Alla finestra per il saluto

Padre Pio al mattino e al pomeriggio benediceva dalla finestra della sua cella i fedeli che si radunavano per a recita del rosario sul piazzale prospiciente la sua cella.
Al termine della preghiera essi salutavano a gran voce il Padre, augurandogli la buona giornata o la  buonanotte.
Al Padre faceva piacere rispondere a quel saluto, aprendo la finestra, e sventolando con affetto il fazzoletto in risposta allo sventolio di tanti fazzoletti.
Nei periodi in cui il Padre stava male e non ce la faceva a scendere in chiesa per celebrare e confessare e neppure ad alzarsi dal letto per salutare quei fedeli, li invitava insistentemente ed amorevolmente a pregare e a pregare anche insieme.
I pellegrini, e soprattutto i suoi figli spirituali, ogni volta che potevano si riunivano per la recita del rosario.
i1Questi paterni messaggi gradatamente scendevano nel cuore e si diffondevano sempre più. Erano già il seme di quella meravigliosa catena spirituale che sarebbero stati i futuri “Gruppi di Preghiera”. Con questo “esercito di oranti”, “un fiume di anime che pregano” – come li definì il Pontefice Paolo VI -, Padre Pio apriva ai suoi figli la via maestra della preghiera, donava alla Chiesa una forza rinnovata per le necessarie e incomparabili vittorie sul demonio e trasmetteva preziosi segni di speranza per l’umanità afflitta da vizi e disorientamenti.
Questi Gruppi sono isole felici o – come li ha definiti lo stesso Padre Pio – “lievito di fede e focolai  ’amore”.
Ormai sono circa quattromila in tutto il mondo ed io ne ho fondati, in Italia e fuori, quattrocento.
Per questo Padre Pio mi ha voluto vicino a sé e a questo  dedicherò fino alla fine le mie forze.
A gloria di Dio e conforto dei tanti vescovi e sacerdoti, che ho incontrato nel mio apostolato, posso affermare che realmente i membri di questi Gruppi sono anche obbedienti e attivi cooperatori di parrocchie e di comunità. La loro divisa è tutta interiore, la loro ricchezza è Gesù, la loro insostituibile e feconda madre è la Chiesa.
Anch’io mi sono trovato su quel piazzale a vivere brividi di gioia nel vedere la compiacenza paterna di Padre Pio benedicente.
A noi non giungevano le sue parole soltanto bisbigliate, ma la sua commozione e il suo sguardo amoroso sì.
Più grande ancora era la mia gioia quando potevo trovarmi in quella circostanza dentro la sua cella,  accompagnandolo e sorreggendolo fino alla finestra.
Avevo anche sperato di poter riportare con me uno di quei fazzoletti con cui il Padre rispondeva al saluto dei fedeli.
Un giorno, in modo del tutto imprevisto, mi trovai proprio solo accanto al Padre. Al suo cenno ci avvicinammo alla finestra. Il Padre mi disse: -Dammi il tuo fazzoletto-. Io abitualmente porto dentro la manica dell’abito il fazzoletto.
Quale non fu la mia amarezza quando cercai invano il fazzoletto! Chi sa cosa avrei dato per averlo! Ma tant’è. Non ce l’avevo. All’amarezza si aggiunse un pensiero doloroso: ancora una volta non sono in grado di offrire al Padre qualcosa che egli mi chiede. E so che mi chiede molto più di un semplice fazzoletto.
Padre, quanto vorrei amare Gesù e saperlo consolare come fai tu!

P.G. Alimonti OFM cap, I miei giorni con P. Pio, p 111