Messa quotidiana

Santa Messa 17-7-22

XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Anno C

Casa cristiana casa ospitale

In tutte le antiche civiltà, specialmente fra i popoli nomadi, l’ospitalità è sacra, è un atto religioso.

L’ospite: una presenza misteriosa
Israele invece fa non più una lettura religiosa dell’ospitalità, ma una lettura di fede: lo straniero è un memoriale vivente, gli ricorda che un tempo fu straniero e schiavo in Egitto, che fu pellegrino nel deserto e che è di passaggio sulla terra.
Nel racconto di Abramo (prima lettura) lo straniero è l’«altro» che rimanda a quell’«Altro» per eccellenza che è Dio. Il Dio della fede è il «Forestiero », «l’Assolutamente-Altro», e che tuttora è vicino, che visita l’uomo e sconvolge la sua vita.
Quando il Vangelo ci avrà svelato tutto ciò che implica l’accoglienza dell’altro, l’ospitalità scoprirà il suo vero volto.
Nel Vangelo Gesù appare come ospite. A più riprese è invitato nella casa dei pubblicani e dei peccatori (Zaccheo: Lc 19,5-10), dai quali è accolto in modo premuroso e disinteressato. La sua presenza tra essi è il segno vivo dell’amore di Dio per loro, un invito alla conversione. Mangiare insieme è un segno di comunione. Per mangiare insieme a Cristo nella verità bisogna convertirsi. Dai farisei Gesù non è accolto così; la sua presenza a casa loro è piuttosto un giudizio.

Cristo ospite
Anche quando è ricevuto da amici di lunga data, come Marta e Maria (vangelo), Gesù non si comporta come un ospite ordinario: egli esige attenzione all’essenziale del suo messaggio e della sua persona. Accogliere Cristo ospite è soprattutto «ascoltarlo», mettersi in atteggiamento di ricettività, di accoglienza, più che di dare. È ascoltandolo che si entra in comunione con lui e si è trasformati (Maria). Chi si preoccupa più delle cose da dare (Marta) che della persona con cui comunicare, rimane estraneo.
Gesù si manifesta sempre come «il forestiero», che scalza ogni sicurezza e vuole la rinuncia totale, colui che getta solide basi dell’ordine legato al riconoscimento degli altri come diversi da sé.
Questo forestiero è venuto tra i suoi, e i suoi non l’hanno accolto (Gv 1,11). Colui che muore sulla croce è il «forestiero» per eccellenza, ­ rigettato da tutti; tanto forestiero che, dopo la sua risurrezione, ­ i pellegrini di Emmaus non lo riconoscono sulla strada, ma solo nell’ospitalità che gli offrono (Lc 24,28-32).
L’ospitalità cristiana, come accoglienza della presenza sconvolgente «dell’altro» nella propria vita (Mt 25,35-36) e soprattutto come accettazione dell’«altro da noi» per eccellenza che è il nemico, è un segno privilegiato della fedeltà al comandamento nuovo senza frontiere. Ospitare l’altro è ospitare Cristo.
Il Vaticano II ricorda che «oggi urge l’obbligo che diventiamo generosamente prossimi di ogni uomo e rendiamo servizio coi fatti a colui che ci passa accanto, vecchio da tutti abbandonato o lavoratore straniero ingiustamente disprezzato, o emigrante, o fanciullo nato da una unione illegittima, che patisce immeritatamente per un peccato da lui non commesso, o affamato che richiama la nostra coscienza rievocando la voce dei Signore: “Quanto avete fatto a uno di questi minimi miei fratelli, l’avete fatto a me”» (GS 27). Tra le opere di apostolato familiare indica: «Adottare come figli i bambini abbandonati, accogliere con benevolenza i forestieri» (AA 11e).

Vincere la solitudine e l’anonimato
Una delle caratteristiche della nostra civiltà urbana è l’anonimato. Abitiamo nello stesso palazzo e non ci conosciamo.
Assistiamo ad una crescente privatizzazione della vita familiare e sociale, a una fuga accelerata nel «privato» e ci adattiamo passivamente. Le strutture sociali provocano negli individui solitudine, oppressione, alienazione e angoscia, e noi non le contestiamo.
L’anonimato è una realtà ambigua: se per un verso è una condizione alienante, per un altro può diventare condizione di libertà. In queste condizioni di vita quale deve essere il comportamento del cristiano?
Gli attuali movimenti di idee e i nuovi modelli che stanno faticosamente nascendo, provocano l’intervento attivo dei cristiani per fare della famiglia una comunità  «aperta al dialogo col mondo», superando ogni egoismo, promovendo una autentica educazione sociale, educando i figli all’incontro e al colloquio con gli altri «partendo dalle piccole comunità di caseggiato, o di quartiere, o di scuola, sino alla più vasta attività amministrativa e politica» (CEI, Matrimonio e famiglia oggi in Italia, 14).
Compito dei cristiani sarà anche di appoggiare i movimenti giovanili, che favoriscono la solidarietà, l’aiuto agli altri, l’impegno comunitario.

Non basta essere chiamati cristiani,
ma bisogna esserlo davvero

Dalla «Lettera ai cristiani di Magnesia» di sant’Ignazio di Antiochia, vescovo e martire  (Intr.; Capp. 1, 1 5, 2; Funk 1, 191-195)
Ignazio, detto anche Teoforo, alla chiesa benedetta dalla grazia di Dio Padre, in Cristo Gesù nostro Salvatore: in lui saluto questa chiesa che è a Magnesia sul Meandro e le auguro di godere ogni bene in Dio Padre e in Gesù Cristo.
Ho appreso che la vostra carità è perfettamente ordinata secondo Dio. Ne ho provato grande gioia e ho deciso di rivolgere a voi la parola nella fede di Gesù Cristo. Insignito di un’altissima onorificenza, cioè delle catene che porto ovunque con me, canto le lodi delle chiese e auguro loro l’unione con la carne e lo spirito di Gesù Cristo, nostra vita eterna, nella fede e nella carità, più desiderabile e preziosa d’ogni bene. Auspico per loro soprattutto l’unione con Gesù e il Padre. In lui resisteremo a ogni assalto del principe di questo mondo, sfuggiremo dalle sue mani e giungeremo a Dio.
Ho avuto la grazia di vedervi nella persona del vostro vescovo Damas, uomo veramente degno di Dio, dei santi presbiteri Basso e Apollonio e del diacono Sozione, mio compagno nel servizio del Signore. Possa io trarre profitto dalla presenza di Sozione, perché è sottomesso al vescovo come alla grazia di Dio e al collegio dei presbiteri come alla legge di Gesù Cristo.
Non dovete approfittare della giovane età del vescovo, ma avere per lui ogni rispetto, considerando l’autorità che gli è stata conferita da Dio Padre. So che fanno così anche i venerandi presbiteri, che non abusano della sua evidente età giovanile, ma, da uomini prudenti in Dio, gli stanno soggetti vedendo in lui non la sua persona, ma il Padre di Gesù Cristo, vescovo di tutti. Ad onore di colui che ci ama conviene ubbidire senza ombra di finzione perché altrimenti non si inganna questo vescovo visibile, ma si cerca di ingannare quello invisibile. Qui non si tratta di cose che riguardano la carne, ma Dio, che conosce i segreti dei cuori.
Non basta essere chiamati cristiani, ma bisogna esserlo davvero. Ci sono alcun che hanno si il nome del vescovo sulle labbra, ma poi fanno tutto senza di lui. Mi pare che costoro non agiscano con retta coscienza, perché le loro riunioni non sono legittime, secondo il comando del Signore.
Tutte le cose hanno fine, e due termini ci stanno davanti la vita e la morte. Ciascuno andrà al posto che gli spetta. Vi sono, per così dire, due monete, quella di Dio e quella del mondo, e ciascuna porta impresso il proprio contrassegno. I non credenti hanno l’impronta di questo mondo, ma i fedeli che sono nella carità portano impressa l’immagine di Dio Padre per mezzo di Gesù Cristo. Se noi, con la grazia sua, non siamo pronti a morire per partecipare alla sua passione, la sua vita non è in noi.

LITURGIA DELLA PAROLA

Prima Lettura   
Gn 18, 1-10

Signore, non passar oltre senza fermarti dal tuo servo.

Dal libro della Gènesi.
In quei giorni, il Signore apparve ad Abramo alle Querce di Mamre, mentre egli sedeva all’ingresso della tenda nell’ora più calda del giorno.
Egli alzò gli occhi e vide che tre uomini stavano in piedi presso di lui. Appena li vide, corse loro incontro dall’ingresso della tenda e si prostrò fino a terra, dicendo: «Mio signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passare oltre senza fermarti dal tuo servo. Si vada a prendere un po’ d’acqua, lavatevi i piedi e accomodatevi sotto l’albero. Andrò a prendere un boccone di pane e ristoratevi; dopo potrete proseguire, perché è ben per questo che voi siete passati dal vostro servo». Quelli dissero: «Fa’ pure come hai detto».
Allora Abramo andò in fretta nella tenda, da Sara, e disse: «Presto, tre sea di fior di farina, impastala e fanne focacce». All’armento corse lui stesso, Abramo; prese un vitello tenero e buono e lo diede al servo, che si affrettò a prepararlo. Prese panna e latte fresco insieme con il vitello, che aveva preparato, e li porse loro. Così, mentre egli stava in piedi presso di loro sotto l’albero, quelli mangiarono.
Poi gli dissero: «Dov’è Sara, tua moglie?». Rispose: «È là nella tenda». Riprese: «Tornerò da te fra un anno a questa data e allora Sara, tua moglie, avrà un figlio».

Salmo Responsoriale  Dal Salmo 14
Chi teme il Signore, abiterà nella sua tenda.

Colui che cammina senza colpa,
pratica la giustizia
e dice la verità che ha nel cuore,
non sparge calunnie con la sua lingua.

Non fa danno al suo prossimo
e non lancia insulti al suo vicino.
Ai suoi occhi è spregevole il malvagio,
ma onora chi teme il Signore.

Non presta il suo denaro a usura
e non accetta doni contro l’innocente.
Colui che agisce in questo modo
resterà saldo per sempre.

Seconda Lettura  Col 1, 24-28
Il mistero nascosto da secoli, ora è manifestato ai santi.
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossèsi.

Fratelli, sono lieto nelle sofferenze che sopporto per voi e do compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne, a favore del suo corpo che è la Chiesa.
Di essa sono diventato ministro, secondo la missione affidatami da Dio verso di voi di portare a compimento la parola di Dio, il mistero nascosto da secoli e da generazioni, ma ora manifestato ai suoi santi.
A loro Dio volle far conoscere la gloriosa ricchezza di questo mistero in mezzo alle genti: Cristo in voi, speranza della gloria. È lui infatti che noi annunciamo, ammonendo ogni uomo e istruendo ciascuno con ogni sapienza, per rendere ogni uomo perfetto in Cristo.

Canto al Vangelo   Lc 8,15
Alleluia, alleluia.

Beati coloro che custodiscono la parola di Dio
con cuore integro e buono,
e producono frutto con perseveranza.
Alleluia.

  
Vangelo
  Lc 10, 38-42

Marta lo ospitò. Maria ha scelto la parte migliore.

Dal vangelo secondo Luca
In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò.
Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi.
Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».