Perdono, perdono

Riporto la testimonianza di Alberto Del Fante raccontata da Mons. Pierino Galeone nel suo libro (Padre Pio, mio padre, pp. 63-65).
“Ci incontravamo in albergo, ma non ci conoscevamo.
Fu lui a rompere il riserbo, presentandosi: “Sono l’avvocato Alberto Del Fante, di Bologna ex 33 della massoneria, da poco convertito da Padre Pio; scrivo libri su di lui”.
… cominciò a ringraziare il Padre che gli aveva ridonato la fede e a manifestare la gioia di restituirgli la vita rinnovata, spendendola a favore dei fratelli.
Poi, continuò: “Mia moglie era ammalata di tumore, moribonda, senza più alcuna speranza. Qualche amica le aveva parlato di Padre Pio, un umile frate di San Giovanni Rotondo, dal quale tanti tornavano guariti.
Ero al suo capezzale quando, con gli occhi pieni di pianto, mia moglie mi pregò di andare da Padre Pio per chiedergli la guarigione.
Essa sapeva che ero massone e feroce anticlericale.
Io dapprima fui duro, anzi beffardo; pensavo: non può nulla la scienza, tanto meno potrà fare qualcosa un povero frate.
Poi, vedendola piangere e in quello stato pietoso, decisi di farla contenta, dicendole: Va bene ci vado! E non perché ci credo, ma per giocare un terno al lotto.
Il giorno seguente partii e a sera ero a San Giovanni Rotondo.
Il mattino dopo, ascoltata la lunga Messa, mi misi in fila per le confessioni.
Giunto il mio turno, non mi inginocchiai subito, rimasi in piedi davanti a Padre Pio, chiedendogli di parlargli un momento.
Il Padre con durezza gridò: “Giovanotto, non mi fate perdere tempo!
Che siete venuto a fare, a giocare un terno al lotto? Se volete confessarvi, inginocchiatevi, se no lasciatemi confessare questa povera gente che aspetta”.
Fulminato dalla ripetizione della mia espressione e scosso dalla strana durezza, quasi meccanicamente e senza convinzione mi inginocchiai.
Ero impreparato e non riuscivo a connettere due parole, tanto meno a ricordare i peccati di cui non avevo nemmeno coscienza.
Invece, appena mi inginocchiai, il Padre cambiò voce e tatto: divenne dolce e paterno.
Anzi, sotto forma di domande, mi svelava via via ogni peccato della mia vita passata e di peccati ne avevo tanti!
Io ascoltavo col capo chino la domanda e sempre rispondevo “Sì”. Stupito e commosso, diventato sempre più immobile.
Alla fine Padre Pio mi chiese: “Hai nessun altro peccato da dire?”. “No”, risposi, convinto che, avendomeli detti tutti lui, che mostrava di conoscere perfettamente la mia vita, io non avessi altro da confessare.
“Non ti vergogni?”. Cominciò con imprevedibile
durezza: “Quella giovane, che tu poco tempo fa hai lasciato partire per l’America ha avuto un figlio.
Quella creatura è sangue tuo, e tu, sciagurato, hai abbandonato madre e figlio”.
Era tutto vero. Non risposi. Scoppiai in un pianto incontenibile. Non ne potevo più.
Mentre, col volto nascosto fra le mani, piangevo, curvo, sull’inginocchiatoio, il Padre dolcemente mi poggiò il braccio sulle spalle e, avvicinandosi all’orecchio, mi sussurrò, singhiozzando: “Figlio mio, mi sei costato il meglio del mio sangue!”.
A queste parole sentii il mio cuore spaccarsi in due, come da una dolcissima lama.
Piangevo curvo e, a tratti, alzando il volto bagnato di lacrime, gli ripetevo: “Padre, perdono, perdono, perdono!”.
Il Padre, che aveva già il braccio sulla mia spalla, mi avvicinò di più a lui e comincio a piangere con me.
Una dolcissima pace pervase il mio spirito.
D’un tratto, sentii l’assurdo dolore mutarsi in incredibile gaudio.
“Padre, gli dissi, sono tuo! Fa’ di me quello che vuoi!”.
Ed egli, asciugandosi gli occhi, mi sussurrò: “Dammi una mano ad aiutare gli altri”.
Poi aggiunse: “Salutami tua moglie!”.
Tornai a casa, mia moglie era guarita.
Del Fante su giornali e riviste scrisse molto per far conoscere Padre Pio.
Legò particolarmente il suo pensiero e la sua testimonianza ai due volumi: “Per la storia” e l’altro: “Per la storia e fatti nuovi”, Bologna – Aldinia Editrice.

P. G. Alimonti, OFM Cap, “Raggi di sole”, Vol. 1, pp 200-201-202