ll mio mantello

Al professor Francesco Lotti mi ha legato una fraterna amicizia. È venuto in più occasioni a trovarmi nel
convento di Pescara.
Mi piaceva conversare con lui perché conservava il ricordo di tanti bei momenti con Padre Pio.
Mi sono rimasti impressi particolarmente due episodi.
Raccontava che, frequentando il Padre, gli parlò della propria fidanzata.
Il Padre gli disse: “È una buona ragazza, ma non non fa al caso tuo”.
Egli obbedisce a malincuore.
Qualche tempo dopo riprende quel discorso col Padre, che gli risponde: “Beh! l’hai incontrata sulla porta
della chiesa adesso che sei venuto”.
Il ragazzo non l’aveva nemmeno notata.
Si interessa. La cerca.
Si innamorano e si sposano felicemente.
L’altro episodio contiene una battuta profetica del Padre.
Mentre Padre Pio stava confessando nella Chiesa piccola Francesco era seduto vicino al presbiterio.
Quando Padre Pio esce dal confessionale, viene attorniato e pressato dalla gente.
Il Padre li rimprovera, perché si accorge che del cingolo rimane solo un pezzetto.
Esclama ad alta voce tutto dispiaciuto: “Ma che cristiani sono questi?”.
Francesco gli si avvicina e, nell’intento di sdrammatizzare la situazione, gli dice, quasi scherzando: “Padre, almeno essi hanno un ricordo di te; io non ho proprio niente!”.
Padre Pio mi diede un’occhiataccia, dicendo: “E sei tu che ti lamenti! Quando io ti lascerò in eredità il mio
mantello!”.
Francesco aggiunge: “Non riuscii a darmi una spiegazione, né speravo che qualcuno mi avrebbe dato il suo
mantello.
Fino a quando il mio terzo figlio, Luciano, mi manifestò la sua volontà di entrare in convento per farsi cappuccino”.
Oggi Padre Luciano, sacerdote, fa onore all’abito cappuccino e al suo e nostro caro Padre Pio.
Ha scritto libri interessanti e scrive su riviste di spiritualità e di cultura.
Ci lega una profonda stima e un vivissimo fraterno affetto.

P. G. Alimonti, OFM Cap, “Raggi di sole”, Vol. 1, pp 173-174