Santa Rita da Cascia

Vedova religiosa
– Roccaporena (Cascia Pg) c. 1381
+ Cascia 22 maggio 1447

Fin da bambina rivelò un ardente amore per il Signore. Manifestò il proposito di abbracciare la vita religiosa,
ma si sposò per obbedienza ai genitori.
Subì maltrattamenti dal marito violento. Con la dolcezza e la pazienza, riuscì a cambiarlo e a ricondurlo a Dio.
In quel periodo di faide familiari e di epidemie, perse dapprima il consorte,
vittima di un’imboscata e successivamente i due figli gemelli, colpiti da malattie. Perdonò pubblicamente gli assassini del marito e accettò il dolore della morte dei figli. Libera da ogni legame terreno, chiese di entrare nel monastero Agostiniano di Santa Maria Maddalena.
Rifiutata più volte perché vedova, vi entrò prodigiosamente. Fu eroica nell’obbedienza, ardente nella carità, costante nella preghiera e nella penitenza, suscitando l’ammirazione delle sue consorelle.
Devota della Passione di Cristo, un giorno, mentre era immersa nella meditazione, ricevette sulla fronte dal Signore una spina della Sua corona. Le procurò una piaga dolorosa, che l’accompagnò fino alla fine della vita. Il giorno in cui morì, mentre le campane suonavano a festa, uno sciame d’api si annidò sulle mura del convento. Sono trascorsi quasi sei secoli e le api fanno ancora il loro nido nello stesso posto.

Il mondo ti conosce dai prodigi,
ma la chiamata venne da bambina
e risuonò nel cuore quella voce,
che non somiglia a quella degli uomini.

Fu ignorata e resa inoperante
da un volere umano autorevole.
Questa vicenda diede alla tua vita
una pesante e tormentata svolta.

Le api che ti danno il loro miele
mentre sei bimba dentro la tua culla
e il contadino accorso in tua difesa
viene guarito, chi ne parla più?

Per obbedienza sposi l’ufficiale,
che da violento rendi mansueto.
Dolce, paziente e piena di bontà,
lo porti con l’esempio a Gesù.

Vi danno tanta gioia i due gemelli.
Tu li fai crescer miti e generosi
e infondi in loro puri ideali
ad evitare errori e violenza.

Venne fatale l’or della vendetta.
Mentre tornava a casa un’imboscata,
forse azione a lungo meditata.
Fatichi ad impedir controvendetta.

Gli stessi figli sembrano decisi.
Preghiera e pianto acché mai questo avvenga.
Sei obbligata a chiedere al Cielo:
“Dio, piuttosto morti che omicidi!”.

In tal dolore e in tutto questo vuoto,
torna vivo il dono del Signore.
Di giorno in giorno cresce quella brama.
Tre volte bussi invano al monastero.

Mentre di notte tu preghi sullo “scoglio”
i protettor che sempre tu invochi,
ti trasportano dentro il monastero.
Il coro delle monache stupisce!

Ormai per sempre resti in monastero.
Riveli ardor di vera santità:
preghiera, penitenza ed obbedienza.
Bramosa di provare la “Passione”.

La spina dalla testa di Gesù
s’imprime sulla fronte e tu la porti.
Aggiungi il cilizio ed il digiuno.
La vite che innaffiasti vive ancora.

E tra le rose sboccia la tua “Rosa”.
O Santa della “spina” e della “rosa”.
Profuman, Santa Rita, le tue rose
come profuma ancor la tua virtù.

P. G. Alimonti OFM cap, Vento impetuoso, Vol VI, pp 41-42-43