Messa quotidiana

Santa Messa 28-8-18

SANT’AGOSTINO (m)
Vescovo e Dottore della Chiesa

Nato a Tagaste (attuale Souk Ahras, in Algeria) Agostino ebbe una gioventù scapricciata. Convertitosi prodigiosamente a Milano a 32 anni, e ricevuto il battesimo da sant’Ambrogio, rientrò in Africa dopo la morte della santa madre Monica e si diede a vita religiosa. Fatto prete e poi vescovo di Ippona (presso l’attuale Bona, in Algeria), operò per quasi 40 anni contro le eresie e le deviazioni scismatiche del tempo: manicheismo, donatismo, pelagianesimo, arianesimo, lasciando moltissimi scritti, molti dei quali autentici capolavori e di genere letterario nuovo, quali le Confessioni e le Ritrattazioni (scritti autobiografici), la Città di Dio (quasi una teologia della storia), il trattato Della Trinità, Trattenimenti sui Salmi…
Agostino è un genio universale e profondo, ha un’intelligenza penetrante, una fantasia fervida, un gran cuore. Ha rielaborato la tradizione teologica anteriore e vi ha impresso la sua impronta originale. Col suo carattere generoso e simpatico, la sua sensibilità, l’indulgenza e la capacità di perdonare, ha legato a sé persino degli avversari. Sapeva parlare, anzi dialogare col popolo con parola facile, familiare, con senso di umorismo. La sua spiritualità e la sua « regola » religiosa hanno fatto sorgere in ogni tempo delle forme di vita religiosa che si richiamano a lui. Ancor oggi, oltre agli Agostiniani, forse un 20.000 religiosi seguono fondamentalmente la sua regola, e molte più sono le istituzioni femminili che si rifanno a lui come a padre. E’ il maggiore dei padri e il primo dei quattro grandi dottori dell’Occidente.
Ogni epoca ha sentito un suo Agostino; la critica moderna ha ricuperato la figura di un uomo che parla con semplicità e sincerità di se stesso. Forse ciò che è più mirabile e più moderno in Agostino è la capacità di introspezione in se stesso e negli altri, di saper esaminare le proprie emozioni, di mettersi in crisi e di riconoscere le sue colpe, i suoi errori, e di convertire tutto in « confessio », cioè in lode di Dio (cf i Cor 4,7).
Agostino ha fatto dell’assemblea eucaristica il momento centrale della vita della sua comunità. Le sue numerosissime omelie mostrano come sapeva adattare la Parola di Dio alla mentalità del suo ambiente umano.

Eterna verità e vera carità e cara eternità!

Dalle «Confessioni» di sant’Agostino, vescovo
(Lib. 7, 10, 18; 10, 27; CSEL 33, 157-163. 255)

Stimolato a rientrare in me stesso, sotto la tu guida, entrai nell’intimità del mio cuore, e lo potei fare perché tu ti sei fatto mio aiuto (cfr. Sal 29, 11). Entrai e vidi con l’occhio dell’anima mia, qualunque esso potesse essere, una luce inalterabile sopra il mio stesso sguardo interiore e sopra la mia intelligenza. Non era una luce terrena e visibile che splende dinanzi allo sguardo di ogni uomo. Direi anzi ancora poco se dicessi che era solo una luce più forte di quella comune, o anche tanto intensa da penetrare ogni cosa. Era un’altra luce, assai diversa da tutte le luci del mondo creato. Non stava al di sopra della mia intelligenza quasi come l’olio che galleggia sull’acqua, né come il cielo che si stende sopra la terra, ma una luce superiore. Era la luce che mi ha creato. E se mi trovavo sotto di essa, era perché ero stato creato da essa. Chi conosce la verità conosce questa luce.
O eterna verità e vera carità e cara eternità! Tu sei il mio Dio, a te sospiro giorno e notte. Appena ti conobbi mi hai sollevato in alto perché vedessi quanto era da vedere e ciò che da solo non sarei mai stato in grado di vedere. Hai abbagliato la debolezza della mia vista, splendendo potentemente dentro di me. Tremai di amore e di terrore. Mi ritrovai lontano come in una terra straniera, dove mi parve di udire la tua voce dall’alto che diceva: «Io sono il cibo dei forti, cresci e mi avrai. Tu non trasformerai me in te, come il cibo del corpo, ma sarai tu ad essere trasformato in me».
Cercavo il modo di procurarmi la forza sufficiente per godere di te, e non la trovavo, finché non ebbi abbracciato il «Mediatore fra Dio e gli uomini, l’Uomo Cristo Gesù» (1 Tm 2, 5), «che è sopra ogni cosa, Dio benedetto nei secoli» (Rm 9, 5). Egli mi chiamò e disse: «Io sono la via, la verità e la vita» (Gv 14, 6); e unì quel cibo, che io non ero capace di prendere, al mio essere, poiché «il Verbo si fece carne» (Gv 1, 14).
Così la tua Sapienza, per mezzo della quale hai creato ogni cosa, si rendeva alimento della nostra debolezza da bambini.
Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova, tardi ti ho amato. Ed ecco che tu stavi dentro di me e io ero fuori e là ti cercavo. E io, brutto, mi avventavo sulle cose belle da te create. Eri con me ed io non ero con te. Mi tenevano lontano da te quelle creature, che, se non fossero in te, neppure esisterebbero. Mi hai chiamato, hai gridato, hai infranto la mia sordità. Mi hai abbagliato, mi hai folgorato, e hai finalmente guarito la mia cecità. Hai alitato su di me il tuo profumo ed io l’ho respirato, e ora anelo a te. Ti ho gustato e ora ho fame e sete di te. Mi hai toccato e ora ardo dal desiderio di conseguire la tua pace.

LITURGIA DELLA PAROLA

Prima Lettura  2 Ts 2, 1-3.13-17
Mantenete le tradizioni che avete apprese.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicési
Vi preghiamo, fratelli, riguardo alla venuta del Signore nostro Gesù Cristo e alla nostra riunione con lui, di non lasciarvi così facilmente confondere e turbare, né da pretese ispirazioni, né da parole, né da qualche lettera fatta passare come nostra, quasi che il giorno del Signore sia imminente. Nessuno vi inganni in alcun modo! Dio vi ha scelti come primizia per la salvezza, attraverso l’opera santificatrice dello Spirito e la fede nella verità, chiamandovi a questo con il nostro vangelo, per il possesso della gloria del Signore nostro Gesù Cristo.
Perciò, fratelli, state saldi e mantenete le tradizioni che avete apprese così dalla nostra parola come dalla nostra lettera. E lo stesso Signore nostro Gesù Cristo e Dio Padre nostro, che ci ha amati e ci ha dato, per sua grazia, una consolazione eterna e una buona speranza, conforti i vostri cuori e li confermi in ogni opera e parola di bene.

Salmo Responsoriale
   Dal Salmo 95
Vieni, Signore: in te si rallegra tutto il creato.

Dite tra i popoli: «Il Signore regna!».
Sorregge il mondo, perché non vacilli;
giudica le nazioni con rettitudine.

Gioiscano i cieli, esulti la terra,
frema il mare e quanto racchiude;
esultino i campi e quanto contengono,
si rallegrino gli alberi della foresta.

Esulti davanti al Signore che viene,
perché viene a giudicare la terra.
Giudicherà il mondo con giustizia
e con verità tutte le genti.

Canto al Vangelo  Sal 118,29.30.80 
Alleluia, alleluia.

Allontana da me la via della menzogna,
la via della tua verità ho scelto:
sia integro il mio cuore nei tuoi precetti.
Alleluia.

Vangelo   Mt 23, 23-26
Queste cose bisognava praticare, senza omettere quelle.

Dal vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù parlò dicendo: «Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pagate la decima della menta, dell’anèto e del cumìno, e trasgredite le prescrizioni più gravi della legge: la giustizia, la misericordia e la fedeltà. Queste cose bisognava praticare, senza omettere quelle. Guide cieche, che filtrate il moscerino e ingoiate il cammello!
Guai a voi, scribi e farisei ipòcriti, che pulite l’esterno del bicchiere e del piatto mentre all’interno sono pieni di rapina e d’intemperanza. Fariseo cieco, pulisci prima l’interno del bicchiere, perché anche l’esterno diventi netto!».