Omelia 3-12-17

Vieni e salvaci, Signore Gesù

I DOMENICA DI AVVENTO

 Dio viene come Redentore

Un Dio salvatore e redentore viene spesso in mente quando le cose vanno male o una situazione sembra insolubile. Ma è corretta una simile concezione di Dio e della sua manifestazione in mezzo a noi? E giusto chiedere alla sua onnipotenza di risolvere i nostri guai? Non è più dignitoso per l’uomo accettare la propria sconfitta e sfidare un destino avverso con le proprie forze, anziché ricorrere alla forza di Dio? Certo, una purificazione dell’immagine che abbiamo di Dio s’impone: ma l’affermazione della sua trascendenza non porta a concludere che egli non si interessi di noi in modo caldo, concreto, imprevedibile come l’amore. Egli è un «Dio degli uomini», non il Dio cosmico lontano e perfetto nel suo essere divino. Egli ha posto in noi la sua immagine e perciò la nostra identità non può prescindere dalla sua fisionomia: egli, che ci ha dato la vita, fa parte della nostra storia, e perciò il nostro avvenire non si compie che attuando i suoi progetti; egli ci ha creati liberi, e perciò non forza le nostre decisioni, ma interviene con dolcezza e aspetta con pazienza che accettiamo di dialogare con lui come persone.

Squarcerà i cieli e compirà prodigi
Se Dio è «padre», se è «redentore», perché permette circostanze così dolorose e tollera figli così disubbidienti? (v. 17). E’ l’eterna domanda della libertà umana sull’origine del male, che il profeta (prima lettura) non risolve; egli annuncia l’intervento di un Dio che squarcerà i cieli e compirà sulla terra prodigi e meraviglie che rimetteranno ogni cosa al suo posto castigando i nemici. Bisogna dunque affidarsi a Dio per uscire dalla sventura.
Troppe volte la nostra crescita si compie senza un riferimento esplicito a lui, la cui presenza discreta e piena di amore ci avvolge completamente; è sintomatico che siano soprattutto le situazioni di fallimento, di angoscia e di rimorso a condurci a lui, riconoscendolo creatore, padre e redentore. Al contrario, la prima richiesta che la liturgia di oggi presenta al Padre, richiama il fedele ad assumere un atteggiamento nuovo: «Suscita in noi la volontà di andare incontro con le buone opere al tuo Cristo…» (colletta). Nella persona di Cristo, Dio si è manifestato a noi (seconda lettura) come colui che ha tanto a cuore gli uomini da partecipare al nostro destino dall’interno, e così diventare il Dio vicino e familiare (col rischio di non essere riconosciuto dai suoi), per rivelarci la nostra dignità. L’uomo-Dio «Cristo Gesù» ci riscatta accettando di essere totalmente disponibile al progetto di Dio, di non contare su di sé, di vivere il distacco da ogni sicurezza per lasciarsi invadere dal mistero di Dio ed essere in piena comunione con lui.

Verrà a salvarci per mezzo del Figlio
«Il mondo si presenta oggi potente a un tempo e debole, capace di operare il meglio e il peggio, mentre gli si apre dinanzi la strada della libertà o della schiavitù, del progresso o del regresso, della fraternità o dell’odio» (GS 9). Forse qualcuno può ancora pensare che il cervello elettronico celi nei suoi lobi meccanici la soluzione dei problemi che oggi angustiano la nostra civiltà: i rapporti lavoro-tempo libero, produzione-consumo, ricchezza-povertà, fecondità-mortalità, progresso tecnico-progresso sociale, autorità-libertà… Che bisogno c’è allora di un Redentore? Da che cosa dobbiamo essere redenti? Pensare così è il risultato di un ingenuo ottimismo: ogni giorno l’uomo si accorge di rinnovare la costruzione della torre di Babele: un frenetico edificare sulle sabbie mobili della divisione, del peccato, della morte.
Il cristiano riconosce Dio come Padre e Redentore, e afferma che la liberazione dal peccato e dal male non è possibile senza l’intervento di Dio. Ma da quando il Padre ha mandato suo Figlio fra gli uomini, il cristiano non aspetta più i prodigi di un Dio che ristabilisca l’ordine come dal di fuori. Egli sa che Dio agisce attraverso il Figlio; sa che il «Redentore» collabora con l’uomo e dà al suo inserimento nel mondo un significato di salvezza. Perché, come afferma Paolo (seconda lettura), «in lui (Gesù) siete stati arricchiti di tutti i doni, quelli della parola e quelli della scienza».

Vigilanti, nell’attesa della sua venuta
Se è così che Dio viene, è chiaro allora quale deve essere il nostro giusto atteggiamento: fidarci di Dio, disporre la nostra vita nella linea del servizio e della collaborazione al suo progetto; non arroccarci in ciò che è vecchio e collaudato; essere pronti alla perenne novità di Dio; non dormire, ma vegliare con amore per riconoscerlo nella sua continua venuta (vangelo). «Quando verrà di nuovo nello splendore della sua gloria» (I pref. dell’avvento), quando avrà termine la nostra avventura di «poveri», ci sarà svelato il vero volto e ci sarà data la piena comunione di vita con il nostro Dio, il Padre del Signore Gesù Cristo.

Le due venute di Cristo

Dalle «Catechesi» di san Cirillo di Gerusalemme, vescovo
(Cat. 15, 1. 3; PG 33, 870-874)

Noi annunziamo che Cristo verrà. Infatti non è unica la sua venuta, ma ve n’è una seconda, la quale sarà molto più gloriosa della precedente. La prima, infatti, ebbe il sigillo della sofferenza, l’altra porterà una corona di divina regalità. Si può affermare che quasi sempre nel nostro Signore Gesù Cristo ogni evento è duplice. Duplice è la generazione, una da Dio Padre, prima del tempo, e l’altra, la nascita umana, da una vergine nella pienezza dei tempi.
Due sono anche le sue discese nella storia. Una prima volta è venuto in modo oscuro e silenzioso, come la pioggia sul vello. Una seconda volta verrà nel futuro in splendore e chiarezza davanti agli occhi di tutti.
Nella sua prima venuta fu avvolto in fasce e posto in una stalla, nella seconda si vestirà di luce come di un manto. Nella prima accettò la croce senza rifiutare il disonore, nell’altra avanzerà scortato dalle schiere degli angeli e sarà pieno di gloria.
Perciò non limitiamoci a meditare solo la prima venuta, ma viviamo in attesa della seconda. E poiché nella prima abbiamo acclamato: «Benedetto colui che viene nel nome del Signore» (MT 21, 9), la stessa lode proclameremo nella seconda. Così andando incontro al Signore insieme agli angeli e adorandolo canteremo: «Benedetto colui che viene nel nome del Signore» (MT 21, 9).
Il Salvatore verrà non per essere di nuovo giudicato, ma per farsi giudice di coloro che lo condannarono. Egli, che tacque quando subiva la condanna, ricorderà il loro operato a quei malvagi, che gli fecero subire il tormento della croce, e dirà a ciascuno di essi: Tu hai agito così, io non ho aperto bocca (cfr. Sal 38, 10).
Allora in un disegno di amore misericordioso venne per istruire gli uomini con dolce fermezza, ma alla fine tutti, lo vogliano o no, dovranno sottomettersi per forza al suo dominio regale.
Il profeta Malachia preannunzia le due venute del Signore: «E subito entrerà nel suo tempio il Signore che voi cercate» (Ml 3, 1). Ecco la prima venuta. E poi riguardo alla seconda egli dice: «Ecco l’angelo dell’alleanza, che voi sospirate, ecco viene… Chi sopporterà il giorno della sua venuta? Chi resisterà al suo apparire? Egli è come il fuoco del fonditore e come la lisciva dei lavandai. Siederà per fondere e purificare» (Ml 3, 1-3).
Anche Paolo parla di queste due venute scrivendo a Tito in questi termini: «E’ apparsa la grazia di Dio, apportatrice di salvezza per tutti gli uomini, che ci insegna a rinnegare l’empietà e i desideri mondani e a vivere con sobrietà, giustizia e pietà in questo mondo, nell’attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo» (Tt 2, 11-13). Vedi come ha parlato della prima venuta ringraziandone Dio? Della seconda invece fa capire che è quella che aspettiamo.
Questa è dunque la fede che noi proclamiamo: credere in Cristo che è salito al cielo e siede alla destra Padre. Egli verrà nella gloria a giudicare i vivi e i morti. E il suo regno non avrà fine.
Verrà dunque, verrà il Signore nostro Gesù Cristo dai cieli; verrà nella gloria alla fine del mondo creato, nell’ultimo giorno. Vi sarà allora la fine di questo mondo, e la nascita di un mondo nuovo.

LITURGIA DELLA PAROLA
    
Prima Lettura  Is 63, 16b-17.19b; 64, 2-7
Se tu squarciassi i cieli e scendessi!

Dal libro del profeta Isaia
Tu, Signore, sei nostro padre,
da sempre ti chiami nostro redentore.
Perché, Signore, ci lasci vagare lontano dalle tue vie
e lasci indurire il nostro cuore, cosi che non ti tema?
Ritorna per amore dei tuoi servi,
per amore delle tribù, tua eredità.
Se tu squarciassi i cieli e scendessi!
Davanti a te sussulterebbero i monti.
Quando tu compivi cose terribili che non attendevamo,
tu scendesti e davanti a te sussultarono i monti.
Mai si udì parlare da tempi lontani,
orecchio non ha sentito,
occhio non ha visto
che un Dio, fuori di te,
abbia fatto tanto per chi confida in lui.
Tu vai incontro a quelli che praticano con gioia la giustizia
e si ricordano delle tue vie.
Ecco, tu sei adirato perché abbiamo peccato
contro di te da lungo tempo e siamo stati ribelli.
Siamo divenuti tutti come una cosa impura,
e come panno immondo sono tutti i nostri atti di giustizia;
tutti siamo avvizziti come foglie,
le nostre iniquità ci hanno portato via come il vento.
Nessuno invocava il tuo nome,
nessuno si risvegliava per stringersi a te;
perché tu avevi nascosto da noi il tuo volto,
ci avevi messo in balìa della nostra iniquità.
Ma, Signore, tu sei nostro padre;
noi siamo argilla e tu colui che ci plasma,
tutti noi siamo opera delle tue mani.
    
Salmo Responsoriale  Dal Salmo 79
Signore, fa’ splendere il tuo volto e noi saremo salvati.

Tu, pastore d’Israele, ascolta,
seduto sui cherubini, risplendi.
Risveglia la tua potenza
e vieni a salvarci.

Dio degli eserciti, ritorna!
Guarda dal cielo e vedi
e visita questa vigna,
proteggi quello che la tua destra ha piantato,
il figlio dell’uomo che per te hai reso forte.

Sia la tua mano sull’uomo della tua destra,
sul figlio dell’uomo che per te hai reso forte.
Da te mai più ci allontaneremo,
facci rivivere e noi invocheremo il tuo nome.
     
Seconda Lettura  1 Cor 1, 3-9
Aspettiamo la manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi.
Fratelli, grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo!
Rendo grazie continuamente al mio Dio per voi, a motivo della grazia di Dio che vi è stata data in Cristo Gesù, perché in lui siete stati arricchiti di tutti i doni, quelli della parola e quelli della conoscenza.
La testimonianza di Cristo si è stabilita tra voi così saldamente che non manca più alcun carisma a voi, che aspettate la manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo. Egli vi renderà saldi sino alla fine, irreprensibili nel giorno del Signore nostro Gesù Cristo. Degno di fede è Dio, dal quale siete stati chiamati alla comunione con il Figlio suo Gesù Cristo, Signore nostro!

Canto al Vangelo   Sal 84,8
Alleluia, alleluia.
Mostraci, Signore, la tua misericordia
e donaci la tua salvezza.
Alleluia.
   
Vangelo 
Mc 13, 33-37
Vegliate: non sapete quando il padrone di casa ritornerà.

Dal vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare.
Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati.
Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!».