Mi dilania il cuore

Centinaia di fedeli accorrono ogni giorno al confessionale
di Padre Pio.
Hanno capito che il tribunale del Sacramento è la
parte più vicina agli uomini e più difficile della missione
di misericordia che Dio gli ha affidato.
Per collocare nella giusta luce l’incontro del peccatore
con la grazia e del penitente col ministro del perdono
divino, riporto un brano della lettera che Padre Pio scrive
al suo direttore spirituale l’8 ottobre 1920.
Sembra che questo angelo della misericordia venga
spietatamente gettato dalla pietà divina nella mischia per
essere divorato come pane della speranza.
Per non rischiare confusione e non temere esagerazione
basta pensare alla sorte di Gesù inchiodato alla croce.
Padre Pio scrive: “Mio carissimo Padre, cosa dirvi
del mio spirito? Mi vedo posto nella estrema desolazione.
Sono solo a portare il peso di tutti e il peso di non
poter apportare quel sollievo di spirito a coloro che Gesù
mi manda; il pensiero di vedere tante anime che Gesù mi
manda, il pensiero di tante anime che vertiginosamente si
vogliono giustificare nel male, a dispetto del Sommo Bene,
mi affligge, mi tortura, mi martirizza, mi logora il cervello
e mi dilania il cuore” (Ep. I, p. 1181).
Meditavo su questo martirio di Padre Pio mentre
ascoltavo da Mary Pyle due episodi legati al confessionale
di Padre Pio.
Nel primo si tratta di una donna che viveva in una
peccaminosa situazione e non riusciva a liberarsi.
A distanza di tempo quattro volte arrivò al confessionale
del Padre e ripartiva senza l’assoluzione, finché la
grazia di Dio la sciolse da quella catena e lei, pentita, disse
al Padre: “Basta! non voglio peccare più. Sono pentita:
assolvetemi”.
E giurò di non peccare più.
L’altro riguarda un signore, che veniva dal nord e
ogni volta ripartiva senza l’assoluzione dei peccati.
Il Padre lo mandava via dicendo: “Cambia vita”.
Dopo cinque anni, finalmente, la grazia e la misericordia
scendono sulla sua anima. Si alzò singhiozzando
come un bambino con l’impeto di una gioia mai provata.
Il suo atteggiamento mi ricordavano le parole dello
scultore Messina, il quale dopo la confessione con Padre
Pio disse: “Io oggi sono nato e da oggi comincio a contare
i miei anni”.
Mi pare ne avesse già quarantanove (data di nascita:
15 dicembre 1900 – data conversione: 11/04/1949).
 
P. G. Alimonti OFM cap, Raggi di Sole, vol.1, pp 101-102