Omelia 3-8-14

 

Spirito Santo donaci il tuo Amore

XVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
Anno A

La fame del mondo

Il brano evangelico di questa domenica fa parte di un complesso che gli esegeti designano convenzionalmente con il nome di «sezione dei pani», perché gravita attorno al racconto delle due moltiplicazioni dei pani. Tutta la sezione è concepita in modo che Gesù appaia come il nuovo Mosè, che offre una manna assai superiore a quella antica (Mt 14,13-21: domenica odierna), trionfa sulle acque del mare come Mosè (Mt 14,22-33: domenica XIX), libera il popolo dal legalismo in cui la legge di Mosè era caduta (Mt 15,1-9) e apre l’accesso alla terra promessa non solo ai membri del popolo eletto, ma anche ai pagani (Mt 15,21-28: domenica XX).

L’abbondanza, segno del tempo messianico
Nel vangelo di oggi è abbastanza facile vedere una immagine e una rivelazione della Chiesa: in essa si realizza la grande abbondanza di beni che era la caratteristica dei tempi messianici. Tale abbondanza di beni si ha nel convito che è segno di comunione di vita e di partecipazione ai beni di Dio. Così in pochi tratti Matteo presenta la Chiesa come comunità messianica escatologica. E la presenta nella sua vitalità e fecondità: tutta realizzata nella fraternità dei discepoli attorno a Cristo per il servizio della folla. E’ anche pieno di significato il fatto che nella narrazione della moltiplicazione dei pani l’evangelista usi tutto il vocabolario del racconto della cena eucaristica.
L’episodio di Cafarnao è visto nella luce dell’Ultima Cena, come anticipazione e promessa. La stessa raccolta dei frammenti avanzati in «dodici ceste», oltre che ad indicare l’abbondanza messianica, non può non avere un riferimento simbolico alla vita della Chiesa. Il banchetto di Cafarnao va oltre la sua risonanza storica di prodigio per una folla affamata: è il simbolo della comunità degli «ultimi tempi», che si asside a mensa con Cristo, ed insieme è segno della presenza permanente di Cristo per dare all’umanità di ogni tempo il vero pane di vita.
La Chiesa è il luogo, e l’Eucaristia è il momento privilegiato ove si scopre la potenza di Cristo e si attinge la capacità di ripetere il prodigio da lui compiuto.

Il segno di un pane di vita eterna
Gesù ha saziato gli uomini che avevano fame. Il regno di Dio, di cui Gesù proclama l’avvento, non è di questo mondo, ma è in rapporto diretto con esso. Non si può pensare che esso non si manifesti anche come una risposta effettiva a quel bisogno fondamentale dell’uomo, che è il bisogno di pane.
Ma la folla ha seguito Gesù per ascoltare il suo messaggio. Ora la Buona Novella che egli proclama non potrà mai ridursi a una sazietà corporale. L’essenziale è altro, e la moltiplicazione dei pani non è che il segno di un pane di vita che sazia per l’eternità. Ma il pane divino che sazia l’uomo lo rende capace di amare di più i suoi fratelli; suscita in lui un dinamismo umano che lo induce a procurare il pane a coloro che ne sono privi. Il miracolo della moltiplicazione dei pani è per il cristiano un segno e un appello.

Il pane quotidiano
La partecipazione al pane di vita si manifesta traducendosi necessariamente nella decisa volontà di tentare tutto affinché gli affamati siano saziati, coloro che hanno sete possano bere, coloro che sono nudi possano ricoprirsi, ecc. (Mt 25).
La partecipazione al banchetto eucaristico diventa per il cristiano la sorgente di uno sforzo di promozione umana nel quale tutti e ciascuno siano riconosciuti nella loro fondamentale dignità personale nel seno di una sola grande famiglia.
La celebrazione eucaristica introduce sempre più profondamente i cristiani nella comunità ecclesiale, che è comunità di fratelli e di poveri. Il pane che non perisce è distribuito con abbondanza, ma sotto apparenze molto modeste come un vero cibo da poveri. Coloro che partecipano a questo banchetto sono rafforzati dal pane di vita che li unisce come fratelli e li strappa dall’attaccamento ai beni caduchi e dalla loro schiavitù.
Nello stesso tempo l’Eucaristia fa sì che il credente sia sempre più un uomo disponibile e sempre più libero per l’unico servizio: il servizio di Dio che si identifica con il servizio di tutti gli uomini.

La speranza della vita
è il principio e il termine  della nostra fede

Dalla «Lettera», detta di Barnaba (Capp. 1, 1 – 2, 5; Funk 1, 3-7)
Salute a voi nella pace, figli e figlie, nel nome del Signore che ci ha amato. Grandi e copiosi sono i favori che Dio vi ha concesso. Per questo molto mi rallegro sapendo quanto le vostre anime siano belle e liete per la grazia e i doni spirituali che hanno ricevuto. Ma ancora maggiore è la mia gioia sentendo nascere in me una viva speranza di salvezza nel vedere con quanta generosità la sorgente divina abbia effuso su di voi il suo Spirito. Davvero splendido lo spettacolo che avete offerto alla mia vista!
Persuaso di essermi avvantaggiato, molto nella via santa del Signore parlando con voi, mi sento spinto ad amarvi più della mia stessa vita, anche perché vedo in voi grande fede e carità per la speranza della vita divina.
Per l’amore che vi porto voglio mettervi a parte di quanto ho avuto, sicuro di ricevere beneficio dal servizio che vi rendo. Vi scrivo dunque alcune cose perché la vostra fede arrivi ad essere conoscenza perfetta.
Tre sono le grandi realtà rivelate dal Signore: la speranza della vita, inizio e fine della nostra fede; la salvezza, inizio e fine del piano di Dio; il suo desiderio di farci felici, pegno e promessa di tutti i suoi interventi salvifici.
Il Signore ci ha fatto capire, per mezzo dei profeti, le cose passate e presenti, e ci ha messo in grado di gustare le primizie delle cose future. E poiché vediamo ciascuna di esse realizzarsi proprio come ha detto, dobbiamo procedere sempre più sulla via del santo timore di Dio.
Per parte mia vi voglio indicare alcune cose che giovino al vostro bene già al presente. Vi parlo però non come maestro, ma come fratello.
I tempi sono cattivi e spadroneggia il Maligno con la sua attività diabolica. Badiamo perciò a noi stessi e ricerchiamo accuratamente i voleri del Signore. Timore e pazienza devono essere il sostegno della nostra fede, longanimità e continenza le nostre alleate nella lotta. Se praticheremo queste virtù e ci comporteremo come si conviene dinanzi al Signore, avremo la sapienza, l’intelletto, la scienza e la conoscenza. Queste sono le cose che Dio vuole da noi. Il Signore infatti ci ha insegnato per mezzo di tutti i profeti che egli non ha bisogno di sacrifici, né di olocausti, né di offerte. Che m’importa, dice, dei vostri sacrifici senza numero? Sono sazio degli olocausti di montoni e del grasso di giovenchi; il sangue di tori e di agnelli e di capri io non lo gradisco. Non presentatevi nemmeno davanti a me per essere visti. Infatti chi ha mai richiesto tali cose dalle vostre mani? Non osate più calpestare i miei atri. Se mi offrirete fior di farina, sarà vano; l’incenso è un abominio per me. I vostri noviluni e i vostri sabati non li posso sopportare (cfr. Is 1, 11-13).

LITURGIA DELLA PAROLA

Prima Lettura  Is 55, 1-3
Venite e mangiate.

Dal libro del profeta Isaia
Così dice il Signore:
«O voi tutti assetati, venite all’acqua,
voi che non avete denaro, venite;
comprate e mangiate; venite, comprate
senza denaro, senza pagare, vino e latte.
Perché spendete denaro per ciò che non è pane,
il vostro guadagno per ciò che non sazia?
Su, ascoltatemi e mangerete cose buone
e gusterete cibi succulenti.
Porgete l’orecchio e venite a me,
ascoltate e vivrete.
Io stabilirò per voi un’alleanza eterna,
i favori assicurati a Davide».

Salmo Responsoriale
  
Dal Salmo 144
Apri la tua mano, Signore, e sazia ogni vivente.

Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature.

Gli occhi di tutti a te sono rivolti in attesa
e tu dai loro il cibo a tempo opportuno.
Tu apri la tua mano
e sazi il desiderio di ogni vivente.

Giusto è il Signore in tutte le sue vie
e buono in tutte le sue opere.
Il Signore è vicino a chiunque lo invoca,
a quanti lo invocano con sincerità. 

Seconda Lettura
  Rm 8, 35. 37-39
Nessuna creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Fratelli, chi ci separerà dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?
Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati.
Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore.

Canto al Vangelo 
 Mt 4,4b
Alleluia, alleluia.

Non di solo pane vivrà l’uomo,
ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio.
Alleluia.

Vangelo  Mt 14, 13-21
Tutti mangiarono e furono saziati.

Dal vangelo secondo Matteo

In quel tempo, avendo udito [della morte di Giovanni Battista], Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte.
Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati.
Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». Ed egli disse: «Portatemeli qui».
E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.