Credo

credo“Il più bel credo
è quello che prorompe
dal tuo labbro nel buio,
nel sacrificio, nel dolore,
nello sforzo supremo
di una infallibile volontà di bene;
è quello che, come una folgore,
squarcia le tenebre dell’anima tua;
è quello che, nel balenare della tempesta,
ti innalza e ti conduce a Dio” (CE, 57).
San Pio da Pietrelcina

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Benedetto XVI nell’Esortazione Apostolica post-sinodale “Verbum Domini” afferma: “I Padri sinodali hanno dichiarato che scopo fondamentale della XII Assemblea è stato di rinnovare la fede della Chiesa nella Parola di Dio; per questo è necessario guardare là dove la reciprocità tra Parola di Dio e fede si è compiuta perfettamente, ossia a Maria Vergine, “che con il suo sì alla Parola d’Alleanza e alla sua missione, compie perfettamente la vocazione divina dell’umanità”(27).
Per bocca di Elisabetta il Vangelo di Luca consacra questa verità: Beata Colei che ha creduto (1,45).
Come francescani aggiungiamo una nota in più.
Il papa Benedetto XVI ha aperto l’“Anno della Fede” l’undici ottobre, giorno della conversione e consacrazione di Santa Chiara. Questa memoria coincide non casualmente con l’indizione dell’Anno della Fede.
Nella lettera che il Papa scrive la domenica delle Palme al Vescovo d’Assisi, mons. Domenico Sorrentino, dice
così: “La storia di Chiara, insieme a quella di Francesco, è un invito a riflettere sul senso dell’esistenza e a cercare in Dio il segreto della vera gioia”.
Infatti Francesco, il Santo della letizia, prega così:
Signore Dio damme
fede dritta
speranza certa,
carità perfecta …
… che io faccia lo tuo santo… comandamento … (Fonti francescane, 276).

… Chi vive e crede in me non morirà in eterno (Gv 11, 26), quindi, fede e vita eterna vanno insieme.

Come uomo di fede, Padre Pio è consapevole delle proprie facoltà: i sensi del corpo; l’intelletto, la volontà libera. In forza del Battesimo sa che possiede, non solo il dono della conoscenza e della grazia di Dio, ma il dono dell’amore di Dio, che egli contraccambia con tutto se stesso. Viaggiando spiritualmente sull’onda di questa luce e di questo “calore di Dio” egli attraversa, per così dire, zone di luce abbagliante alternate a spaventose tenebre.

Fa esperienza della deliziosa contemplazione, vero abbraccio beatificante di Dio, che avvolge la sua anima facendole gustare la vita del Paradiso. Poi si vede proiettato da Dio in un abisso di oscurità, peggiore dell’inesistenza, da dove non vede come uscire. Vive in una speranza che non può riporre nelle proprie capacità.

È abbandono? È annientamento? È castigo?

Tutto questo viene da Dio e solo Dio lo può liberare. Ciò che lo getta di più nell’angoscia è il timore che tutto ciò sia per colpa sua.

Si chiede: ho offeso Dio? E se è così, posso sperare nel perdono? Potrebbe chiedersi, come l’Apostolo San Paolo: Chi mi libererà da questo peso di morte? (Rm 7, 24).
Padre Pio sa quanto Dio gli è necessario.
Come per San Francesco d’Assisi, ora Dio è il “tutto”, che contiene il suo “nulla”.
Padre Pio sta vivendo “per grazia” l’esperienza di chi non ha Dio o perché non ce l’ha ora, o perché non lo ha mai avuto. Egli si è messo nelle mani di Dio e Dio da quale parte lo ha collocato? È proprio questo il mistero!
Padre Pio per amore si è schierato dalla parte dei peccatori e Dio per amore lo tratta da peccatore. Del resto quale fu il grido di Gesù al Padre celeste prima di morire crocifisso? Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato? (Mc 15, 33-37).
Ecco l’abbandono, la condanna, la morte! È questa la via della vita!
Padre Pio, vorremmo amare Dio come lo hai amato tu e vorremmo amare te come tu hai amato noi! Quel mistero che ti risucchia è parte di te e della tua missione, e noi, beneficati, esultiamo con te.
Questo è il “credo” di un santo. Il mio qual è? Per discutere il mio “credo” io debbo ricominciare daccapo. Debbo dire chi sono io e chi è Dio. Io sono quello che vedo, Dio è Colui che non vedo. Però mi posso affidare faticosamente alla ragione.
Scopro il creato con tutte le sue meraviglie, le sue ricchezze, le sue leggi, le sue bellezze. Arrivo a capire che l’“Ordine” su cui poggia l’universo supera ogni capacità umana di inventare.
Oh, non è davvero opera di noi piccoli esseri, che abitiamo sul granello di sabbia, che è la terra!
Dall’inizio dei tempi dell’uomo stiamo rincorrendo i segreti della natura. Le scoperte sono continue, stupende e mai esaurite. Scoprire è cosa giusta e utile, ma tra lo scoprire e il creare c’è un abisso. E a me interessa il creato. La scienza fa capire che l’uomo ha un orizzonte aperto.

Si capisce che è necessario un Creatore. E chi è? È possibile conoscerlo? Sarebbe giusto, che Egli si facesse conoscere. E qui veniamo a sapere, che Egli lo ha già fatto.
Dice San Tommaso D’Aquino: “Credere è un atto dell’intelletto, che sotto la spinta della volontà, mossa da
Dio per mezzo della grazia, dà il proprio consenso alla verità divina” (Summa Theologiae II 2, 9).
Ciò significa che io vado in cerca di Dio e Lui va in cerca di me. Mentre Lui chiama me, io chiamo Lui e le nostre voci si incrociano.
Egli mi attendeva sulla strada, come il padre del figliool prodigo. Ora le nostre braccia si tendono per una stretta d’amore tra padre e figlio. Io provo a scusarmi, ma Egli dà ordine agli Angeli di preparare un lauto banchetto. Saremo intorno alla stessa mensa. Trovando Lui, ho ritrovato la luce che mi mancava, la pace che mi mancava, la gioia che mi mancava, la vita che mi mancava.
Ora capisco Amos, che lascia di pascolare le pecore e va “ad annunziare”.
Capisco Abramo, che lascia la sua terra e va.
Capisco il re Davide, che scende dal trono e va per la strada a danzare e cantare col popolo le lodi di Dio.
Capisco Pietro e Andrea, Giacomo e Giovanni e gli altri che lasciano la barca e tutto quello che hanno per seguire il Messia.
Capisco Saulo, che sulla via di Damasco, da persecutore dei cristiani, diventa l’Apostolo delle genti. Per annunziare Cristo, dal quale è stato conquistato, è felice di sfidare ogni giorno la morte, finché non verrà decapitato a Roma, centro del più grande impero.
Capisco Girolamo, Agostino, Benedetto, Francesco.
La lista è lunga, è infinita e continuerà finché Dio vorrà.
Tutti essi il proprio Credo lo gridano al mondo con la vita e lo scrivono col proprio sangue come l’esercito innumerevole dei martiri di tutti i tempi e di tutti i luoghi. Ed io, oltre che della “Parola” di Dio, di essi mi fido, perché hanno preferito servire Dio con la fede piuttosto che garantirsi la vita accomodata nel tempo.
Con Gesù, essi sono i campioni della verità e dell’amore.
Hanno ascoltato Gesù e creduto alle sue parole: Chi perde la propria vita per me, la troverà (Mt 16, 25).
E … nessuno ama più di colui, che dà la vita per la persona amata (Gv15, 12-13).
Credere, servire e amare: qui è la verità e qui è la vita.
Signore, io credo, accresci la mia fede (Mc 9, 24).
L’Autore