Ti vedo

Signore, io ci vedo.
Signore, non ti vedo.
Che cosa è la luce?
E tu chi sei per me?
 
Io sento la tua voce.
Tu dentro mi rispondi
– Rovescia la domanda:
“che son senza di te”? -.
 
O verità celata,
di verità essenza,
se parlo solo io
non odo la parola.
 
È questo il rumore,
che spiega il tuo silenzio
ed ha pietoso velo
per tanta mia arroganza.
 
Se dico che non so
ed umilmente chiedo
a te di far parola,
finisce il mio silenzio.
 
Silenzio del parlare,
che è soltanto fiato;
comincia il bel silenzio
dell’ascoltare te.
 
Sei luce alla mia mente,
speranza nell’attesa,
che non è più passiva,
ma fa uscire il sole.
 
A te non serve cattedra,
a te non serve pulpito,
a te non serve pubblico,
a te non serve libro.
 
Sei Tu divina cattedra,
che parli in mezzo ai boschi,
che spieghi in mezzo al vento,
che penetri il ghiaccio.
 
Come l’uccello in cova,
difendi dal nemico,
riscaldi il mio cuore,
ne fai sbocciar la vita.
 
Signore, io ti vedo,
ti vedo mentre taccio,
ti vedo mentre parlo,
ti vedo, perciò vivo.
 
Ti vedo, mio sole,
ti vedo, mio gaudio.
Io ti vorrò vedere,
come tu vedi me.
 
P. G. Alimonti OFM cap, “L’altro consolatore”, La rivoluzione, pp 27-28