Santa Messa 16-12-18

 

III DOMENICA DI AVVENTO – anno C

Rallegratevi: Il Signore è Vicino

Mentre il paese è nella massima miseria morale, Sofonia proclama il suo messaggio e predica al popolo drammi dolorosi a cui sfuggirà solo un piccolo resto. Tuttavia annuncia anche giorni migliori per Gerusalemme (prima lettura).
E Dio che si rivela, si fa presente e preserva il popolo dalla guerra; è lui che, col suo amore, permette all’alleanza di riprendere nuovo vigore.
Anche san Paolo (seconda lettura) conferma questa realtà ed esorta a saper leggere negli avvenimenti questa presenza di Dio. Egli, prigioniero, ha ricevuto il soccorso di Dio e quello dei cristiani di Filippi, e perfino una vaga promessa di liberazione (Fil 2,24).
La vicinanza del Signore è una presenza di Dio nella vita cristiana di ogni giorno, fino al compiersi della Parusìa. Vivendo in questa vicinanza, il cristiano vive nella calma (v. 6), nella pace (v. 7), nella preghiera (v. 6), nella gioia (v. 4).

Che cosa dobbiamo fare?

Questa vicinanza di Dio rende il cristiano aperto e solidale con tutto ciò che i suoi fratelli, gli uomini, fanno di buono e di sincero (v. 8). Egli non si rinchiude in una morale tutta sua, e sa invece fare sue le virtù proprie di una generazione, gli slanci propri di una mentalità, i valori inseriti nei modi di pensare. Vedere ed apprezzare tutto ciò che vi è di buono negli altri, con uno sguardo e con un giudizio positivi, è l’altro aspetto dell’ottimismo che viene dalla certezza di vivere con Dio.
L’apertura agli altri dipende sempre dalla comunione gioiosa e personale con Dio. Se il Signore è tra noi, se è così vicino, noi «che cosa dobbiamo fare?» (vangelo).
Alle tre categorie di persone che incontra (folla, pubblicani, soldati), Giovanni impone un comportamento preciso in segno di conversione: non fare dell’egoismo il criterio del proprio agire, non approfittare del mestiere o della professione per arricchirsi ingiustamente. Qui i segni di conversione sono elementari e si è ancora lontani dal discorso della montagna. Ma il non fare del proprio «io» la ragion d’essere della propria vita è già un segno sufficiente di conversione al Regno, è un inizio.

Comunicare la gioia
Il fatto di avere nei cieli un Padre comune che ci ama e che possiamo incontrare, non può non essere una sorgente di gioia per i cristiani: una gioia che va comunicata, riversata sui fratelli.
Troppi hanno trasformato il cristianesimo in musoneria, troppi soffocano tra gli sbadigli l’assemblea eucaristica. Questa nostra era, eccessivamente problematica, ha deteriorato il gusto della festività e della fantasia. Celebriamo ancora delle feste, ma mancano spesso di brio e di emozione. Anche le feste più tradizionali hanno qualcosa di vacuo e frenetico. Sembriamo ansiosamente, perfino ossessivamente decisi a divertirci, ma sotto la superficie avvertiamo la mancanza di qualcosa di autentico.
Anche la nostra fantasia è diventata anemica: cinema e televisione hanno malamente surrogato i nostri sogni. Per sua natura l’uomo è una creatura che non soltanto lavora e pensa, ma canta, danza, prega, racconta, celebra. Insieme, festività e fantasia permettono all’uomo di sperimentare il presente in modo più ricco, gioioso e creativo. Il Dio che continuamente «viene» è colui che dà inizio alla «festa» e ne costituisce la ragione ultima.
Oggi stiamo forse assistendo ad una rinascita di queste facoltà che l’èra della industrializzazione aveva mortificato; anche nelle chiese il canto, il colore, il movimento e nuove forme di musica sottolineano la riscoperta di altri elementi della celebrazione.

La felicità di stare ventiquattro ore con Lui
Sono parole di una donna che consuma la sua vita per gli altri, i più poveri del mondo. «La gioia è preghiera, la gioia è fortezza, la gioia è amore, la gioia è una rete d’amore, con la quale voi potete arrivare alle anime. Dio ama chi dona con gioia. Dona di più chi dona con gioia. La miglior via per mostrare la nostra gratitudine a Dio e alla gente è di accettare tutte le cose con gioia. Un cuore contento è il risultato normale di un cuore che brucia d’amore. Non lasciate entrare in voi nulla di triste che possa farvi dimenticare la gioia di Cristo Risorto.
Tutti aneliamo al cielo dove abita Dio, ma noi abbiamo in nostro potere di stare in cielo con lui anche adesso, di essere felici con lui in questo preciso momento. Ma l’essere felici con lui adesso significa: amare come ama lui, aiutare come aiuta lui, dare come dà lui, servire come serve lui, salvare come salva lui, stare ventiquattro ore con lui, raggiungere lui nel suo doloroso travestimento» (Madre Teresa di Calcutta).

Giovanni è la voce, Cristo la Parola

Dai «Discorsi» di sant’Agostino, vescovo  (Disc. 293, 3; Pl 1328-1329)
Giovanni è la voce. Del Signore invece si dice: «In principio era il Verbo» (Gv 1, 1). Giovanni è la voce che passa, Cristo è il Verbo eterno che era in principio.
Se alla voce togli la parola, che cosa resta? Dove non c’è senso intelligibile, ciò che rimane è semplicemente un vago suono. La voce senza parola colpisce bensì l’udito, ma non edifica il cuore.
Vediamo in proposito qual è il procedimento che si verifica nella sfera della comunicazione del pensiero. Quando penso ciò che devo dire, nel cuore fiorisce subito la parola. Volendo parlare a te, cerco in qual modo posso fare entrare in te quella parola, che si trova dentro di me. Le do suono e così, mediante la voce, parlo a te. Il suono della voce ti reca il contenuto intellettuale della parola e dopo averti rivelato il suo significato svanisce. Ma la parola recata a te dal suono è ormai nel tuo cuore, senza peraltro essersi allontanata dal mio.
Non ti pare, dunque, che il suono stesso che è stato latore della parola ti dica: «Egli deve crescere e io invece diminuire»? (Gv 3, 30). Il suono della voce si è fatto sentire a servizio dell’intelligenza, e poi se n’è andato quasi dicendo: «Questa mia gioia si è compiuta» (Gv 3, 29). Teniamo ben salda la parola, non perdiamo la parola concepita nel cuore.
Vuoi constatare come la voce passa e la divinità del Verbo resta? Dov’è ora il battesimo di Giovanni? Lo impartì e poi se ne andò. Ma il battesimo di Gesù continua ad essere amministrato. Tutti crediamo in Cristo, speriamo la salvezza in Cristo: questo volle significare la voce.
E siccome è difficile distinguere la parola dalla voce, lo stesso Giovanni fu ritenuto il Cristo. La voce fu creduta la Parola; ma la voce si riconobbe tale per non recare danno alla Parola. «Non sono io, disse, il Cristo, né Elia, né il profeta». Gli fu risposto: «Ma tu allora chi sei?» «Io sono, disse, la voce di colui che grida nel deserto: Preparate la via del Signore» (cfr. Gv 1, 20-23). «Voce di chi grida nel deserto, voce di chi rompe il silenzio».
«Preparate la strada» significa: Io risuono al fine di introdurre Lui nel cuore, ma Lui non si degna di venire dove voglio introdurlo, se non gli preparate la via.
Che significa: Preparate la via, se non: chiedete come si deve? Che significa: Preparate la via, se non: siate umili di cuore? Prendete esempio dal Battista che, scambiato per il Cristo, dice di non essere colui che gli altri credono sia. Si guarda bene dallo sfruttare l’errore degli altri ai fini di una sua affermazione personale. Eppure se avesse detto di essere il Cristo, sarebbe stato facilmente creduto, poiché lo si credeva tale prima ancora che parlasse. Non lo disse, riconoscendo semplicemente quello che era. Precisò le debite differenze. Si mantenne nell’umiltà. Vide giusto dove trovare la salvezza. Comprese di non essere che una lucerna e temette di venire spenta dal vento della superbia.

LITURGIA DELLA PAROLA

Prima Lettura
  Sof 3,14-18a

Il Signore esulterà per te con grida di gioia.

Dal libro del profeta Sofonìa

Rallegrati, figlia di Sion,
grida di gioia, Israele,
esulta e acclama con tutto il cuore,
figlia di Gerusalemme!

Il Signore ha revocato la tua condanna, ha disperso il tuo nemico.
Re d’Israele è il Signore in mezzo a te,
tu non temerai più alcuna sventura.

In quel giorno si dirà a Gerusalemme:
«Non temere, Sion, non lasciarti cadere le braccia!
Il Signore, tuo Dio, in mezzo a te è un salvatore potente.
Gioirà per te, ti rinnoverà con il suo amore,
esulterà per te con grida di gioia».

 
Salmo Responsoriale 
Is 12,2-6

Canta ed esulta, perché grande

in mezzo a te è il Santo d’Israele.

 

Ecco, Dio è la mia salvezza;

io avrò fiducia, non avrò timore,

perché mia forza e mio canto è il Signore;

egli è stato la mia salvezza.
Attingerete acqua con gioia

alle sorgenti della salvezza.

Rendete grazie al Signore e invocate il suo nome,

proclamate fra i popoli le sue opere,

fate ricordare che il suo nome è sublime.
Cantate inni al Signore, perché ha fatto cose eccelse,

le conosca tutta la terra.

Canta ed esulta, tu che abiti in Sion,

perché grande in mezzo a te è il Santo d’Israele.

 
Seconda Lettura  
Fil 4,4-7
Il Signore è vicino!

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi

Fratelli, siate sempre lieti nel Signore, ve lo ripeto: siate lieti. La vostra amabilità sia nota a tutti. Il Signore è vicino!

Non angustiatevi per nulla, ma in ogni circostanza fate presenti a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti.

E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù.

Canto al Vangelo
  Is 61,1
Alleluia, alleluia.

Lo Spirito del Signore è sopra di me,
mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annunzio.
Alleluia.

Vangelo  Lc 3,10-18
E noi che cosa dobbiamo fare?

Dal vangelo secondo Luca

In quel tempo, le folle interrogavano Giovanni, dicendo: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto».

Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato».

Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe».

Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».

Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.