Testimone

Stai lì e prega per me

Nell’età della fanciullezza a chi mi domandava: -Cosa vuoi fare nella vita?- Rispondevo sempre: -Voglio fare il medico pilota-. – Perchè?- – Mi piace curare i malati e volare nell’azzurro del cielo-…. Mi appassionavo alla geografia per conoscere i popoli lontani. Motivi vari mi costrinsero a frequentare le scuole tecniche di pregapermeavviamento professionale. In quegli anni ci ritrovammo tra gli orrori della guerra. Subivamo le angherie e le minacce dei soldati tedeschi, che ci cacciavano dalle case e ci deportavano verso il nord: Trieste, Udine, Bolzano, meno esposte alla conquista alleata. Io sono sempre sfuggito a quelle retate facendo anche centinaia di chilometri a piedi tra fame, freddo e pericoli di morte.

Prima che ci trovassimo nella morsa dei tedeschi e sotto i bombardamenti americani, uscivo da scuola e mi trattenevo nel convento dei Cappuccini del mio paese. Ebbi dai Padri l’incarico di tenere pulita e ordinata la biblioteca del convento. La frequenza durò più di due anni. Ero appassionato di letture. Lessi tra l’altro intere collane missionarie e l’opera colossale del cardinale Guglielmo Massaia “I miei trentacinque anni di missione”. Sbocciò in me la vocazione cappuccina missionaria.

La guerra mi costrinse a ritardare l’ingresso in seminario. Mi proposi di fare mia la vita e il nome del Massaia. Per questa particolare vocazione, durante tutti gli anni di studi, mi affidarono l’associazione missionaria studentesca della “Divina Pastora”, Patrona delle missioni cappuccine. Ne ero assai felice e mi davo da fare. Però avevo deciso di andare da Padre Pio prima di partire per le missioni. Sentivo profondo il bisogno di confessarmi da lui e di affidarmi al suo consiglio e alla sua preghiera. Ero pronto a partire per le missioni. Per questo avevo già studiato la lingua spagnola. Sarei andato in Colombia.Giunse in Italia il vescovo di quel territorio per la visita ad limina. Venne da me e mi disse: -Sono venuto a prenderti. Tutti ti aspettiamo-. Ma in quel momento il futuro della mia vita sacerdotale era cambiata. Perché? In uno dei viaggi a San Giovanni m’ero proposto di domandare a Padre Pio: -Il Signore mi vuole nelle missioni?-

Una volta vicino al Padre, trascorro giorni senza ricordarmi della domanda. Sulla via del ritorno con mia confusione e meraviglia mi accorsi della dimenticanza. Programmai a breve scadenza il prossimo viaggio col preciso scopo di avere il suo consiglio. Mi vergogno a dirlo; si ripete la stessa dimenticanza. Inutile dire quanto in un successivo viaggio ci tenevo a risolvere un problema per me così importante. L’affetto mi legava al Padre e al bisogno della sua guida amorosa, tuttavia in caso il Signore l’avesse voluto, sarei partito senza indugio per le missioni. Per la terza volta stavo ripartendo senza rivolgere a Padre Pio quella domanda. L’avevo abbracciato per salutarlo e mi aveva dato, come sempre, la sua benedizione. Ero già sulla porta quando, mi richiama e mi domanda: -Ma tu dove sei?- -Sono a Pescara, Padre-.

Egli con quel tono profetico, che non ammette replica, aggiunge: -Bene; stai lì e prega per me-. Cancellato il pensiero delle missioni, ho impiegato anni a capire tutto il significato di quelle sue parole. Era facile capire: “Prega per me”. Non altrettanto facile capire che pregare per lui significava anche “lavorare con lui”. È questa la missione, che Dio ha voluto, e ne sono felice.

P.G. Alimonti OFM cap, I miei giorni con P. Pio, p 16