Messa quotidiana

Santa Messa 10-7-22

XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Anno C

 Chi ama i fratelli ama Dio

L’uomo della religione naturale, sperimentando «dentro» l’esistenza la fragilità dei vivere, pensa di trovare fuori di sé, in Dio, la sicurezza. L’uomo cerca perciò di raggiungere Dio, di diventare come lui, di divinizzarsi attraverso i riti, il culto.

L’uomo cerca di diventare Dio
Per Israele Dio è l’Assolutamente-Altro, irraggiungibile dall’uomo. Il culto non divinizza. L’unica via di salvezza è la fedeltà all’alleanza: Dio salverà gratuitamente coloro che attendono tutto da lui e che osservano fedelmente la sua legge (prima lettura). Ma è possibile all’uomo una fedeltà assoluta, una risposta carica di assoluto? una risposta totale che lo leghi a Dio e lo divinizzi? Non c’è contraddizione fra tale aspirazione e la condizione di creatura, per di più peccatrice?
La speranza di vedere superata tale contraddizione orienta Israele verso l’avvenire, nell’attesa del Messia. Con l’intervento di Cristo la speranza di Israele è colmata oltre misura. Gesù di Nazaret si presenta come l’imitatore perfetto del Padre.
Egli è pure Messia, quell’uomo cioè dal quale si attendeva che potesse parlare con Dio un linguaggio da vero interlocutore. Paolo dice di lui che è l’immagine del Padre (seconda lettura). Nello stesso tempo Gesù è l’immagine dell’uomo; egli chiede per se stesso e per i suoi futuri discepoli il rinnegamento totale di sé, l’obbedienza fino alla morte di croce che è la condizione di un amore fraterno, universale, cioè la fedeltà totale alla nostra condizione terrestre. Gesù è l’Uomo-Dio, il Verbo incarnato; egli può riunire i due termini del paradosso: essere nel vero senso della parola l’immagine del Padre ed essere fedele integralmente alla condizione terrestre di creatura. Gesù-Uomo porterà alla perfezione l’immagine del Padre nel sacrificio della croce: là rivelerà il vero volto del duplice amore verso Dio e verso gli uomini dal quale scaturisce la storia della salvezza.
Per l’uomo l’imitazione dei Padre ora passa attraverso Cristo. A lui il cristiano viene configurato nel battesimo e negli altri sacramenti. Ma questa configurazione deve essere vissuta negli avvenimenti, negli incontri della vita quotidiana. Il sacrificio di sé, il pagare di persona, l’amore gratuito ed universale per il prossimo, fa risplendere sul volto del cristiano il volto di Cristo e di Dio.

Nell’amore di Cristo incontriamo Dio
Cristo si comporta con l’umanità come il samaritano del racconto evangelico verso lo sconosciuto: come il buon pastore viene a salvare le pecore spogliate, battute e messe a morte (Gv 10,10), come il figlio del padrone della vigna si presenta dopo i profeti mandati invano (Gv 10; Lc 20,9-18), così il samaritano arriva dopo i sacerdoti e i leviti che non hanno voluto e non hanno potuto salvare l’uomo ferito.
E’ riflessa qui la storia della salvezza in cui Gesù viene sotto l’aspetto di un samaritano disprezzato, rivela ciò che le altre tecniche della salvezza hanno dimenticato, costruisce proprio là dove queste tecniche hanno fallito. In Cristo Dio si è avvicinato all’uomo con una figura semplice ed umana. Il Dio che ora conosciamo « non è troppo alto né troppo lontano » da noi e la sua legge è molto vicina a noi; è nella nostra bocca e nel nostro cuore perché la mettiamo in pratica (prima lettura). Solo facendo quello che anche Cristo ha fatto incontriamo veramente Dio.
Il segreto è nel grande comandamento della carità che, con Cristo, reca nuove esigenze. Non basta più amare il prossimo come se stessi; occorre domandarsi come essere prossimo per l’altro e amarlo come Dio l’ama. Dopo la Cena, Cristo darà un comandamento nuovo: amare gli altri come si è stati amati (Gv 13,34). Bisogna prendere coscienza dell’appartenenza a questa umanità ferita, abbandonata mezzo morta sul ciglio della strada, che il Cristo è venuto a salvare.

L’amore dei cristiano rivela Dio
L’ateismo teorico e pratico è un fatto che si respira nell’aria. In che modo gli uomini d’oggi potranno incontrare Dio? Quale sarà il luogo della rivelazione di Dio per loro? Non certo le dimostrazioni astratte. Oggi l’uomo è in molti ambienti depredato, messo a morte, insidiato, dimenticato e trascurato.
C’è una scelta precisa da fare: scegliere l’uomo sopra tutto, sopra il denaro, la carriera, le strutture… Scegliere la sua liberazione… Ci chiediamo come intervenire: sia a livello di situazioni particolari (dare il pesce o insegnare a pescare?), sia a livello generale di strutture (perché chi sa pescare non sia derubato e messo in condizione di soffrire la fame).
Se Dio è amore, se Cristo è la rivelazione di Dio perché si è donato fino alla morte per l’uomo, il cristiano rivelerà al mondo Dio con il suo amare concretamente il prossimo.

Catechesi dei riti pre-battesimali

Inizio del trattato «Sui misteri» di sant’Ambrogio, vescovo
(Nn. 1-7; SC 25 bis, 156-158)

Ogni giorno abbiamo tenuto un discorso su temi morali mentre si leggevano o le gesta dei patriarchi o gli insegnamenti dei Proverbi, perché, modellati e ammaestrati da essi, vi abituaste a entrare nelle vie degli antichi, a percorrere la loro strada e a obbedire agli oracoli divini, cosicché rinnovati dal battesimo teneste quella condotta che si addice ai battezzati.
Ora è venuto il tempo di parlare dei misteri e di spiegare la natura dei sacramenti. Se lo avessi fatto prima del battesimo ai non iniziati, avrei piuttosto tradito che spiegato questa dottrina. C’è anche da aggiungere che la luce dei misteri riesce più penetrante se colpisce di sorpresa, anziché arrivare dopo le prime avvisaglie di qualche sommaria trattazione previa.
Aprite dunque gli orecchi e gustate le armonie della vita eterna infuse in voi dal dono dei sacramenti. Ve lo abbiamo significato, quando celebrando il mistero dell’apertura degli orecchi vi dicevamo: «Effatà, cioè: Apriti!» (Mc 7, 34), perché ciascuno di voi, che stava per accostarsi alla grazia, capisse su che cosa sarebbe stato interrogato e si ricordasse che cosa dovesse rispondere. Cristo, nel vangelo, come leggiamo, ha celebrato questo mistero quando ha curato il sordomuto.
Successivamente ti è stato spalancato il Santo dei Santi, sei entrato nel sacrario della rigenerazione. Ricorda ciò che ti è stato domandato, rifletti su ciò che hai riposto. Hai rinunziato al diavolo e alle sue opere, al mondo, alla sua dissolutezza e ai suoi piaceri. La tua parola è custodita non in una tomba di morti, bensì nel libro dei viventi. Presso il fonte tu hai visto il levita, hai visto il sacerdote, hai visto il sommo sacerdote. Non badare all’esterno della persona, ma al carisma del ministero sacro. E’ alla presenza di angeli che tu hai parlato, com’è scritto: Le labbra del sacerdote devono custodire la scienza e dalla sua bocca si ricerca l’istruzione, perché egli è l’angelo del Signore degli eserciti (cfr. Ml 2, 7). Non si può sbagliare, non si può negare. E’ un angelo colui che annunzia il regno di Cristo, colui che annunzia la vita eterna. Devi giudicarlo non dall’apparenza, ma dalla funzione. Rifletti a ciò che ti ha dato, pondera l’importanza del suo compito, riconosci che cosa egli fa.
Entrato dunque per vedere il tuo avversario, al quale si suppone che tu abbia rinunziato con la bocca, ti volgi verso l’oriente: perché chi rinunzia al diavolo si rivolge verso Cristo, lo guarda diritto in faccia.

 

LITURGIA DELLA PAROLA

Prima Lettura  Dt 30, 10-14
Questa parola è molto vicina a te, perché tu la metta in pratica.

Dal libro del Deuteronòmio
Mosè parlò al popolo dicendo:
«Obbedirai alla voce del Signore, tuo Dio, osservando i suoi comandi e i suoi decreti, scritti in questo libro della legge, e ti convertirai al Signore, tuo Dio, con tutto il cuore e con tutta l’anima.
Questo comando che oggi ti ordino non è troppo alto per te, né troppo lontano da te. Non è nel cielo, perché tu dica: “Chi salirà per noi in cielo, per prendercelo e farcelo udire, affinché possiamo eseguirlo?”. Non è di là dal mare, perché tu dica: “Chi attraverserà per noi il mare, per prendercelo e farcelo udire, affinché possiamo eseguirlo?”. Anzi, questa parola è molto vicina a te, è nella tua bocca e nel tuo cuore, perché tu la metta in pratica».

Salmo Responsoriale  Dal Salmo 18
I precetti del Signore fanno gioire il cuore.

La legge del Signore è perfetta,
rinfranca l’anima;
la testimonianza del Signore è stabile,
rende saggio il semplice.

I precetti del Signore sono retti,
fanno gioire il cuore;
il comando del Signore è limpido,
illumina gli occhi.

Il timore del Signore è puro,
rimane per sempre;
i giudizi del Signore sono fedeli,
sono tutti giusti.

Più preziosi dell’oro,
di molto oro fino,
più dolci del miele
e di un favo stillante.

Seconda Lettura  Col 1, 15-20
Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossèsi
Cristo Gesù è immagine del Dio invisibile,
primogenito di tutta la creazione,
perché in lui furono create tutte le cose
nei cieli e sulla terra,
quelle visibili e quelle invisibili:
Troni, Dominazioni,
Principati e Potenze.
Tutte le cose sono state create
per mezzo di lui e in vista di lui.
Egli è prima di tutte le cose
e tutte in lui sussistono.
Egli è anche il capo del corpo, della Chiesa.
Egli è principio,
primogenito di quelli che risorgono dai morti,
perché sia lui ad avere il primato su tutte le cose.
È piaciuto infatti a Dio
che abiti in lui tutta la pienezza
e che per mezzo di lui e in vista di lui
siano riconciliate tutte le cose,
avendo pacificato con il sangue della sua croce
sia le cose che stanno sulla terra,
sia quelle che stanno nei cieli.

Canto al Vangelo  Gv 6,63.68
Alleluia, alleluia.

Le tue parole, Signore, sono spirito e vita;
tu hai parole di vita eterna.
Alleluia.

  
Vangelo
   Lc 10, 25-37

Chi è il mio prossimo?

Dal vangelo secondo Luca
In quel tempo, un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai».
Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levìta, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».