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	<title> &#187; Mariani</title>
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	<description>volume di canti per l&#039;animazione liturgica</description>
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		<title>Ave o Stella</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Jan 2014 11:09:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lorena]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mariani]]></category>

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		<description><![CDATA[Spartito &#160; È uno tra i più famosi inni che la Chiesa Ortodossa dedica alla Theotokos (Genitrice di Dio). Akathistos si chiama per antonomasia quest&#8217;inno liturgico del secolo V, che fu e resta il modello di molte composizioni innografiche e litaniche, antiche e recenti.&#8221;Akathistos&#8221; non è il titolo originario, ma una rubrica:&#8221;a-kathistos&#8221; in greco significa &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a title="AVE O STELLA" href="http://www.padreguglielmo.it/new/wp-content/uploads/2013/05/Ave-o-stella.pdf" target="_blank">Spartito</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">È uno tra i più famosi inni che la Chiesa Ortodossa dedica alla Theotokos (Genitrice di Dio).<br />
Akathistos si chiama per antonomasia quest&#8217;inno liturgico del secolo V, che fu e resta il modello di molte composizioni innografiche e litaniche, antiche e recenti.&#8221;Akathistos&#8221; non è il titolo originario, ma una rubrica:&#8221;a-kathistos&#8221; in greco significa &#8220;non-seduti&#8221;, perché la Chiesa ingiunge di cantarlo o recitarlo &#8220;stando in piedi&#8221;, come si ascolta il Vangelo, in segno di riverente ossequio alla Madre di Dio.</p>
<p>La struttura metrica e sillabica dell&#8217;Akathistos si ispira alla celeste Gerusalemme descritta dal cap. 21 dell&#8217;Apocalisse, da cui desume immagini e numeri: Maria è cantata come identificazione della Chiesa, quale &#8220;Sposa&#8221; senza sposo terreno, Sposa vergine dell&#8217;Agnello, in tutto il suo splendore e la sua perfezione.</p>
<p>L&#8217;inno consta di 24 stanze (in greco: oikoi), quante sono le lettere dell&#8217;alfabeto greco con le quali progressivamente ogni stanza comincia. Ma fu sapientemente progettato in due parti distinte, su due piani congiunti e sovrapposti &#8211; quello della storia e quello della fede -, e con due prospettive intrecciate e complementari &#8211; una cristologica, l&#8217;altra ecclesiale -, nelle quali è calato e s&#8217;illumina il mistero della Madre di Dio. Le due parti dell&#8217;inno a loro volta sono impercettibilmente suddivise ciascuna in due sezioni di 6 stanze: tale suddivisione è presente in modo manifesto nell&#8217;attuale celebrazione liturgica. L&#8217;inno tuttavia procede in maniera binaria, in modo che ogni stanza dispari trova il suo complemento &#8211; metrico e concettuale &#8211; in quella pari che segue. Le stanze dispari si ampliano con 12 salutazioni mariane, raccolte attorno a un loro fulcro narrativo o dommatico, e terminano con l&#8217;efimnio o ritornello di chiusa: &#8220;Gioisci, sposa senza nozze!&#8221;. Le stanze pari invece, dopol&#8217;enunciazione del tema quasi sempre a sfondo cristologico, terminano con l&#8217;acclamazione a Cristo: &#8220;Alleluia!&#8221;. Così l&#8217;inno si presenta cristologico insieme e mariano, subordinando la Madre al Figlio, la missione materna di Maria all&#8217;opera universale di salvezza dell&#8217;unico Salvatore.</p>
<p>La prima parte dell&#8217;Akathistos (stanze 1-12) segue il ciclo del Natale, ispirato ai Vangeli dell&#8217;Infanzia (Lc 1-2; Mt 1-2).<br />
Essa propone e canta il mistero dell&#8217;incarnazione (stanze 1-4), l&#8217;effusione della grazia su Elisabetta e Giovanni (stanza 5),la rivelazione a Giuseppe (stanza 6), l&#8217;adorazione dei pastori(stanza 7), l&#8217;arrivo e l&#8217;adorazione dei magi (stanze 8-10), la fuga in Egitto (stanza 11), l&#8217;incontro con Simeone (stanza 12): eventi che superano il dato storico e diventano lettura simbolica della grazia che si effonde, della creatura che l&#8217;accoglie, dei pastori che annunciano il Vangelo, dei lontani che giungono alla fede, del popolo di Dio che uscendo dal fonte battesimale percorre il suo luminoso cammino verso la Terra promessa e giunge alla conoscenza profonda del Cristo.</p>
<p>La seconda parte (stanze 13-24) propone e canta ciò che la Chiesa al tempo di Efeso e di Calcedonia professava di Maria, nel mistero del Figlio Salvatore e della Chiesa dei salvati. Maria è la Nuova Eva, vergine di corpo e di spirito, che col Frutto del suo grembo riconduce i mortali al paradiso perduto (stanza 13); è la Madre di Dio, che diventando sede e trono dell&#8217;Infinito, apre le porte del cielo e vi introduce gli uomini (stanza 15); è la Vergine partoriente, che richiama la mente umana a chinarsi davanti al mistero di un parto divino e ad illuminarsi di fede (stanza 17); è la Sempre-vergine, inizio della verginità della Chiesa consacrata a Cristo, sua perenne custode e amorosa tutela (stanza 19); è la Madre dei Sacramenti pasquali, che purificano e divinizzano l&#8217;uomo e lo nutrono del Cibo celeste (stanza 21); è l&#8217;Arca Santa e il Tempio vivente di Dio, che precede e protegge il peregrinare della Chiesa e dei fedeli verso l&#8217;ultima Pasqua (stanza 23); è l&#8217;Avvocata di misericordia nell&#8217;ultimo giorno (stanza 24).</p>
<p>L&#8217;Akathistos è una composizione davvero ispirata. Conserva un valore immenso:<br />
—  a motivo del suo respiro storico-salvifico, che abbraccia tutto il progetto di Dio coinvolgendo la creazione e le creature, dalle origini all&#8217;ultimo termine, in vista della loro pienezza in Cristo;<br />
—  a motivo delle fonti, le più pure: la Parola di Dio dell&#8217;Antico e del Nuovo Testamento, sempre presente in modo esplicito o implicito; la dottrina definita dai Concili di Nicea (325), di Efeso (431) e di Calcedonia (451), dai quali direttamente dipende; le esposizioni dottrinali dei più grandi Padri orientali del IV e del V secolo, dai quali desume concetti e lapidarie asserzioni;<br />
—  a motivo di una sapiente metodologia mistagogica, con la quale — assumendo le immagini più eloquenti dalla creazione e dalle Scritture — eleva passo passo la mente e la porta alle soglie del mistero contemplato e celebrato: quel mistero del Verbo incarnato e salvatore che — come afferma il Vaticano II — fa di Maria il luogo d&#8217;incontro e di riverbero dei massimi dati della fede (cf Lumen Gentium 65).</p>
<p>Circa l&#8217;Autore, quasi tutta la tradizione manoscritta trasmette anonimo l&#8217;inno Akathistos. La versione latina redatta dal Vescovo Cristoforo di Venezia intorno all&#8217;anno 800, che tanto influsso esercitò sulla pietà del medioevo occidentale, porta il nome di Germano di Costantinopoli ( 733). Oggi però la critica scientifica propende ad attribuirne la composizione ad uno dei Padri di Calcedonia: in tal modo, questo testo venerando sarebbe il frutto maturo della tradizione più antica della Chiesa ancora indivisa delle origini, degno di essere assunto e cantato da tutte le Chiese e comunità ecclesiali.</p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
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