesi. Sa predicare e sa farsi ascoltare, così lo annoverano quasi subito tra i predicatori delle missioni al popolo. Al vescovo però non sfuggono l’intelligenza viva e le capacità di quel giovane prete e lo manda all’università di Valenza per la licenza di teologia; subito dopo lo assegna come confessore di tre conventi di clausura e in più gli chiede di insegnare religione in alcuni collegi. Don Manuel si tuffa in mezzo nell’ambiente giovanile con la forza di un apostolo e il carisma di un profeta. Questa sua lunga frequentazione dei giovani, di cui è insegnante, consigliere, direttore spirituale, lo porta a constatare la loro sete di Dio e, contemporaneamente, la carenza di “operai” adeguatamente formati per i vari campi di apostolato. Incredibile a dirsi, questo prete che conquista i giovani e che si lascia “mangiare” da loro, non ha però ancora trovato la sua vera vocazione e ancora sta cercando di sapere cosa il Signore vuole veramente da lui. Lo scopre, in modo del tutto imprevedibile, in una gelida giornata del febbraio 1873, in cui si imbatte in Ramon Valero, un seminarista che sta chiedendo l’elemosina e che abita in una catapecchia da quando il seminario di Tortosa è stato distrutto dalla Rivoluzione del 1868; Don Manuel viene così a conoscere tutta la miseria in cui vivono questi giovani, desiderosi nonostante tutto di coronare la loro vocazione: senza cibo se non quello che viene loro donato per carità, senza formazione né guida spirituale, senza luce e riscaldamento che sarebbero le condizioni minime per poter studiare di sera. Don Manuel, folgorato da quanto Ramon gli ha fatto intravedere, senza perdere tempo, già sette mesi dopo apre la prima “Casa di san Giuseppe”, le cui porte si aprono per i primi 24 seminaristi poveri. Che tre anni dopo sono già diventati 98 e sei anni dopo sono addirittura più che triplicati. Quasi senza che lui se ne accorga, il Signore gli ha messo in cuore una grande passione per le vocazioni. “Tanti e buoni sacerdoti” è lo slogan che conia in quegli anni e che dice tutta la sua passione nel far nascere e soprattutto nel formare nuove vocazioni sacerdotali. La sua pedagogia vocazionale si fonda su quattro pilastri: la selezione dei candidati, il clima formativo che deve avere carattere familiare, la fraternità universale e un’intensa vita spirituale. Quest’ultima, a sua volta, deve saldamente poggiare sull’Eucaristia e deve irradiarsi attraverso la devozione al Sacro Cuore e alla Madonna. Per dare continuità alla sua opera fonda la “Fraternità dei Sacerdoti Operai”, con una spiritualità riparatrice e con il carisma specifico di curare la formazione dei futuri sacerdoti. Mentre le sue “Case” si moltiplicano, don Manuel fonda a Roma nel 1892 il Collegio Spagnolo, che finora ha formato più di 3000 sacerdoti e che ha dato alla Chiesa oltre 70 vescovi. Don Manuel muore il 29 gennaio 1909 e nel 1987 Giovanni Paolo II° ha beatificato il “Santo apostolo delle vocazioni”, del quale Tortosa, proprio in questi giorni, ha inaugurato le celebrazioni per il 1° centenario della morte.

Autore: Gianpiero Pettiti


Il beato Manuel Domingo y Sol, nacque a Tortosa (Spagna) il 1° aprile 1836, penultimo di dodici figli, ebbe un’educazione in seno alla famiglia e poi con un precettore privato.
A 15 anni entrò nel seminario diocesano di Tortosa, dove fu conosciuto ed apprezzato per le sue belle virtù e qualità, suscitando l’ammirazione di tutti. Il 9 luglio 1860 venne ordinato sacerdote e subito si dedicò all’insegnamento del catechismo ed alla predicazione.
Altre tappe della sua luminosa vita furono: ben presto venne annoverato fra i missionari diocesani a cui si dedicò con tanta energia; venne nominato parroco di Aldea, in questa funzione profuse tutto il suo zelo pastorale; nel 1862 per desiderio del vescovo, frequentò l’Università di Valencia, dove dopo tre anni, conseguì la licenza in teologia; nel 1864 fu insegnante di religione e nel 1865 professore al seminario.
Nella sua diocesi di Tortosa fu attivista multiforme di apostolato sacerdotale; la gioventù, il catechismo, la stampa e le buone letture, gli operai, la direzione spirituale di molte persone, furono i campi d’azione sociale e pastorale che lo videro impegnato.
Nel 1881 fondò la “Congregazione degli Operai Diocesani” per la direzione dei seminari, con lo scopo di formare i nuovi sacerdoti della Chiesa; poi sarà conosciuta come “Fraternità dei Sacerdoti Operai Diocesani del Cuore di Gesù” e che darà ben trenta martiri alla Chiesa, quasi tutti professori e rettori di seminario, vittime della Guerra Civile di Spagna del 1936-1939.
A Roma fondò nel 1892 il Collegio Spagnolo di S. Giuseppe per la formazione dei giovani chierici connazionali, venuti a Roma per completare gli studi.
Morì a Tortosa il 25 gennaio 1909, rimpianto dai confratelli e circondato dalla fama di santità, per cui furono istruiti i regolari processi, la causa fu introdotta il 12 luglio 1946.
E’ stato beatificato da papa Giovanni Paolo II il 29 marzo 1987.

PREGHIERA

O Dio,
che hai suscitato
nel Beato Manuel Domingo y Sol
il senso profondo di ogni vocazione,
specialmente della vocazione sacerdotale;
concedici, per la sua intercessione,
apostoli coraggiosi delle vocazioni,
generose risposte alle tue chiamate,
e donaci la grazia
che ti chiediamo per la sua intercessione.
Per Gesù Cristo, nostro Signore. Amen.


Autore: 
Antonio Borrelli

LITURGIA DELLA PAROLA

Prima Lettura   Eb 10,32-39
Avete dovuto sopportare una lotta grande. Non abbandonate dunque la vostra franchezza.

Dalla lettera agli Ebrei 
Fratelli, richiamate alla memoria quei primi giorni: dopo aver ricevuto la luce di Cristo, avete dovuto sopportare una lotta grande e penosa, ora esposti pubblicamente a insulti e persecuzioni, ora facendovi solidali con coloro che venivano trattati in questo modo. Infatti avete preso parte alle sofferenze dei carcerati e avete accettato con gioia di essere derubati delle vostre sostanze, sapendo di possedere beni migliori e duraturi.
Non abbandonate dunque la vostra franchezza, alla quale è riservata una grande ricompensa. Avete solo bisogno di perseveranza, perché, fatta la volontà di Dio, otteniate ciò che vi è stato promesso.
Ancora un poco, infatti, un poco appena,
e colui che deve venire, verrà e non tarderà.
Il mio giusto per fede vivrà;
ma se cede, non porrò in lui il mio amore.
Noi però non siamo di quelli che cedono, per la propria rovina, ma uomini di fede per la salvezza della nostra anima.

Salmo Responsoriale   Dal Salmo 36

La salvezza dei giusti viene dal Signore.  

Confida nel Signore e fa’ il bene:
abiterai la terra e vi pascolerai con sicurezza.
Cerca la gioia nel Signore:
esaudirà i desideri del tuo cuore.

Affida al Signore la tua via,
confida in lui ed egli agirà:
farà brillare come luce la tua giustizia,
il tuo diritto come il mezzogiorno.

Il Signore rende sicuri i passi dell’uomo
e si compiace della sua via.
Se egli cade, non rimane a terra,
perché il Signore sostiene la sua mano.

La salvezza dei giusti viene dal Signore:
nel tempo dell’angoscia è loro fortezza.
Il Signore li aiuta e li libera,
li libera dai malvagi e li salva,
perché in lui si sono rifugiati.

Canto al Vangelo   Mt 11,25

Alleluia, alleluia.

Ti rendo lode, Padre,
Signore del cielo e della terra,
perché ai piccoli hai rivelato i misteri del Regno.
Alleluia.

Vangelo   Mc 4,26-34  
L’uomo getta il seme e dorme; il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa.

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura».
Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra».
Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.