Vide e credette

VIDE E CREDETTE (Gv 20, 8)

Proverbialmente diciamo: vedere per credere.
Il Padre ci ha mandato un Redentore
rivestito di carne perché potessimo
vederlo, toccarlo, ascoltarlo e amarlo.
L’evangelista san Giovanni
per attestare a noi l’autenticità
di Gesù, Figlio di Dio, ha scritto:
“noi lo abbiamo visto,
lo abbiamo ascoltato, l’abbiamo toccato”.
E questo potrebbe ripetere
ognuna delle molte migliaia
di persone che hanno incontrato
il Figlio benedetto di Dio.
Perfino il cieco e il lebbroso guarito,
il soldato che gli ha dato lo schiaffo.
Malco, al quale ha riattaccato
l’orecchio reciso dalla spada di Pietro.
Ponzio Pilato che gli ha parlato
e lo ha presentato al popolo.
Lo stesso Giuda, non potrebbe
negare di averlo baciato.
E quelli che lo hanno crocifisso
e quelli che lo hanno deposto,
e quelli che lo hanno sepolto.
“L’altro discepolo corse più veloce di Pietro … (Gv 20, 4)
Giunse intanto anche Simon Pietro …
ed entrò nel sepolcro … (Gv 20, 6)
Allora entrò anche l’altro discepolo …
e vide e credette” (Gv 20, 8).
“Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura,
che cioè egli doveva risorgere dai morti” (Gv 20, 9).
Come concepire la vita di Gesù
un giorno senza tramonto
o un tramonto non seguito
da un giorno ancora più bello?
Se gli Apostoli non collocavano ancora
in successione la morte
e la Risurrezione del Salvatore,
quanto travagliata dovette essere
la loro fede!
Giovanni non dice se a quel punto
caddero in ginocchio per la fede,
ma noi possiamo dire,
che la loro anima toccò il Cielo.

P. G. Alimonti, I colori del vespro, vol. 2, pp. 142-3