Santa Messa 31-1-21

IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
Anno B

Profeta, personaggio scomodo

La prima lettura e il vangelo si richiamano e si completano, così come la promessa esige il dono, e l’attesa invoca la venuta. Oggetto della promessa e dell’attesa è il grande profeta che Dio susciterà come un secondo Mosè.

La storia della salvezza è storia di Dio che parla con il suo popolo; in questa storia il profetismo appare come una delle linee di forza che percorrono tutta l’esistenza di Israele come popolo, e caratterizzano la sua esperienza religiosa fin dai tempi di Mosè.

 

Susciterò un profeta in mezzo a loro

Il profeta non è soltanto colui che predice o svela un evento futuro. Egli è prima di tutto un intermediario con l’Assoluto, portatore fedele della parola di Dio. Il profetismo s’innesta in questo contesto di bisogno della parola di Dio e si caratterizza come punto di incontro dell’uomo con la verità e la volontà di Dio. Molto spesso il profeta denuncia le mancanze che si commettono contro la Legge anche se c’è un’osservanza legale della lettera; egli lotta contro le vuote abitudini di un passato che viene confuso con le sue morte sopravvivenze. Egli condanna il culto esteriore e i sacrifici che nascondono l’ipocrisia e l’ingiustizia.

Il profeta è costituito da Dio «per sradicare e demolire, per distruggere e abbattere, per edificare e piantare» (Ger 1,10). Per questo il suo impatto con il popolo è più sovente uno scontro che un incontro.

La Legge era per l’ebreo luogo privilegiato d’incontro con la vo­lontà di Dio, ma portava con sé il rischio di un’osservanza letterale, giuridica, senza anima né cuore. L’incontro fra il profeta e il popolo di Dio avviene proprio sul terreno della Legge. Profetismo e Legge (istituzioni, tradizioni e culto) non esprimono due opzioni o due contenuti divergenti, si tratta di funzioni distinte, di settori che non sono tra loro isolati.

Ci sono anche dei falsi profeti (prima lettura), ci sono persone che si illudono di essere portatori della parola di Dio, quando sono solo eco di parole umane.

Gesù viene presentato nel vangelo non solo come colui che chiude storicamente la serie dei profeti antichi, ma come colui che porta a compimento le promesse, colui nel quale si svela e si realizza il progetto di Dio sull’umanità.

Egli non si limita come gli scribi e i farisei a ripetere e a ricordare la parola di Dio, egli « insegna come uno che ha autorità » e accompagna le sue parole con la potenza dei miracoli. La guarigione dell’indemoniato diventa segno profetico di una liberazione in atto, della venuta del regno di Dio, dell’inizio del nuovo popolo.

 

Profeti e comunità profetiche nella Chiesa

Esistono ancora oggi i profeti? Quale è il loro compito nella Chiesa? Con quali segni si presentano?

La visione della storia umana secondo la logica di Dio ci è data dalla parola che egli ha affidato alla comunità degli uomini. Tale parola non è sepolta in un libro, ma vive in una comunità; anzi costruisce la comunità e la comunità, rileggendo e attualizzando la parola, la arricchisce, l’approfondisce.

 

La denuncia profetica

La funzione del profeta è primariamente « critica ». La Chiesa come realtà umana è soggetta alla tentazione di adagiarsi sulle conquiste fatte, o sul rimpianto di equilibri perduti. La tentazione di dare ad istituzioni, ad espressioni religiose il carattere di definitività e assolutezza, è ad ogni passo del suo cammino. Ê facile ritenere acquisito per sempre ciò che è solo un momento della storia. La comunità cristiana ha bisogno di denuncia critica proprio quando ritiene di essere ormai testimonianza trasparente della comunione con Dio.

La denuncia profetica non è iniziativa della Chiesa ma dello Spirito Santo. I profeti si incontrano dove meno e quando meno li attendiamo. Lo Spirito suscita i profeti anche al di là dei confini sociologici della Chiesa. Ogni uomo, ogni comunità umana può diventare profezia.

Non esiste solo una profezia all’interno della Chiesa, ma la stessa comunità cristiana è « profezia » nei confronti di tutta la comunità umana: fonte di critica contro ogni assolutizzazione, o ideologia disumanizzante, o potere opprimente. Denuncia di razzismo, sfruttamento economico, mancanza di rispetto della vita. Tutto questo presuppone una comunità in verifica continua della sua fedeltà al messaggio, perché la sua profezia non sia alienante controtestimonianza.

 

Cristo ci ha chiamati al suo regno e alla sua gloria

Dalla «Lettera ai cristiani di Smirne» di sant’Ignazio di Antiochia, vescovo e martire  (Intr.; Capp. 1, 1 -4, 1 Funk 1, 235-237)
Ignazio, detto anche Teoforo, si rivolge alla chiesa di Dio e del diletto Figlio suo Gesù Cristo. A questa chiesa, che si trova a Smirne in Asia, augura di godere ogni bene nella purezza dello spirito e nella parola di Dio: essa ha ottenuto per divina misericordia ogni grazia, è piena di fede e di carità e nessun dono le manca. E’ degna di Dio e feconda di santità.
Ringrazio Gesù Cristo Dio che vi ha resi così saggi. Ho visto infatti che siete fondati su una fede incrollabile, come se foste inchiodati, carne e spirito, alla croce del Signore Gesù Cristo, e che siete pieni di carità nel sangue di Cristo. Voi credete fermamente nel Signore nostro Gesù, credete che egli discende veramente «dalla stirpe» di Davide secondo la carne» (Rm 1, 3) ed è figlio di Dio secondo la volontà e la potenza di Dio; che nacque veramente da una vergine; che fu battezzata da Giovanni per adempiere ogni giustizia (cfr. Mt 3, 15); che fu veramente inchiodato in croce per noi nella carne sotto Ponzio Pilato e il tetrarca Erode. Noi siamo infatti il frutto della sua croce e della sua beata passione. Avete ferma fede inoltre che con la sua risurrezione ha innalzato nei secoli il suo vessillo per riunire i suoi santi e i suoi fedeli, sia Giudei che Gentili, nell’unico corpo della sua Chiesa.
Egli ha sofferto la sua passione per noi, perché fossimo salvi; e ha sofferto realmente, come realmente ha risuscitato se stesso.
Io so e credo fermamente che anche dopo la risurrezione egli è nella sua carne. E quando si mostrò a Pietro e ai suoi compagni, disse loro: Toccatemi, palpatemi e vedete che non sono uno spirito senza corpo (cfr. Lc 24, 39). E subito lo toccarono e credettero alla realtà della sua carne e del suo spirito. Per questo disprezzarono la morte e trionfarono di essa. Dopo la sua risurrezione, poi, Cristo mangiò e bevve con loro proprio come un uomo in carne ed ossa, sebbene spiritualmente fosse unito al Padre.
Vi ricordo queste cose, o carissimi, quantunque sappia bene che voi vi gloriate della stessa fede mia.

 

LITURGIA DELLA PAROLA    

Prima Lettura  Dt 18, 15-20

Susciterò un profeta e gli porrò in bocca le mie parole.

Dal libro del Deuteronòmio

Mosè parlò al popolo dicendo: «Il Signore, tuo Dio, susciterà per te, in mezzo a te, tra i tuoi fratelli, un profeta pari a me. A lui darete ascolto. Avrai così quanto hai chiesto al Signore, tuo Dio, sull’Oreb, il giorno dell’assemblea, dicendo: “Che io non oda più la voce del Signore, mio Dio, e non veda più questo grande fuoco, perché non muoia”.
Il Signore mi rispose: “Quello che hanno detto, va bene. Io susciterò loro un profeta in mezzo ai loro fratelli e gli porrò in bocca le mie parole ed egli dirà loro quanto io gli comanderò. Se qualcuno non ascolterà le parole che egli dirà in mio nome, io gliene domanderò conto. Ma il profeta che avrà la presunzione di dire in mio nome una cosa che io non gli ho comandato di dire, o che parlerà in nome di altri dèi, quel profeta dovrà morire”».

    
Salmo Responsoriale
  Dal Salmo 94/95
Ascoltate oggi la voce del Signore.

Venite, cantiamo al Signore,
acclamiamo la roccia della nostra salvezza.
Accostiamoci a lui per rendergli grazie,
a lui acclamiamo con canti di gioia.

Entrate: prostràti, adoriamo,
in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti.
È lui il nostro Dio
e noi il popolo del suo pascolo,
il gregge che egli conduce.

Se ascoltaste oggi la sua voce!
«Non indurite il cuore come a Merìba,
come nel giorno di Massa nel deserto,
dove mi tentarono i vostri padri:
mi misero alla prova
pur avendo visto le mie opere».

     
Seconda Lettura
  1 Cor 7, 32-35

La vergine si preoccupa delle cose del Signore, per essere santa.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi

Fratelli, io vorrei che foste senza preoccupazioni: chi non è sposato si preoccupa delle cose del Signore, come possa piacere al Signore; chi è sposato invece si preoccupa delle cose del mondo, come possa piacere alla moglie, e si trova diviso!
Così la donna non sposata, come la vergine, si preoccupa delle cose del Signore, per essere santa nel corpo e nello spirito; la donna sposata invece si preoccupa delle cose del mondo, come possa piacere al marito.
Questo lo dico per il vostro bene: non per gettarvi un laccio, ma perché vi comportiate degnamente e restiate fedeli al Signore, senza deviazioni.


Canto al Vangelo
  Mt 4,16

Alleluia, alleluia.

Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce,
per quelli che abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta.

Alleluia.

 

Vangelo  Mc 1, 21-28

Insegnava loro come uno che ha autorità.

Dal vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafàrnao,] insegnava. Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi.
Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui.

Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnaménto nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!».
La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.