Omelia 13-1-18

Sant’ Ilario di Poitiers

Vescovo e dottore della Chiesa

Ci fu un tempo nel quale la maggior parte degli uomini di Chiesa persero la Fede, pensavano di essere cattolici, ma, in realtà, seguivano gravi errori teologici, perciò il loro credo era corrotto e deviato.
Per ben due secoli, dal IV al VII, l’eresia ariana imperversò sia in Oriente che in Occidente: elaborata dal monaco e teologo Ario, questa teoria sosteneva che la natura divina di Gesù fosse sostanzialmente inferiore a quella del Padre e che il Verbo di Dio non fosse eterno e increato. Sebbene Ario fosse stato scomunicato e la sua dottrina condannata, l’arianesimo resistette a lungo, tanto da diventare religione ufficiale dell’Impero romano durante il regno di Costanzo II. «Tutto l’orbe gemette riconoscendosi con stupore ariano» scrisse san Girolamo: l’errore, come il peccato, fa sempre gemere.
Errori e peccati, oggi, sono disseminati ovunque, anche nella Chiesa; ciò non permette la quiete né nella vita naturale, né tantomeno nella vita spirituale. Come allora si negava la totale divinità di Cristo, oggi si nega che la Trinità sia l’unico vero Dio per tutte le genti, cercando di unirle non nella Chiesa cattolica, ma in un’utopica alleanza di religioni diverse.
Il 13 gennaio sarà ricordato un Santo e Dottore della Chiesa che fu essenziale, insieme ad alcuni suoi confratelli nell’episcopato, per il ristabilimento dell’ordine nel pensiero teologico e per il ritorno alla Verità: sant’Ilario di Poitiers (310ca.‒ 367), paladino della Tradizione contro l’Arianesimo. Persino papa Liberio, per accondiscendere al potere politico dell’Imperatore Costanzo, spalleggiò gli ariani. Obiettivo di Costanzo fu quello di unire l’Impero sotto il pensiero ariano, ma gli ostacoli si chiamavano Sant’Atanasio in Oriente e Sant’Ilario in Occidente: il Vescovo di Alessandria e il Vescovo di Poitiers vi si opposero con forza e determinazione, ma con la mitezza della carità e della santità.
Disse Benedetto XVI nell’udienza generale del 10 ottobre del 2007: «Alcuni autori antichi pensano che questa svolta antiariana dell’episcopato della Gallia sia stata in larga parte dovuta alla fortezza e alla mansuetudine del Vescovo di Poitiers. Questo era appunto il suo dono: coniugare fortezza nella fede e mansuetudine nel rapporto interpersonale».
Questo europeo, Padre della Chiesa, fu un Defensor fidei di immenso coraggio e di perfetta coerenza e consacrò la sua vita per proteggere e salvare la Fede nella divinità di Gesù Cristo, Figlio di Dio e Dio come il Padre, che lo ha generato fin dall’eternità. Scarne le notizie sulla sua esistenza, abbondanti le opere teologiche che ha consegnato alla Chiesa e alla storia. Di famiglia aristocratica gallo-romana e pagana, ricevette una solida formazione letteraria, si sposò ed ebbe una figlia di nome Abra. Appassionato della ricerca filosofica, scoprì il Cristianesimo e si convertì. Venne acclamato vescovo di Poitiers fra il 353 e il 354 e prese sotto la sua protezione san Martino, futuro vescovo di Tours.
Fra i suoi molteplici scritti troviamo il Commento al Vangelo di Matteo: il più antico in lingua latina. Nel 356 assistette al sinodo di Béziers, nel sud della Francia, il «sinodo dei falsi apostoli», come egli stesso lo chiamò, perché capeggiato dai vescovi filo ariani, i quali chiesero all’Imperatore la condanna all’esilio del vescovo Ilario. Nell’estate di quell’anno fu costretto a partire per la Frigia (nell’attuale Turchia), dominata dall’Arianesimo. Tuttavia egli riuscì a resistere e anche qui cercò di ristabilire l’unità della Chiesa sulla base della retta Fede formulata dal Concilio di Nicea (325).
Con questa intenzione scrisse la sua opera dogmatica più celebre: De Trinitate. Tornato in patria (360 o 361), l’influsso del suo magistero si estese ben oltre i confini della Gallia, in tutto l’Impero: Sant’Ilario fu un cristiano che non si inchinò al potere del mondo, ma al Regno di Dio.

LITURGIA DELLA PAROLA 

Prima Lettura   1 Sam 9, 1-4.10.17-19: 10,1
Ecco l’uomo di cui il Signore ha detto: costui reggerà il mio popolo.

Dal primo libro di Samuèle
C’era un uomo della tribù di Beniamino, chiamato Kis, figlio di Abièl, figlio di Seror, figlio di Becoràt, figlio di Afìach, un Beniaminita, uomo di valore. Costui aveva un figlio chiamato Saul, prestante e bello: non c’era nessuno più bello di lui tra gli Israeliti; superava dalla spalla in su chiunque altro del popolo.
Ora le asine di Kis, padre di Saul, si smarrirono, e Kis disse al figlio Saul: «Su, prendi con te uno dei domestici e parti subito in cerca delle asine».
Attraversarono le montagne di Èfraim, passarono al territorio di Salisà, ma non le trovarono. Si recarono allora nel territorio di Saalìm, ma non c’erano; poi percorsero il territorio di Beniamino e non le trovarono.
Quando Samuèle vide Saul, il Signore gli confermò: «Ecco l’uomo di cui ti ho parlato: costui reggerà il mio popolo».
Saul si accostò a Samuèle in mezzo alla porta e gli chiese: «Indicami per favore la casa del veggente». Samuèle rispose a Saul: «Sono io il veggente. Precedimi su, all’altura. Oggi voi due mangerete con me. Ti congederò domani mattina e ti darò indicazioni su tutto ciò che hai in mente.
Di buon mattino, al sorgere dell’aurora, Samuèle prese l’ampolla dell’olio e la versò sulla testa di Saul.

Salmo Responsoriale   Dal Salmo 20
Signore, il re gioisce della tua potenza!

Signore, il re gioisce della tua potenza!
Quanto esulta per la tua vittoria!
Hai esaudito il desiderio del suo cuore,
non hai respinto la richiesta delle sue labbra.

Gli vieni incontro con larghe benedizioni,
gli poni sul capo una corona di oro puro.
Vita ti ha chiesto, a lui l’hai concessa,
lunghi giorni in eterno, per sempre.

Grande è la sua gloria per la tua vittoria,
lo ricopri di maestà e di onore,
poiché gli accordi benedizioni per sempre,
lo inondi di gioia dinanzi al tuo volto.

Canto al Vangelo   Lc 4,18
Alleluia, alleluia.
Il Signore mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione.

Alleluia.

Vangelo   Mc 2,13-17
Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori.

Dal vangelo secondo Marco
In quel tempo, Gesù uscì di nuovo lungo il mare; tutta la folla veniva a lui ed egli insegnava loro. Passando, vide Levi, il figlio di Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.
Mentre stava a tavola in casa di lui, anche molti pubblicani e peccatori erano a tavola con Gesù e i suoi discepoli; erano molti infatti quelli che lo seguivano. Allora gli scribi dei farisei, vedendolo mangiare con i peccatori e i pubblicani, dicevano ai suoi discepoli: «Perché mangia e beve insieme ai pubblicani e ai peccatori?».
Udito questo, Gesù disse loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».